mercoledì 27 agosto 2014

I Love Books: 77. Gli uomini della sua vita


Intellettualismo molto chic che a volte sembra sterile snobismo, a volte geniale brillantezza e sorprendente preparazione culturale, a volte tribuna politica radicale, a volte pura posa anticonformista.

Mary McCarthy ancora una volta mi è parsa così: affascinante intellettuale e fredda calcolatrice, teorica dell'indipendenza femminile e della liberazione psicofisica dai dettami morali della sua epoca e snob senza ritegno, creatura sofisticata bravissima nella scrittura ma a tratti vanitosa, sprezzante, perfino spietata.

Me ne ero accorta leggendo Il gruppo, e con Gli uomini della sua vita questa sensazione ambivalente si è riconfermata, facendomi oscillare tra la totale venerazione verso questa scrittrice dai tratti rivoluzionari e il fastidio verso i suoi modi alteri, tra l'empatia e l'antipatia.

Alcuni racconti de Gli uomini della sua vita li ho trovati grandiosi, miracolosamente attuali (i miei preferiti sono L'uomo con la camicia Brooks Brothers, Ritratto dell'intellettuale come uomo di Yale e Padre spirituale, io mi confesso), piuttosto sciatti altri, ma la scrittura è sempre molto accattivante e sarcastica, con uno stile spigliato e beffardo piacevole da leggere, soprattutto per una donna e soprattutto contestualizzando gli anni in cui McCarthy scrive (il libro è uscito nel 1942) e lo status del suo sesso in quel periodo storico.
L'emancipazione che scorre fra le righe è fervente e la modernità di certe situazioni lascia a bocca aperta, si adatta alla nostra contemporaneità con una spigliatezza sorprendente.

New York e sesso occasionale al femminile fanno subito pensare a Sex and the City e in effetti Gli uomini della sua vita è una sorta di antesignano, tutt'altro che datato o ridicolizzato dal tempo, della narrazione all'insegna di libertinaggio e mondanità della famosa serie tv, una sua versione più cerebrale, politicizzata e psicologicamente complessa.

A differenza di Sex and the City qui però la protagonista è una sola, Margaret Sargent: ogni racconto ce la fa vedere alle prese con un uomo, un tormento, una crisi diversa. Che sia un ex marito, uno sconosciuto conosciuto su un treno, un datore di lavoro, un collega di lavoro-amante, il suo psicoanalista, Margaret ha sempre a che fare con dissidi, conquiste, crolli.
Nonostante siano passati più di 70 anni (!), è straordinariamente facile identificarsi in alcuni tratti di Margaret, riconoscere come proprie alcune delle sue idiosincrasie.
Peccato che questa familiarità si perda un po' nei momenti in cui l'autrice sembra più teorizzare che narrare (ed ecco l'atteggiarsi e la freddezza di cui parlavo prima!).

Se amate la letteratura (non programmaticamente) femminista e un tipo di donna letteraria multisfaccettata, conflittuale e combattuta che ha la disinvoltura di oggi e il fascino vintage della New York anni '30-'40, questo libro fa al caso vostro.
Sappiate però che Mary McCarthy è una tosta e non offre consolazioni.

martedì 12 agosto 2014

Buone vacanze!


Buone vacanze a tutti!
Torno alla prima occasione di mare mosso o di abuso di raggi UV o di vento spezza-ombrellone, al primo vago sentore di autunno e quando il disordine e la dispersione esistenziale estiva lascerà il posto alle solite ordinate abitudini. Probabilmente a fine agosto.
Per adesso: splash e ronf!
A presto...

Baci,

Marghe

venerdì 8 agosto 2014

I Love Books: 76. Le ceneri di Angela


Trovo che l'incipit de Le ceneri di Angela sia profondamente ironico e promettente, soprattutto quando dice:

Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora   

È stato questo inizio folgorante a convincermi a proseguire la lettura del romanzo, oltre al suo status carismatico di premio Pulitzer (1997).

Non avendo visto il film omonimo del '99 mi sono avvicinata alla lettura con curiosità vergine e, sulla scia dell'incipit, mi aspettavo risate e umorismo no-stop, un tipo di lettura leggera che, pur narrando disavventure d'infanzia dickensiana, riuscisse a farlo con spensieratezza e strafottenza.

