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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

I Love Books: 105. Sembrava una felicità

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Sembrava una felicità di Jenny Offill (titolo originale Dept. of Speculation) mi ha fatto venire in mente quei giochi che si trovano nelle riviste di enigmistica, quelli in cui si devono unire i puntini numerici per dare forma a ciò che sembra solo una sagoma puntinata.
Mi ha fatto venire in mente anche l'intimità dei diari segreti, la profondità frammentaria dei pensieri di Pessoa nel suo famoso libro, i versi fulminei della migliore poesia.

Quello che Sembrava una felicità sembra ad un primo sguardo fugace è una bozza, il progetto di un libro in fieri, una raccolta di annotazioni e suggestioni sciolte da sistemare e da far diventare trama compatta.

Solo che la trama classica (che, badate bene, c'è) rimane per tutto il libro in questo stato disorganico e destrutturato, in questa versione a sprazzi, come post-it attaccati alla mente dell'autrice e sparsi in ordine (apparentemente) casuale nel corpo fratturato della narrazione.

Il filo conduttore di Sembrava una felicità se…

Il mio parere su Inside Out

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Gioia. Tristezza. Rabbia. Paura. Disgusto. Al timone della nostra complicatissima testa ci sono loro, così istrionici, complementari, vocianti.
Dopo aver visto Inside Out (di Pete DoctereRonnie Del Carmen, 2015) sarà solo la prima di queste emozioni a riempirvi la mente, a farla ballare di soddisfazione, incanto e felicissima commozione.

Il trionfo della gioia in un film che a ben vedere tanto gioioso non è.
Perché quello che celebra con tutta la grazia possibile Inside Out è la bellezza necessaria della tristezza, quelle lacrime di sconforto, quel sentirsi blu, quel vedere nero, che sono la via principale all'autenticità del sentire, all'approdo finalmente felice.
L'arte della gioia passa per l'arte della tristezza, senza l'una non c'è l'altra e viceversa.


Dualismo emozionale che mi ha accompagnato anche durante la visione del film.
Ho riso tantissimo: Inside Out ha un lato comico geniale, una capacità di intrattenimento prodigiosa. Le 5 emozioni sono macc…

I Love Books: 104. La macchia umana

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(*scrivere di Roth è sempre maledettamente difficile. Il seguente post è un tentativo vano di esegesi di un capolavoro).

Leggere Philip Roth equivale sempre al procurarsi una ferita, ma anche all'acquisire un insegnamento, una lezione, severissima e spietata, di umanità, o almeno di una delle sue infinite falle.
Leggi Roth e ti senti frastornato, messo alla prova, straziato da tensioni potentissime; finisci una sua opera e ti senti più forte, più carico di vita, più partecipe dell'esistenza.
Dolore e crescita, tortura emotiva e fluire liberatorio di sensazioni empatiche: ecco le mie esperienze costanti con questo autore dall'impatto bellico.

Delle (ahimè ancora pochissime) opere lette finora (Pastorale americanaHo sposato un comunista, La controvita), La macchia umana è quella che mi ha più messo in croce e deliziato: pensavo che la bomba totale mi fosse esplosa dentro lasciandomi in macerie con Pastorale americana, ma non potevo sapere che la vera botta agli organi i…

I Love Books: 103. L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

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Le atmosfere nella scrittura di Murakami sono tutto, fanno più del contenuto.
Non fa eccezione L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio.
La solita magia della stasi riflessiva, dell'individuo solitario ma mai isolato dal suo pensiero, dal suo interrogarsi lento e accurato.
Sempre senza fretta, senza violenza verbale, senza carichi insostenibili di parole e periodi.
Pulizia nipponica, essenzialità intrisa di spessore.

Devo dire che da amante di Murakami ho trovato questo romanzo un po' meno completo dei suoi illustri antecedenti (ad eccezione di 1Q84 che è indegno del suo autore e che io ripudio in toto, come non esistesse), fin troppo sfuggente.

Vero è che con Murakami la sospensione, il surreale che non rivela mai fino in fondo il reale, il non detto, le percezioni mai troppo nette, sono di casa, però questo Tazaki Tsukuru mi è parso frammentario, labile.
Ne avrei voluto ancora della sua vita, della sua storia; la sensazione post lettura è stata quella d…

I Love Books: 102. I nostri antenati (Il visconte dimezzato - Il barone rampante - Il cavaliere inesistente)

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La leggerezza. I messaggi veicolati da toni lievi e da contesti surreali, fiabe per tutti, che ognuno può leggere come vuole, quando vuole, con il livello di immersione che vuole.
L'inverosimile che non dà fastidio alla razionalità, ma la incanta, la stimola, la invita alla riflessione.
L'immaginazione che si fa, senza averne l'intenzione programmatica, narrazione di te, di me, di noi, veri, umani, realissimi.

Avrei dovuto leggere quest'opera anni fa, quando tutto era più lieve e facile da credere, ma anche a 31 anni devo dire che le sensazioni di verità incredibile e di leggerezza incantata mi hanno avvolto.
Le mie percezioni sono state fervide, divertite; sono stata al gioco senza alcun impedimento mentale o anagrafico, mi sono "calvinizzata" senza alcuno sforzo, con l'immediatezza di un sentimento spontaneo.

Merito, tra le altre cose, della prosa di Calvino che è elegante, ricca di preziosismi e virtuosismi, di vocaboli desueti e di una musicalità d&#…

Il mio parere su Minions

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Sono gialli, buffi, squinternati ma non sono i Simpsons.
Sembrano banane senza le punte, con piedini e chiappette tonde, monocoli o occhialoni su occhi enormi e tonti.
Sembrano piccoli minatori in tuta da lavoro.
Sembrano gnocchetti di patate ambulanti, lupini, pezzi di plastilina gialla, m&m's, caramelle gommose.
Sono sempre stati la parte più curiosa di Cattivissimo me e uno spin-off lo meritavano assolutamente.

Non c'è periodo migliore dell'estate per vedere un leggerissimo film in giallo, soprattutto se questa tonalità solare si anima tramite pupazzetti piuttosto amorfi, adorabilmente dislessici, geneticamente inspiegabili.

Io i Minions non ho ancora capito bene cosa siano, ma il bello è proprio questo: sono creaturine strane, frutto di una creatività non scontata e mettono di buonumore a prima vista, anche i seriosi, anche i cinefili (!), anche gli stanchi dell'estate e del suo vuoto in sala.

In questo prequel monotematicamente minion (diretto dallo stesso Pi…