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Visualizzazione dei post da Novembre, 2015

Il mio parere su Dark Places - Nei luoghi oscuri

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Su questo film ho poche considerazioni da fare; è anonimo e inefficace e fa parlare poco di sé.
I luoghi oscuri del titolo credo siano quelli della memoria personale e collettiva in cui andrà a finire o in cui è già finito in fase di distribuzione. In pratica è come se questo film non esistesse. Per fortuna.

Quando ho letto il nome di Gillian Flynn (il film è l'adattamento cinematografico del suo romanzo Dark Places) ho subito accordato la mia fiducia alla pellicola e alla sua qualità thriller, mi sentivo protetta da fregature e pronta ad un po' di azione nera come si deve.
Del regista Gilles Paquet-Brenner (ma chi è?) non sapevo nulla, ma il supporto letterario mi faceva ben sperare.

Mi aspettavo una cosa tesa e mozzafiato alla Gone Girl - L'amore bugiardo(anch'esso tratto da un romanzo della Flynn, ma con esiti di tutt'altro stile), uno di quei thriller dall'impianto solidissimo che intrattengono e caricano di adrenalina, e invece Dark Places è un'occasi…

I Love Books: 108. Gli anni della leggerezza - La saga dei Cazalet

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Se amate Downton Abbey, l'Inghilterra d'epoca con la sua eleganza rituale, le saghe familiari dal respiro esteso, le descrizioni minuziose che danno l'illusione di essere fisicamente dentro le pagine, i romanzi affollati, Gli anni della leggerezza, primo volume de La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, (autrice riscoperta dallaFazi editore, casa editrice a cui dedicherei un altare di riconoscenza letteraria), sarà pane per i vostri denti.
Io amo tutte queste cose ed inevitabilmente ho trovato molta gioia nella lettura di questo libro.
Mi si è aperto un mondo che ho preso a sorsate come una tazza di tè caldo, senza ingordigia, ma con una sensazione rinfrancante ad ogni seduta di lettura.

Questo tipo di narrazioni così ampie e generose, con il loro taglio panoramico, quasi cinematografico, col loro scambio dinamico di punti di vista, non annoiano mai, non si ripetono mai.
Conoscere uno per uno, nell'intimo, fino ad arrivare ai loro pensieri più appartati, i membr…

Il mio parere su Alaska

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Mi viene in mente una frase di Calvino se ripenso a questo film:
ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. I protagonisti di Alaska si sbranano, si fanno a brandelli il cuore e l'esistenza all'istante e con una tenacia bellica, irrazionale.

Alaska è una storia d'amore punk-rock. Da me ribattezzato A history of (romantic) violence.

L'amore tra Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Berges-Frisbey) è disgraziato, arrabbiato, feroce, un ineluttabile richiamo al peggio, l'incontro di due anime perse e sole che insieme fanno corto circuito e che non possono vivere senza questa energia sbagliata e condizionante.

Qui non ci sono baci, carezze e passeggiate mano nella mano, qui c'è un amore sempre in tensione che piange, urla, delude, riconquista con toni mai docili, con scelte mai facili.
Un amore che nelle sue (precarie) fasi positive ha la bellezza della passione autentica e del darsi felicità reciproca, sempre con un trasporto eccezionale, sovraccarico, …

Il mio parere su Tutto può accadere a Broadway

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Freschissima, irrequieta, woodyalleniana, teatrale, eccentrica: questa commedia di Peter Bogdanovich è una cosa semplicemente adorabile.

Tutto può accadere a Broadway (titolo originale She's Funny That Way) è un invito a teatro, un gioco dinamico da cui lasciarsi travolgere e in cui è impossibile fermarsi a riflettere. Ci si entra dentro e si corre senza prendere quasi mai fiato, ma è una maratona vivificante.

Una screwball comedy come quelle di una volta, un flusso concitato e nevrotico di incontri, scontri, equivoci, misunderstanding, sempre all'insegna di un'ironia sottilissima e un piglio brillante.
Situazioni che non riposano mai e che innescano effetti domino lunghi quanto la durata del film.

Non c'è un personaggio normale e affidabile in questa storia di (stra)ordinaria follia a Broadway, c'è un caos di tipi umani ben assortiti in quanto a nevrosi, ossessioni e manie ed è questa dimensione così variamente strampalata che flirta costantemente col più sofistic…

I Love Books: 107. Il buio oltre la siepe

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Può un romanzo essere una carezza e anche un colpo di pistola? Può essere ammantato di estate, di spensieratezza infantile, di giochi e scoperte, di riti e di scommesse, e avere la forza titanica di scrollare la coscienza e di far provare una rabbia ruggente?

Il buio oltre la siepe può ed è questa la sua forza, la sua portata rigenerante e devastante al tempo stesso. Un tuffo nella beatitudine giocosa e creativa dell'infanzia (la mia empatia è stata tale da sovrapporsi completamente all'amarcord della mia infanzia) e uno sprofondare nella spire volgari e spietate della discriminazione razziale.
Divertirsi e arrabbiarsi, con la stessa intensità, ma senza perdere mai di vista il potere e la levità dell'innocenza, il sorriso fanciullesco.

La simpatia è appunto una delle chiavi di questo romanzo: è roba scottante, c'è di mezzo la questione razziale nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni '30, eppure ha un piglio scanzonato, lieve, una prospettiva ad altezza di ba…