mercoledì 31 ottobre 2012

Il mio parere su Killer Joe


Di William Friedkin ho visto solo L'esorcista e mi è bastato a ricordare il suo nome e la sua carica registica perturbante e orrorifica per sempre. Forse dovrei recuperarmi Vivere e morire a Los Angeles, idea che non mi sarebbe mai venuta se ieri sera non avessi visto Killer Joe (di William Friedkin, 2011) e se non mi fosse piaciuto oltre ogni aspettativa.

Film strambo, pazzerello e tragicomico, che non sai mai da che verso prendere, se ridendo o spaventandoti, ed è proprio questa sua natura ibrida e beffarda quello che mi è piaciuto di più. E' come se fosse un film di genere, noir nella fattispecie, ma contaminato di paradossi e scelte grottesche, di puro divertimento registico, di stile e licenze personalissime.
C'è il classico sicario carismatico dei film noir che uccide per soldi, la richiesta di una lauta ricompensa, le complicazioni del caso e poi ci sono soggetti assurdi e sopra le righe, dallo scavezzacollo fallito Chris (Emile Hirsch) all'angelicata e loliteggiante sorella di lui Dottie (Juno Temple), dal padre sghangherato e un po' deficiente (Thomas Haden Church) alla moglie-matrigna volgare e mignottesca (Gina Gershon). Nessuna raffinatezza, zero classe, un gruppo di famiglia in un interno sfasciato e malsano, reso benissimo da un cast perfetto.

Ma è Matthew McConaughey nel ruolo di Joe la vera rivelazione per me, la sorpresa assoluta, un belloccio biondastro da commedia romantica blockbuster che non ho mai degnato di rispetto e che qui mi è diventato un'icona pulp, un genio dell'espressività lucidamente folle, un credibile pazzo scatenato ed elegante, quasi di culto.

Tarantiniano ma senza l'eccesso splatter, la tipica centralità della colonna sonora e i dialoghi da antologia, Killer Joe (tratto dal testo teatrale omonimo di Tracy Letts) è un film originale e spietato, un film che solo un veterano come Friedkin poteva dirigere senza renderlo un b-movie.

La scena della fellatio con la coscia di pollo fritto è di un kitsch assurdo, è uno strazio e uno spasso al tempo stesso, e poi il finale è esplosivo, grandioso, stilosissimo. Wow!






martedì 30 ottobre 2012

Alla ricerca di Nemo nel 2012


Nel 2003 avevo 19 anni e ogni tanto ho bisogno di vedere film di quel periodo per sentirmi meno sopraffatta dal tempo e dall'imminente fine del mio ventennio. Tecniche illusorie per una donna che non vuole crescere.

Ieri sera ho rivisto Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo, di Andrew Stanton, 2003 ), che pochi giorni fa è stato riproposto sul grande schermo in 3D (ma io l'ho rivisto a casa, in 2D, altrimenti perdeva il suo effetto vintage e di amarcord!).

Per me era ed è rimasto uno dei più bei film di animazione computerizzata di sempre, una delle più brillanti chicche della Disney-Pixar, uno dei prodotti più ottimizzati e lavorati ad arte nel suo campo.

L'effetto multicolor subacqueo è ipnotizzante e quasi psichedelico ancora oggi ed è la forza maggiore del film; più che la trama è la confezione estetica e ipercurata lo spettacolo di questo film, ciò che lo rende un'autentica avventura per gli occhi. Tutti quei fondali ovattati, la variopinta fauna e flora marina, il senso di apnea fatta di glùglù e bollicine, di pace oceanica, rendono il film un'esperienza immersiva in tutti i sensi.

La storia in sè non è nulla di originale (siamo ancora ben lontani dalla creatività tematica di capolavori come Wall.E e Up) ed è abbastanza intrisa di buonismo disneyano, ma ha comunque degli spunti interessanti: il pesce Marlin che è un po' un ragazzo padre sostituisce la solita mamma fiabesca, mentre la lieve disabilità di Nemo, superata con autoironia e coraggio, è un simpatico messaggio di anti-commiserazione.
La trovata più divertente e geniale per me è quella sorta di gruppo di squali e pesci carnivori  in stile alcolisti anonimi che tentano di "disintossicarsi" e di considerare i piccoli pesci come amici e non come prede: la scena in cui lo squalo Bruce, sentendo odore di sangue, ritorna ad essere aggressivo e vorace, è pazzesca, vorticosa e raffinata (ricorda Lo squalo di Spielberg e il Jack Nicholson di Shining), animazione all'ennesima potenza.

