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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2014

Il mio parere su Saving Mr. Banks

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La Disney che fa un film sulla Disney può sembrare il trionfo del commerciale megalomane, una cosa che all'imperiale Walt sarebbe piaciuta tantissimo.

I detrattori dell'aspetto plutocratico della Walt Disney Company e quelli che credono alle leggende metropolitane su Walt, sicuramente storceranno il naso di fronte a questo film, ma sbagliano di grosso perché quella di Saving Mr.Banks è un'operazione tutt'altro che autoreferenziale.

Sono grata a Walt Disney perché ha creato l'immaginario della mia infanzia e l'ha fatto nel migliore dei modi, perché ha animato la mia mente di bambina con l'animazione più bella che possa esserci e perché mi ha salvato mille volte dalla noia.
Mary Poppins è una di quelle icone di fantasia che non si scordano mai e supercalifragilistichespiralidoso è una parola inesistente che continua ad esistere da decenni.
Quindi ho avuto intenzioni d'amore pregiudiziali verso questo film.
Ma mi sarebbe piaciuto anche se fossi stata un&#…

I Love Books: 65. Il carteggio Aspern e altri racconti italiani

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Quando parlo di Henry James la parola chiave che la mia mente genera in automatico è ELEGANZA.

Ho scoperto tardi questo raffinatissimo scrittore e adesso sto cercando di colmare questo inspiegabile buco nero di letture mancate.

Dopo il trionfo di bellezza diRitratto di signora, che considero una delle cose più pregiate mai lette, e la mezza delusione (narrativa, ma non stilistica) di Giro di vite, mi sono imbattuta ne Il carteggio Aspern e altri racconti italiani e sono uscita da questo incontro in uno stato paradisiaco, con quel tipo di felicità che si prova davanti alle cose belle.
Ho incontrato - di nuovo - la bellezza e l'arte dello scrivere jamesiane attraverso tre racconti semplici, calmi, privi di frastuoni ed eccessi, ma ricchissimi di suggestioni, di abbandoni emotivi, di memorie, di intimità di tipo diaristico, confidenziale.

Il carteggio Aspern, Daisy Miller e Il diario di un uomo di cinquant'anni per me sono tre piccoli capolavori e la cosa che mi ha stupito è che…

Il mio parere su I segreti di Osage County

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La famiglia come luogo-sistema di antagonismi, tensioni, implosioni ed esplosioni emotive è un topos classico di cinema, letteratura e realtà quotidiana; solo Il Mulino bianco o la famigliola ebete che celebra il latte Zymil a colazione sembrano non accorgersi della complessità di avere famiglia e stare in famiglia.

Proprio in questo periodo sto leggendo I fratelli Karamazov e lì di problemi ce ne sono, è tutto un continuo flusso di repressioni e scleri, di errori genetico-affettivi e di famigliarità andata a male ed è tutto così passionale e vero da far male. Ma datemi il tempo di finirlo e poi torniamo a parlarne...

Quella di I segreti Osage County (August: Osage County, di John Wells, 2013) è la famiglia disfunzionale e patologica per eccellenza, un ecosistema sghangherato e smembrato costituito da una figura paterna succube e assente (anche in senso definitivo), una figura materna odiosa, pesante, patetica e tre figlie femmine che orbitano più o meno lontane dalla casa di origine…

I Love Books: 64. Memorie dal sottosuolo

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Memorie dal sottosuolo è un libro piccolo e sottile di poco meno di 150 pagine, ma ha una forza dirompente, una capacità spiazzante di indurre alla riflessione e all'autoanalisi, al disgusto e all'esaltazione di sé. Fa malissimo e fa benissimo.
Più che un libro è uno schiaffo sonoro, ma per certi versi anche una carezza comprensiva, un modo di sentirsi meno soli e incompresi, meno nerd.
L'ho amato con una passione ardente, con empatia da pelle d'oca.

Chi ha un solido equilibrio interiore e un'autostima ferrea, o semplicemente molto senso pratico, potrebbe trovarlo patetico, disperato e deprimente. In fondo è così: è la storia, o meglio lo sfogo, di un perdente e può essere capita e amata solo da lettori "perdenti".

Con perdente non voglio dire necessariamente un fallito cronico, ma una creatura ipersensibile, problematica, diversa, in totale disarmonia con l'ambiente sociale che lo circonda di cui non riesce mai ad essere parte, cosa di cui si dispiac…

Il mio parere su Dallas Buyers Club

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Matthew McConaughey io non l'ho mai considerato un attore, non l'ho mai considerato in genere.

Uno così stupidamente bello che recita in commediole romantiche con Jennifer Lopez, non può destare alcun interesse se si ama almeno un po' il buon cinema.

Il mio solido e motivato snobismo verso questa sottospecie di divo hollywoodiano ha subito una fortissima destabilizzazione a partire da un film grandioso come Killer Joe.

Metamorfosi assoluta.
Dismessi i panni del femminaro con la perenne espressione da bellone monolitico, il buon Matthew si è trasformato non solo in un bravo attore, ma in un attore sopra la media, in un performer superbo. E io ho vissuto uno dei più incredibili cambi di opinione della storia.

In Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée, 2013), per esempio, è un mostro sacro, è immenso.
Nel ruolo di Ron Woodroof, il rozzo cowboy texano anni '80 che si scopre malato di AIDS e che intraprende una lotta farmacologica alternativa per la vita, regala agli spet…