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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2013

I Love Books: 41. Due

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Potrei sintetizzare banalmente in un'unica frase il contenuto di questo libro dicendo: "Il matrimonio è la tomba dell'amore".

Ho sempre pensato che questo modo di dire dai toni macabri e ammazza-intenzione (se mai ne avessi una remota di sposarmi!) sia in parte vero, ma si tratta pur sempre di una definizione ironica e autoironica sul matrimonio e mi auguro con tutto il cuore che non sia davvero un cimitero la cosa a cui si dice "sì" quel giorno!

Ma meglio non divagare perché rischierei di scrivere un post infinito sul tema "amore e istituzione", perciò torniamo al libro...
Dopo aver letto quel capolavoro e quel trionfo di capacità narrativa che è stato per me Suite Francese, questo libro della Némirovsky mi ha un po' deluso.

L'ho trovato ansiogeno e dall'afflato depresso, quasi spietato nella sua incapacità di consolare il lettore; sicuramente non è un romanzo ipocrita e dal sentimentalismo facile e questo è un bene, un segno di mod…

Il mio parere su Cercasi amore per la fine del mondo

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Dopo il post su Lincoln, un film del genere ci sta per giustapposizione, per par condicio di gusti e riequilibrio dei livelli di pesantezza e sostenibilità filmica!
La parola amore contenuta nel titolo (solo in quello italiano ovviamente, perché noi siamo i campioni del lost in translation fuorviante!) era una spia di rischio banalità da multisala altissimo, ma Steve Carell è un piacere umano ambulante per me ed è per lui che ho deciso di vedere Cercasi amore per la fine del mondo (titolo originale: Seeking a Friend for the End of the World), così, senza stare a pensarci troppo.

Per lui e per la giovane sceneggiatrice-regista Lorene Scafaria, visto che mi esalto sempre quando so di giovani donne creative che scrivono per il cinema e che, per formazione e cultura, sembrano esulare dalla solita regola hollywoodiana.

Ho fatto bene, perché Cercasi amore per la fine del mondo, a dispetto del suo titolo che sa di elemosina sentimentale e profezie maya, è un filmetto brillante e indipendent…

Il mio parere su Lincoln

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Chi ha paura di vedere questo film (come ce l'avevo io!) perché teme l'effetto-Spielberg super mega hollywoodiano, altisonante, patetico ed emotivamente retorico, può andare al cinema tranquillo perché Lincoln è il film meno spielberghiano che io ricordi.

Si tratta, per lo meno per quel che ho percepito io, di un film di taglio molto teatrale in cui a farla da padrona è la parola, la dialettica, l'ars oratoria. Una scelta insolita per uno come Spielberg che ha sempre privilegiato l'azione e il dinamismo epico nei suoi filmoni, gli spazi sconfinati, le corse sfrenate con commento sonoro liberatorio e vincente, i movimenti di macchina panoramici e grandiosi.

Lincoln invece è un film chiuso tra sedie, caminetti, fumo e penombra, ed è come un raffinato club di discussioni, racconti, confronti verbali ricchi di senso e sensazioni; è un film che va ascoltato più che essere visto, perché ogni singola parola è ricercata, levigata, caricata di valore e dedicata all'orecchio…

I Love Books: 40. Diari (di Sylvia Plath)

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Leggere i Diari di Sylvia Plath è stato struggente.
Un'esperienza molto delicata e passionale, nel senso preciso di pàthos come sofferenza, per questo consiglio di leggere questo libro solo agli animi più pazienti e raffinati, solo a chi è realmente interessato ad entrare nel mondo cupo e lacerato di Sylvia Plath, la poetessa-scrittrice di Boston morta suicida, e diventata di culto, che scrive da far male.
Sia chiaro, non ci si diverte leggendo i Diari, tutt'altro: il senso di asfissia è sempre all'agguato, la claustrofobia non dà tregua, l'insoddisfazione di Sylvia diventa contagiosa e stancante; è una lettura che può condizionarti la giornata.
Eppure è un onore, un dono di bellezza leggere questi diari, le ore spese a farlo sono ore di meraviglia, martirio, estasi, introspezione benefica, ore di vita.

La sensazione costante che ho avuto leggendo è stata quella di spiare e stuprare l'intimo di Sylvia, ma ho provato anche un grande senso di empatia, di comprension…

Serie tv mon amour: Dexter 7^ stagione/ Homeland 2^ stagione

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Finite due stagioni di due serie tv fondamentali della mia poco seria vita da serial addicted; l'effetto che mi hanno fatto è stato molto diverso e potete già immaginare quale delle due mi ha scontentato e quale mi ha esaltato.

Dunque, Dexter alle origini era la mia serie preferita (ovviamente prima della scoperta della mia ragione di vita che è Mad Men), una folgorazione nel bel mezzo del nulla visivo che mi aveva circondato fino a quel momento, una roccia di serie tv, bella, possente, compatta.
Poi qualcosa è cambiato, l'erosione dell'accumulo di stagioni ha provocato cadute di massi di sceneggiatura, appeal e brillantezza ed è così che ci siamo ritrovati a guardare le macerie della serie grandiosa che Dexter era un tempo.