Alla ricerca di Nemo, nel 2003 come nel 2012, anche senza ricorrere al fastidioso e commerciale 3D, è un mare magnum di pixel in cui tuffarsi a capofitto, godendo della potenza della grafica computerizzata ma senza affogare mai nell'inanimato o nell'eccesso tecnico. Riconfermo l'Oscar!






giovedì 25 ottobre 2012

WOODY ALLENamento: 1. Prendi i soldi e scappa


Essere imbranati, impacciati, impediti; essere bruttini, goffi, nerd; essere ebrei, esclusi, asociali; essere inetti e incapaci di fare qualsiasi cosa pratica, nel bene o nel male; essere timidi, titubanti, timorosi: Prendi i soldi e scappa (Take the Money and Run, di Woody Allen, 1969) è forse uno dei film più emblematici dell'essere Woody Allen ed è assolutamente il massimo.

In questo suo primo film gli elementi di stile che fanno di Woody Allen l'unico e inimitabile Woody Allen ci sono già tutti e non sono affatto acerbi o da perfezionare: la comicità brillante fatta di azioni maldestre, gag ridicole e sistematica capacità di perdere, l'autoironia come marchio di fabbrica, le innumerevoli fobie, la satira alla fratelli Marx, il ritmo vivace, il raffinato commento sonoro, tutto è già forte e pronto a sorprendere lo spettatore, a farlo innamorare per sempre di questo birbante magrolino e occhialuto.
Mancano giusto i titoli di testa bianco su nero sempre con lo stesso carattere, tipici della filmografia alleniana, ma per il resto Woody era già pienamente lui anche nel 1969.

Il personaggio di Virgil Starkwell è mitologico, credo il più grande dei criminali da strapazzo (!) della storia del cinema, quanto meno il più sfigato e il più divertente e la scelta di inquadrarlo attraverso la cornice "seria" del falso documentario ad interviste lo rende ancora più memorabile e macchiettistico.

Tra tentativi di rapina di uno squallore esilarante, bizzarri progetti e strumenti di evasione che si sciolgono sotto la pioggia, fughe rocambolesche e sgraziate, cretinate e situazioni grottesche da far morire dalle risate, Prendi i soldi e scappa è puro genio e fantasia comica, è la perfezione e la maestria assoluta nel difficile e raro meccanismo cinematografico della risata.

E quando in una scena - tanto per citarne una fra le mille degne di nota - , Virgil incide con il tipico tagliavetro da ladri la vetrina di una gioielleria per poi allontanarsi furtivo solo con il pezzo di vetro in mano (e non con i gioielli ahahahah) le mie risate arrivano fin quasi alle lacrime e il mio amore per Woody Allen diventa riconoscenza.




mercoledì 24 ottobre 2012

Il mio parere su Ted


Chi come me ama I Griffin e li considera una geniale forma di cinismo animato non può non divertirsi guardando Ted (di Seth MacFarlane, 2012) perché dentro c'è tutto lo stile e la carica dissacrante di Seth MacFarlane, che in questa prima trasposizione filmica della sua leggendaria comicità a stelle e strisce fa pieno centro.

In Ted ritroviamo la stessa irriverenza bastarda del cartoon, quella capacità autoironica tutta americana fatta di riferimenti alla macro e alla microstoria degli Stati Uniti, quel lucidissimo e sferzante sarcasmo che con mire di tutti i tipi spara a zero e sputa in faccia alla sua stessa faccia.

Ancora una volta l'apparenza della tenerezza infantile nasconde volgarità e maleducazione e il contrasto è fonte di notevoli risate; qui non c'è quel demonietto dalla testa ovoidale di Stewie ma un teddy bear di nome Ted che dice ti voglio bene quando lo stringi e che assomiglia all'orsetto del Coccolino, quanto di più morbido e innocente si possa immaginare.

E invece Ted è uno scioperato che si fa le canne, beve, va a donne e organizza festini coinvolgendo e sconvolgendo, volenti o nolenti, il suo "padroncino" 35enne (Mark Wahlberg) e la spazientita fidanzata di lui (Mila Kunis).
E' questo orsacchiotto posseduto dalla movida il motore del film, la star assoluta, al punto che ci si dimentica dellla sua natura digitale e peluchosa e lo si percepisce come un attore a tutti gli effetti e di ottime performance.