L'intento dell'autore era sicuramente questo e il fatto che la voce narrante sia quella del piccolo Frank (si tratta di un'opera autobiografica, incredibile ma vero!) e suo il modo di vedere e descrivere la vita grama che lo circonda, è un chiaro segnale della volontà fanciullesca del romanzo, della sua prospettiva letterariamente poco formale e adulta.

In effetti c'è una mancanza di serietà generale che rende in qualche modo sostenibile (non sempre a dire il vero) l'insostenibilità straziante delle sfortune di Frank e della sua famiglia.
Se non fosse per questa verve autoironica e in qualche modo ottimista Le ceneri di Angela sarebbe un romanzo dell'orrore.

La disperazione contenuta in questo romanzo è troppa, perfino grottesca, e solo seguendo la linea guida consapevolmente non drammatica della narrazione si riesce ad andare avanti senza soffocare e piangere, senza star male di stomaco. Spesso però il mal di stomaco mi è venuto lo stesso.

Il susseguirsi di disgrazie, malattie, morti è talmente eclatante da risultare quasi ridicola e credo che la chiave di lettura del romanzo sia un po' questa: il dolore, quando si accumula all'inverosimile, quando perseguita senza tregua, finisce col perdere la sua connotazione funesta, la sua capacità di far paura e deprimere, per diventare una sorta di convivente scomodo, ma stupido, goffo, alla lunga trascurabile.

Inutile dire che siamo in presenza di un punto di vista infantile e poi adolescenziale e che la capacità di convivere con le tragedie della povertà e di superarle è ad esclusivo appannaggio del piccolo dickensiano narratore e dei suoi fratelli. Se la voce narrante fosse stata quella di un adulto, sarebbe stato uno strazio senza fine.

Lo stile narrativo de Le ceneri di Angela è vicino al parlato, senza punteggiatura e ordine, un po' come un flusso di pensieri e ricordi senza schemi sintattici perfetti; questo tipo di scelta di solito non mi piace, preferisco prose eleganti e ricercate, ma nel contesto "misero" e proletario del romanzo era l'unica scelta possibile, era la garanzia di totale autenticità di ciò che viene narrato.
Il fatto che l'irlandese dialettale sia stato tradotto con una sorta di ibrido romanesco-napoletano e che l'effetto sia a tratti pagliaccesco è un altro discorso.

L'Irlanda negli anni fra le due guerre, nella fattispecie la città di Limerick, è qualcosa di mefitico, un posto umido, malsano, bigotto, ignorante e all'interno di questo degrado la famiglia McCourt è uno sfascio totale: il padre è un ubriacone scansafatiche; la madre, l'Angela del titolo, lotta come può per la sopravvivenza, ma con una rassegnazione malinconica di fondo; i numerosi figli sono vittime innocenti, dalla vita fragilissima, eppure mai piagnucolose, mai patetiche.

Per fortuna che all'orizzonte c'è l'America e il sogno di raggiungerla.

Il seguito de Le ceneri di Angela è narrato da Frank McCourt nei suoi romanzi successivi, Che paese, l'America e Ehi, Prof!, ma io al momento mi fermo qui: questa dose di verismo tragicomico irlandese mi è bastata.

lunedì 4 agosto 2014

Serie tv mon amour: 29. Game of Thrones (stagione 1-2-3-4)



Alcune delle immense cose contenute dentro Game of Thrones e dei motivi validi per vedere questa epocale serie tv (ho finito ieri sera di vedere la quarta stagione e ora sono in regola, immune dagli spoiler e in felice attesa della quinta!):


L'epica. George R. R. Martin è l'Omero dei giorni nostri, la sua saga è come l'Iliade, l'Odissea, ancora meglio perché più estrema, più violenta e sensuale. La sua forma di narrazione ha tutto il sapore arcaico e solenne di questo tipo di poesia, ha dentro il rumore stridente delle spade, l'onore e il disonore della guerra, le urla e il furore dei campi di battaglia, le scene madri gloriose o tragiche. L'epica classica insomma.


Il poema cavalleresco. "Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto..." direbbe Ariosto, e lo stesso fa Martin con la differenza che "l'audaci imprese" sono veramente audaci, violentissime e rabbiose. La belligeranza è continua, ostinata, strategica; il sangue scorre a fiumi e lo scempio delle carni rasenta lo splatter.
A questo tipo di audacia va poi aggiunta quella a sfondo erotico, un tipo di sfrontatezza a base di bordelli, incesti, perversioni, ostentazione di nudità integrali che danno al poema cavalleresco di Martin un tocco di lussuria costante, un brio carnale sempre vivo. L'Eros ha molta importanza in Game of Thrones.


