lunedì 30 maggio 2011

Il mio parere (borderline) su The Tree of Life


Ieri sera ho finalmente visto The Tree of Life e sono uscita dalla sala un po' estasiata un po' rincoglionita, un po' appagata un po' delusa...
Cos'è quello che ho visto? Di che si tratta? Cosa aveva in testa Malick quando l'ha creato? E' meravigliosa poesia della visione donata allo spettatore in cambio di pochi euro o presuntuoso e autocompiaciuto delirio da artista forzatamente outsider? Mi è piaciuto e mi ha donato qualcosa o mi ha sottratto più di due ore di spensieratezza estiva?
Che dire...A dire il vero non lo so nemmeno io (come accadde qualche mese fa per Il cigno nero!)
Vediamo un po'...
PREGI: sequenze naturalistiche da togliere il fiato, cascate, eruzioni vulcaniche, esplosioni primordiali, scenari spaziali, acqua, terra, sole, il tutto assemblato senza soluzione di continuità in una affascinante e pazzesca rassegna di immagini di vita e universo, con un commento sonoro classico da far commuovere.
Riprese ravvicinate e dettagliate, rese con grande maestria e raffinatezza; attori eccellenti, dal bravissimo e convincente Brad Pitt passando per l'eterea e angelica Jessica Chastain fino ad arrivare a quel bambino prodigio dalle orecchie a sventola (di cui non conosco il nome) che è la vera forza e calamita visiva del film. Insomma un'opera raffinata, elegante, a tratti struggente che fa sentire piccoli piccoli e indifesi di fronte alla forza mostruosa di Madre Natura e che ci ricorda quanta immensa bellezza ci circondi.
DIFETTI: mancanza di armonia tra la parte in stile "national geographic" e la parte familiare e un po' più "normale", il che dà l'impressione che Malick abbia voluto inserire a tutti i costi gli elementi geo-spirituali solo per compiacere se stesso e per pura presunzione da regista "egoista". Prevale infatti spesso il senso di immotivato, di eccessiva libertà registica che sfocia nell'assurdo, di frantumazione totale e perfino banale delle regole di unità aristoteliche.
Fastidosa poi la parte spirituale del film, i continui rimandi a Dio spesso patetici e ridicoli, il dialogo con tanto di voce pia e struggente con il Signore dei cieli e bla bla bla...Che noia!
CONCLUSIONI: film notevole, di livello qualitativo alto, circondato da una patina estetica meravigliosa ma un po' vuoto e banale dentro.
Puro cinema da guardare e non da capire, che, se si guarda e basta, rapisce e aggrada immensamente la vista ma che, se si tenta di capire, appare eccessivo fino al ridicolo, e non c'è Malick-sono un genio-faccio un film ogni morte di Papa- sono un Dio della macchina da presa che tenga!
E voi cosa ne pensate?Confrontiamoci!


lunedì 23 maggio 2011

Se mi vuoi bene regalami un libro!

 ...Una frase semplice, tenera, bellissima e significativa, che mi fa quasi commuovere!
Domani 23 maggio è la Festa del libro un'iniziativa promossa per il secondo anno dall'AIE (Associazione Italiana Editori) insieme al Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni Culturali, per favorire la promozione e la diffusione della lettura! Pane per i miei denti, paradiso per i miei occhi!
Mi chiedo come si faccia a non sapere o che bisogno ci sia di ricordare quanto stupenda, piacevole, appagante, nobilitante sia la lettura, quanto piacere possa dare, quante sensazioni possa evocare, quanto di buono possa odorare la carta e quanto sia bello tenere un libro in mano, portarselo in giro come un buon amico, stringerlo al petto, sfogliarlo piano e gustarlo ora lentamente ora voracemente...
Ad ogni modo, trovo molto bella questa iniziativa e se domani ricevessi un libro in regalo, uno qualunque, ne sarei davvero felice, perché io sono sempre felice quando mi regalano e regalo, quando compro, quando prendo in prestito un buon caro vecchio libro!
(Se anche non ne dovessi/ste ricevere alcuno leggerò/ete lo stesso il vostro libro, e se in questo periodo non ne avete uno sul comodino, autoregalatevelo!)
Vogliatevi bene: leggete TANTO e SEMPRE!