Se si fa eccezione per dei momenti un po' sotto tono in cui la risata latita, per la trama essenziale e sciocchina dai tratti fiabeschi e scontati e per qualche piccola perdita o forzatura di senso legata alla traduzione, il film è davvero brillante e divertente, è sboccato, licenzioso,  villano, ma in un modo mai fine a se stesso e mai stupido. Al contrario, ogni pacchiana rozzezza, ogni bizzarra oscenità, persino ogni rumoroso peto ha un suo perché intelligente e una sua massiccia consistenza comica.

E poi c'è il demenziale, quel trionfo di non sense e fesseria allo stato puro che ha reso celebri i Griffin e il personaggio di Peter in particolare, e di cui anche Ted è pieno. I siparietti posticci da b-movie con Sam Jones/Flash Gordon ne sono la massima espressione, così come i balletti domestici di Giovanni Ribisi nel ruolo di un padre disturbato o le improbabili prodezze erotiche dello stesso Ted.

Tutti da piccoli abbiamo avuto un orsetto di peluche da mettere sotto le coperte, ma dovevamo aspettare il 2012 per vedere quell'inanimato e un po' noioso feticcio dell'infanzia diventare un essere tremendamente animato ed esilarante.





giovedì 18 ottobre 2012

I Love You Nora: 2. C'è post@ per te


Mi improvviso statistica e dico che C'è post@ per te (You've got Mail, di Nora Ephron, 1998) è la commedia romantica più vista di sempre dovunque; probabilmente mi sbaglierò ma di certo non c'è persona al mondo che non abbia mai visto questo film cult o almeno qualche sua scena di immediata riconoscibilità.

Quando, a fine anni '90, internet era agli albori e non era ancora diventato quella forma di dipendenza quotidiana e onnicomprensiva che è oggi, quando la mela della Apple era ancora fatta a strisce multicolor e i pc erano scatole nere tozze e buffe, quando la connessione a internet era annunciata da quel tipico rumore di frequenza disturbata, allora la gente scopriva pian piano le chat e le mail e le viveva come una forma segreta e discreta di evasione, come un'affascinante novità da esplorare con cautela.

E se oggi fa squallido e sa di disperazione conoscere il proprio partner on line, all'epoca del film e nel film stesso era qualcosa di soave, poetico e sognante, il corrispettivo moderno dello struggente e romanzesco scambio epistolare (non a caso il film è il remake di Scrivimi fermo posta del 1940 di E. Lubitsch).

Quello che amo di C'è post@ per te è l'atmosfera assolutamente pregna di newyorkesità, direi quasi alla Woody Allen: le passeggiate spensierate di Kathleen (Meg Ryan) per le strade del West Side autunnale, i bicchieri di Starbucks in mano con mille varianti di bevanda, la graziosa libreria, di cui la protagonista è proprietaria, con la sua aria legnosa e vintage, le lucine natalizie in vetrina e per le strade, il mega store di libri di Joe Fox (Tom Hanks) che fa tanto metropoli, gli interni delle case così carichi di cose e angolini caldi, e poi la primavera nei parchi della città, i fiori e le margherite in particolare.
C'è post@ per te è un film che scalda il cuore e fa venire un desiderio fisico di andare a New York, una città che come dice Joe "fa venire voglia di comprare quaderni e matite".

Se alle atmosfere dallo stile squisitamente ephroniano uniamo il simpatico scambio di mail fra i due, il contrasto che hanno nella realtà, il modo in cui si svolgono le cose, il finale da fiaba, il risultato è un'autentica delizia di film, una chicca senza moda e senza tempo che visto oggi dà ancora lo stesso benessere di una volta.
Un film immancabile nella memoria di ognuno e nella raccolta di dvd di ogni donna.




mercoledì 17 ottobre 2012

Take Shelter, mettetevi al riparo...


In giorni come questi di previsioni meteo esagerate e ansiogene che parlano di diluvi universali e bombe di pioggia questo film calza proprio a pennello!
Volendoci scherzare un po' su si potrebbe dire che Take Shelter (di Jeff Nichols, 2011) è la storia di un meteorologo incompreso, di un metereopatico in cui la patologia raggiunge picchi estremi, di un profeta di sventure additato come pazzo.

E in effetti è davvero questa la storia del film, solo che tutto ciò non ha nulla di paradossale o ridicolo ma è di una profondità e di un toccante incredibile.