Il ribaltamento totale delle regole auree in materia di eroi e protagonisti. Ossia, la classica immunità dei personaggi principali non esiste. Ti affezioni ad un personaggio con i tratti da eroe o eroina pensando che niente e nessuno te lo possa togliere, e invece Martin si fa beffa di secoli di eroismo letterario intoccabile e ti strappa atrocemente via il beniamino di turno.
Tutto ciò è pazzesco ed equivale ad una grandiosa mancanza di prevedibilità, ad un effetto sorpresa sempre all'agguato. Non ci sono comfort zone in Game of Thrones, non c'è l'ovvia banalità del Bene e del Male, ma un miscuglio destabilizzante e mutevole di buoni e cattivi, di moralità e di immoralità. In parole povere non ci si annoia mai e non si dice mai "io l'avevo detto!".


La coralità. Aggiunte, comparse, scomparse continue; numerose famiglie e casate con personaggi tutti carichi di potenziale e promesse che si aggiungono, puntata dopo puntata e stagione dopo stagione, a quelle già note, in un continuum di incontri e scontri, di motti e di vessilli.
Credo sia la serie più ricca di campionario umano e disumano che abbia mai visto, quella con più nomi e cognomi, con più tipi fisici, caratteriali e psicologici.


L'alternanza geografica. Non c'è una sola ambientazione in Game of Thrones, ma un continuo cambio di scena e di panorama che è un continuo andirivieni per lo spettatore, un viaggio fantastico fra atmosfere diversissime fra loro. C'è il polare, il mite, l'esotico; ci sono città opulente e desolazioni artiche, il sole e gli abiti dorati e fruscianti, ma anche il freddo e i mantelli di pelliccia.
L'andamento episodico di ogni puntata ben si sposa a questo continuo cambiamento di location e clima e dona alla serie un respiro vasto e mai fermo su se stesso. Si va e si viene dalle varie situazioni, dai vari personaggi; l'immobilità monotematica e l'arenamento della trama sono praticamente impossibili.


L'atmosfera medioevaleggiante. Le cappe, le spade, i castelli, le mura, gli archi e le frecce, le torture, i roghi, l'arte della guerra, gli intrighi di palazzo, tutto il fascino contraddittorio di un'epoca belligerante e austera. Una versione politeista e più disinibita di quell'epoca, ma con la stessa innata carica favolistica e avventurosa, lo stesso mix ambiguo di oscurantismo e misticismo, di bestialità e di saggezza filosofica.


I draghi e altre cose fiabesche. Che è un po' una conseguenza del punto precedente.
L'evasione fantastica che offre Game of Thrones è un meccanismo perfetto (anche per chi non ama il fantasy), è un ritorno alle fiabe dell'infanzia, ma in una rilettura adulta e aggressiva, senza quiete e felicità finali. L'incanto che produce ogni puntata di ogni stagione è un incantesimo pazzesco di allontanamento della realtà. Se avete pensieri da evitare o tristezze da aggirare non c'è niente di meglio di questa serie tv.


Gli attori. Tutti, e sottolineo tutti, perfetti: la mimesi totale. Mi piacciono tutti perché sono credibilissimi e perché credono ognuno nel proprio ruolo. L'assenza di dualismi netti in materia di bontà e malvagità rende (quasi) tutti i personaggi ambivalenti e di difficile prevedibilità e da questo punto di vista tutti gli attori della serie sono abili, preparati, degni del più fervido fanatismo.


La sigla di apertura. Un motivo epicheggiante che rimane in testa e che nella sua solennità sa preannunciare le avventure, gli spostamenti, le macchinazioni che ruotano attorno al Trono di spade.   In pochi minuti e attraverso un sistema di ingranaggi meccanici riusciamo a vedere tutto il mondo creato da Martin, le mappe tridimensionali dei luoghi che visiteremo. Una sorta di proemio del grande poema che ci aspetta.


Mi fermo qui per evitare di scrivere un saggio analitico, ma l'elenco di preziosità contenute in Game of Thrones è ancora lungo e multisfaccettato, un argomento di conversazione sempre vivo.
Anche perché, una volta entrati nel mood gameofthronese, vi accorgerete che la vostra vita sarà segnata da un prima e un dopo Game of Thrones.