sabato 14 maggio 2011

I Love Books: 8. Da qui vedo la luna

Ho finalmente finito di leggere Da qui vedo la luna, un romanzo francese scritto da tale Maud Lethielleux, che narra la storia di Moon, 19enne barbona, clochard, punkabbestia che dir si voglia, alle prese con l'amore per la scrittura e e con le imprevedibili conseguenze che da ciò le deriveranno.
Ho scritto "finalmente" non perché fosse un romanzone di migliaia di pagine, ma perché me ne volevo liberare al più presto e relegarlo nel dimenticatoio della mia raccolta di libri e della mia memoria letteraria...Veramente deludente e sciocco e piccolo come romanzo, una storiella superficiale, prevedibile, quasi in stile "libro di narrativa della scuola media", letterariamente privo di alcun valore.
Su suggerimento del mio ragazzo, che aveva letto recensioni positive ed entusiastiche su noti quotidiani on line che citavano paroloni come "Amélie Poulain" e "caso editoriale in Francia", e sulla base della mia inguaribile passione per la scrittura/lettura, ho pensato bene di acquistare questo libro pensando di trovare un'opera in cui potermi rispecchiare, tuffare.
L'impatto è stato immediato e tutt'altro che piacevole: scritto a caratteri grandi (io che amo la scirttura fitta!) e per paragrafetti brevi e insipidi, il romanzo finisce subito (lo si legge in pochi giorni) e non sa assolutamente di niente!
Il potenziale romanzesco c'era: Moon, questa giovane barbona con annesso cane che scrive su un taccuino e che per puro caso viene notata da ben due case editrici, poteva regalare emozioni, avventure, dettagli e descrizioni profonde, invece parla in slang, ripete sempre le stesse cose, non ha capacità descrittiva, non trasmette particolare simpatia umana/empatia anzi devo dire che mi è stata parecchio antipatica...Cioè, ti capita la rarissima fortuna di essere corteggiata  non da una ma da ben due case editrici che reputano ciò che hai scritto bello e valido, e tu cosa fai? Preferisci quasi restare una pulciosa e puzzolente barbona avvinazzata (con tutto il rispetto per chi barbone non lo è per scelta) anziché abbracciare la strada del successo, della soddisfazione personale (e dell'igiene)? Ma va a cagare, tu, il tuo cane e il tuo libro di merda!
Questa cosa freakkettona del barbone per scelta, come rifiuto del sistema e della società consumistica e bla bla bla, mi ha fatto sempre incazzare, la reputo una scelta di una stupidità estrema, un modo parassitario e inutile di sfuggire alla realtà; penso che si possa essere "no global" (odioso termine!) in tanti modi più decorosi e dignitosi, senza bisogno di mendicare o di dormire su un cartone per terra!
Detto ciò, non aprite questo libro o fatelo solo questa estate sotto l'ombrellone tra una dormitina e l'altra, tanto l'appeal, lo stile e la scarna leggerezza del libro si conciliano bene con una pennichella della mente.

domenica 8 maggio 2011

Il mio parere su Source Code


Scusate la mia assenza e la mia recente carenza di post, (se mai ve ne foste accorti!), ma è un periodo un po' turbolento per me...
Anyway, questo venerdì sono andata al cinema a vedere SOURCE CODE; ho scelto di vederlo a scatola chiusa, senza aver letto nulla, animata solo dall'ammirazione incondizionata per il regista Duncan Jones che avevo trovato geniale, originale, altamente autoriale, sfacciatamente indipendente nel suo primo lungometraggio Moon (2009).
Sarà il pregiudizio positivo e inattaccabile, visto che si tratta del figlio di quel pazzo genio di David Bowie, ma trovo che questo regista ci sappia davvero fare con la macchina da presa, con la pellicola, con il cinema di un certo livello qualitativo, e guardando Source Code ne ho avuto la conferma.
La trama, abbastanza complessa se non impossibile da spiegare, può essere riassunta superficialmente così: un uomo (Jake Gyllenhaal, sempre bravissimo ed espressivo ) con l'aspetto di un altro si trova su un treno diretto a Chicago che sta per esplodere a causa di una bomba; il treno esplode, muoiono tutti. L'uomo si sveglia come da un incubo e si ritrova in una sorta di capsula spaziale collegata a dei monitor. L'uomo riceve da una donna in divisa (Vera Farmiga) l'incarico di ritornare più e più volte indietro sulla scena dell'attentato, ogni volta solo per la durata di otto minuti e di tentare di sventarlo. Come ciò sia possibile lo scoprirete solo guardando il film!
A metà tra fantascienza distopica, film d'azione e filosofia esistenzialista, Source Code intrattiene, avvince e convince, è una piccola imperdibile perla che va ad affiancarsi armonicamente al già prezioso Moon.
La fantascienza di Duncan Jones non è mai fredda, metallica, asettica, ma umana, vibrante, passionale; dietro e dentro macchine, capsule, incubatrici futuristiche si celano uomini che piangono, che amano, che commuovono, ci sono storie che strizzano l'occhio alla filosofia, alla poesia, alla vita vera.
Questo regista mi piace perché sa trasformare un genere di per sè un po' glaciale e disumano in magnifiche storie avvincenti e commoventi, profonde e calde: niente eccessi ipertecnologici nè balle spaziali tipici del genere, ma storie profondamente umane, adatte ad un pubblico sia maschile che femminile, dedicate universalmente a chi ama riflettere al cinema, oltre che sprofondare nella propria poltrona rapito ed estasiato per ciò che guarda.
Intelligenza e capacità di intrattenere, contenuto e azione, stile personale e adesione perfetta al genere, indugiare sul pensiero e velocità dei ritmi: andate a vedere Source Code e vivrete entrambe queste coppie di esperienze targate Duncan Jones!