Il protagonista, Curtis (un pazzesco e inquietante Michael Shannon), inizia a vedere nuvole nere e minacciose al'orizzonte, piogge sporche e oleose, fa incubi mostruosi, soffre come per un senso soffocante di oscuri presagi in agguato e, ossessionato dalla paura, costruisce un rifugio sotterraneo, sconvolgendo la sua vita e quella della moglie (una bravissima e sempre delicata Jessica Chastain) e della figlioletta sordomuta.

Il risultato del dipanarsi di questa trama molto particolare è un film assolumente strano e sinistro, lento e carico di elettricità, teso e nervoso come il suo protagonista, un miscuglio perfetto di luccicanza e follia alla Shining, di disaster movie alla Shyamalan, di uccelli hitchcockiani, di surreale onirico alla Lynch, di metafisico dell'ultimo Lars Von Trier.

Take Shelter in effetti assomiglia molto a Melancholia ma mi è sembrato l'esatto opposto per quel che riguarda le azioni dei personaggi. Nel film di Von Trier l'imminenza della fine del mondo portava la protagonista ad uno stato di apatia e depressione, di lento abbandono. In Take Shelter invece il protagonista ha una folle e iperattiva smania di salvarsi, di mettersi al riparo, diventa matto e fuori controllo per questa ossessione, un autentico paranoide schizzato. Michael Shannon, che già mi aveva lasciato a bocca aperta in Revolutionary Road, è eccezionale pure in questo film, ha una faccia così fuori dagli schemi e "disturbata", così intensa e insana da rendere minaccioso ogni singolo fotogramma del film.

Take Shelter richiama vagamente anche il bellissimo Another Earth soprattutto per quel che riguarda le suggestioni naturalistiche e lo sguardo sempre rivolto al cielo, ma ha una capacità di mettere ansia e tachicardia ben diversa.

Una visione molto interessante, un po' film indie, un po' genere catastrofico destrutturato, un po' filone psichiatrico, di certo un film molto originale e ricercato.

martedì 16 ottobre 2012

I Love You Nora*: 1.Insonnia d'amore

(*Nora Ephron è scomparsa pochi mesi fa ma rimane sempre viva nel mio cuore, la considero una cara amica, di quelle che prendi e ti prendono a braccetto mentre cammini.
Con le sue commedie romantiche dallo stile riconoscibile e dal tocco brillante mi ha regalato momenti di evasione e benessere ed è questo che fanno le amiche!
Tutti abbiamo diritto ad un po' di sana frivolezza, noi donne poi ne abbiamo un bisogno ormonale e fisiologico, così come degli happy endings al sapor di lacrime. Nora ha capito e compensato questa esigenza vitale donandoci l'incanto confortante dei suoi film e delle sue sceneggiature.
Grazie Nora, questa mini-rubrica è per te!).



L'accoppiata Tom Hanks-Meg Ryan fa così intensamente anni '90, è l'essenza stessa di quei film-delizia scritti e/o diretti da Nora, di cui Insonnia d'amore (Sleepless in Seattle, di Nora Ephron, 1993) è un esempio perfetto.
Rivisto oggi (ieri sera per l'esattezza) fa un effetto vintage un po' infeltrito e buffo ma è sempre godibilissimo e follemente romantico.

Certe cose non reggono, sono artefatte all'inverosimile e per certi versi Insonnia d'amore è un film di fantascienza sentimentale che nel 2012 può far sorridere per la sua ingenuità a tratti ridicola, ma in fondo è bellissimo che sia così e che esageri in nome di un amore ideale, romanzesco, un po' alla Jane Austen.

L'Empire State Building illuminato da un cuore di luci rosse è di un kitsch romantico perfetto, è un sogno, il coronamento newyorkese ideale di un film e di una storia che dà il batticuore ancora oggi e che scioglie ogni tipo di resistenza snob da donna moderna e distaccata.

Meno famoso di Harry ti presento Sally (di cui ho parlato qui), che è il cult insuperabile di Nora, Insonnia d'amore è una piccola favola rosa dai toni dolci ma non stucchevoli, una di quelle storie d'amore anni '90, dall'animo natalizio, che creano tepore, che suscitano simpatia e mai invidia perché riguardano persone ordinarie (Meg Ryan e Tom Hanks sono esteticamente emblematici in questo senso!), una di quelle amabili commedie da vedere in pigiama, con le amiche o in autonomia, come fosse una puntata di Sex and the City (senza il sesso però!).
Necessario e salutare, almeno ogni tanto, per ogni donna che si rispetti!