La 7^ stagione non ha raggiunto i picchi di scemenza della 6^ (sto ancora smaltendo l'imbarazzo!), ma mi ha lasciato indifferente; la vedevo per inerzia, giusto per capire in quale burrone di inutilità voleva andare a buttarsi.
Il difetto principal…

Il mio parere su Django Unchained

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A me Tarantino non è mai piaciuto tanto, l'ho sempre trovato tamarro nelle sue scelte stilistiche estreme e nei suoi tripudi di violenza e sfracelli corporei, nelle sue pistolettate brutalmente facili e nel suo preoccupante compiacimento verso il sangue e le interiora umane. Ho gusti un po' più sobri e puliti al cinema, ma c'è una cosa che ho imparato ad apprezzare di recente nei film di Tarantino, soprattutto a partire da Kill Bill e poi sempre di più con Bastardi senza gloria: la loro capacità beffarda di farti divertire.

Per divertimento intendo l'esatto opposto di noia, di piattezza, di quiete cerebrale, il sentirsi vivi ed essere scossi da moti di euforia mentre si sta seduti in sala, il ritrovarsi fomentati ed eccitati per ciò che si sta guardando, l'empatizzare fino ad essere violenti, volgari, vendicativi, bastardi, fino a provare soddisfazione per quelle scariche pazzesche e rumorosissime di proiettili.
Si diventa un po' tamarri guardando Tarantino ed…

Il mio parere su Frankenweenie

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La cosa che ho sempre amato di Tim Burton è il suo essere un narratore di favole; nessuno come lui riesce a frenare la tua incredula razionalità adulta per calarti in mondi strambi e avvolti in nebbiosi misteri a cui finisci per credere ciecamente. Ancora oggi provo un sentimento umanissimo per Edward mani di forbice, perché ho creduto in lui e perché certe scene, con il commento musicale dolce e tragico di Danny Elfman, mi hanno strappato più di una lacrima e più di un freno di noioso raziocinio.

Se penso a Tim Burton mi viene sempre e subito in mente il bianco e nero, la pioggia, il pallore, il gotico, il cimiteriale, la stranezza, e se tutto ciò ultimamente si era perso tra paesi delle meraviglie iperglicemici e multicolor e situazioni vampiresche glam-rock (anche se devo dire che a me Dark Shadows è piaciuto!), con Frankeenwenie si assiste al ritorno dell'essenza più autentica dell'estetica burtoniana: Burton è tornato ad essere il mio fiabesco incantatore di sempre, il m…

I Love Books: 39. Le relazioni pericolose

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Ho deciso di leggere questo libro perchè affascinata dalla sua fama audace e dal suo essere unanimamente considerato il miglior romanzo epistolare della letteratura francese.

E' stato uno di quei casi in cui le aspettative golose che mi ero fatta non hanno avuto nemmeno un attimo di appagante incontro con la realtà della mia lettura, indi per cui il sopraggiungere della delusione.

Quello che avevo in mente era una storia diabolica e perversa, un dispiegarsi di giochi di seduzione altamente cattivi e spregevoli, un'immersione nei subdoli affari di cuore e di letto dell'ipocrita nobiltà francese del tardo Settecento, quel genere di tresche infarcite di crinoline, parrucche, cipria e belletti, di feste da ballo, tè salottieri, carrozze e candelabri notturni, di lettere febbrili e appassionate scritte con la penna e il calamaio.

Tutto questo in effetti c'è nel romanzo e nelle sue intenzioni, ma è lo stile che a mio parere non si sposa con tale scabrosa volontà.

Tutto mi è…

Il mio parere su Vita di Pi

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Dopo lungo tentennamento dovuto alla paura di poter assistere ad una mega stronzata digitale e new age dal gelido cuore di pixel e dollari americani, alla fine ieri mi sono decisa a vedere Vita di Pi (Life of Pi, di Ang Lee, 2012).

Devo dire che le idee che mi ero fatta leggendo recensioni che lo snobbavano esasperatamente o che ne elogiavano il fascino spirituale e filosofico erano sbagliate perché il film mi è piaciuto a dispetto di ogni posizione estrema o troppo elaborata.
Mi è piaciuto ad un livello di impatto di superficie e di puro spettacolo, come film-giostra su cui salire per svago e non per fare meditazione.
Mi ha conquistata perchè è una storia facile, popolare, di impatto immediato, che regala due ore di evasione semplice e di tipo elementare, senza alcuna voglia di parlarne troppo dopo, perché certi film sono puro intrattenimento e non ha senso farne disamine intellettualistiche fuori dalla sala. Per lo meno, io non ho sentito questa necessità; ho visto il film con pia…