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Visualizzazione dei post da Luglio, 2012

I Love Books: 32. Una donna

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Finalmente ho finito questo libro che mi ha angosciata, delusa e intristita. Credo di aver sbagliato periodo di lettura, perché Una donna è una di quelle opere di valore storico che richiedono un cantuccio caldo e assorto in cui rifugiarsi, un clima esterno freddo che favorisca il raccoglimento interiore, e non un'estate di caldo vivacissimo e luce accecante. Il contrasto tra il grigiore del libro e il mondo esterno estivo è stato troppo forte per me e mi ha creato squilibri emotivi. Da qui il senso di fastidio e di soffocamento e la relativa conta delle pagine.

Una donna è la storia di una donna talmente repressa e depressa da risultare pesante e assillante, come se la poveretta venisse a sfogarsi sulla nostra spalla senza però prometterci di fare in modo che le cose cambino. Dà quasi sui nervi e non l'ho percepito quasi mai come un'opera-manifesto del femminismo delle origini, così tiepido com'è nella ribellione.

Ok, i fatti narrati risalgono ai primi del Novecento e…

Un filmone, un film, un filmetto

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Tre film che ho visto di recente, tre stili, tre livelli diversi di qualità e consistenza. Ve ne parlo in pillole...


Ilfilmone in questione è Detachment - Il distacco (di Tony Kaye, 2011), un'opera in stato di grazia, poetica, potente, dolorosa, di impatto fortissimo. Non può lasciare indifferente nemmeno il più distaccato degli spettatori.
Adrien Brody è sublime e commovente nei panni di un insegnante alle prese con l'adolescenza americana media, maleducata, aggressiva e disturbata e forse questa è la sua interpretazione più toccante.
Pensavo che American History X fosse il massimo di violenza, rabbia e frustrazione che un film potesse trasmettere e che non avrei più ricevuto pugni così tremendi allo stomaco, e invece la forza violentatrice dell'anima di Tony Kaye è tornata, più affilata e malinconica che mai.
Capolavoro.



Il film, mediocre ma con del potenziale, a cui mi riferisco è Love & Secrets (di Andrew Jarecki, 2010). Poteva essere un bel thriller elegante e di a…

I Love Books: 31. Camera con vista

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Fidandomi degli illuminanti consigli dei siti di libri del tipo "chi sceglie questo libro legge anche..." e "i clienti che hanno visto questo articolo hanno visto anche...", e attingendo alla ricca fornitura di classici di casa mia, ho scelto di leggere e ho appena finito Camera con vista di Edward M. Forster.

Si legge in un soffio, è ideale come lettura estiva e come passatempo casalingo/marittimo in queste assolate giornate di pigrizia cerebrale.
Piacevole ma non memorabile, direi che "delizioso" è l'aggettivo perfetto per definirlo.
Tutto al suo interno è leggiadro, grazioso, lezioso ma non solo, perché c'è anche una sottile vena trasgressiva e sbottonata che lo agita, uno spirito allegro e furbo che strizza l'occhio a chi legge.
C'è tutta la buona e affettata società inglese dell'età edoardiana ma c'è anche la bellezza fresca e avventurosa del viaggio, della giovinezza, dell'amore spontaneo. E non mancano fra una pagina e …

Serie tv mon amour: 21. Don't Trust the B---- in Apartment 23

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Quest'anno è stata la stagione delle serie tv sulle ragazze, su girls irresistibili, adorabili, parecchio nerd e problematiche, di quelle a cui ti affezioni e che poi ti mancano manco fossero vere.
Dopo essermi divertita conNew Girl2 Broke Girls e Girls, è stata la volta di Don't Trust the B---- in Apartment 23, una sit-com dell'ABC breve e intensa come una risata spontanea, che ho finito di vedere col desiderio di volerne ancora. Un mini-concentrato di piacevole distrazione televisiva dal piglio estivo e leggero.

Anche in questa serie protagoniste sono due ragazze, June (Dreama Walker), una biondina pacata, giudiziosa e piuttosto ingenua, e Chloe (Krysten Ritter), una mora esplosiva, molto bitch e politically uncorrect; un duo assolutamente male assortito e perfettamente esilarante nel suo eterno contrasto caratteriale e in tutto ciò che ne deriva.
A completare questa sghangherata convivenza da appartamento newyorkese, la presenza di James Van Der Beek nel ruolo di se…

I Love Books: 30. L'età dell'innocenza

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Non so come abbia fatto a passare da Philip Roth a Edith Wharton, da Pastorale americana a L'età dell'innocenza, le mie letture sono decisamente random e senza un filo conduttore stilistico, tematico o temporale. Vado a caso e a naso perché mi piace cambiare liberamente tipo di lettura e di evasione.

Eppure qualcosa in comune tra le mie due ultime letture c'è, ed è quel continente-contenitore di contraddizioni, ambizioni e frustrazioni che è l'America, un luogo di innata vocazione e predisposizione romanzesca.

Nel romanzo della Wharton c'è la New York aristocratica di fine Ottocento con tutti i suoi rituali socio-mondani, le sue cene da copione, le sue celebrazioni formali e ipocrite, i suoi dettami manieristici e puritani sulla moda, il costume, il buon vivere e su ogni altro aspetto programmato dell'esistenza umana.
Un'America ingessata e pretenziosa, pesante da sostenere per l'affascinante protagonista outsider, la contessa Ellen Olenska, che non es…

I Love Books: 29. Pastorale americana

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Se il termine pastorale può far venire in mente scenari bucolici, armonici e ideali, sensazioni di calma e placida serenità, di pace ovattata, il romanzo di Philip Roth è tutto l'opposto: un violento, intenso, caotico rovesciamento di equilibri, una guerra in tutti i sensi, un'anti-pastorale in cui ogni sogno, illusione, ideale di bellezza collassa e va rumorosamente in frantumi.
Pastorale americana è la storia di un idillio americano spezzato, esploso, rovinato; è letteralmente una bomba e solo leggendolo capirete di cosa sto parlando.

Seymour Levov, detto "lo Svedese" per via del suo aspetto statuario e dei suoi capelli biondi, è un ebreo bello, ricco e perfettamente integrato nell'America degli anni '50, è l'emblema del sogno americano divenuto realtà. Ha sposato Miss New Jersey e con lei ha messo al mondo la piccola Merry, dando vita ad un quadretto familiare impeccabile e idilliaco.
Tale concentrato di perfezione estetica e sociale viene ad un tratto …

Serie tv mon amour: 20. Girls

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Girls è diventata decisamente la mia serie tv preferita, mi ha conquistata, era il mio ideale di serie tv filofemminile e per ragazze cresciutelle che ancora non esisteva e che adesso, per la mia più totale gioia, esiste. Sono entusiasta e coinvolta come non mi capitava da tempo, mi sembra qualcosa di creato apposta per me, un'atto di solidarietà femminile involontaria assolutamente benefico e consolante.

Il piglio accattivante di questa serie che mi ha creato dipendenza, la sua qualità assoluta e originale risiede a mio avviso nel mettere in scena vite di giovani donne in crisi, più che ventenni non ancora trentenni, newyorkesi sì, ma con un carico di problemi, situazioni critiche, equilibri precari, incasinamenti emotivi ed esistenziali assolutamente credibili, realistici e universali. Il processo di identificazione è perciò totalizzante e immediato, soprattutto per le quasi trentenni come me alle prese con buchi neri generazionali più o meno seri.
E poi è una serie autoironica,…