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I Love Books: 140. Quando lei era buona

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Quando Philip Roth era giovane. Eppure scriveva già per tagliare e incalzare il lettore e lo faceva benissimo, con bellezza distruttiva e talento violento.

Quando lei era buona è il romanzo di Roth più triste che abbia letto (fra i letti finora), quello più simile ad una tragedia greca, con il dramma prima in nuce e poi in crescendo e il finale come acme devastante.
Si ha bisogno di essere medicati a fine lettura.

I Love Books: 139. Mobili di famiglia

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Con Alice Munro ho instaurato un rapporto in crescendo: siamo partite male con In fuga, ci siamo messe d'accordo con Chi ti credi di essere?, ci siamo perfino amate con Mobili di famiglia.
24 racconti dal 1995 al 2014, quasi 800 pagine, summa fatta di selezione accurata, di evoluzione stilistica e fermezza di contenuti.

Il mio parere su Jackie

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Se sul dizionario ci fosse la voce Natalie Portman, il significato sarebbe questo: attrice di bellezza folgorante. Predisposta geneticamente ad incarnarsi nei suoi personaggi. Rigorosa e fulgida stella del cinema di qualità. Studiosa della mimesi e della credibilità di essa. Mostro sacro. Laureata ad Harvard in Psicologia. Ineccepibile.

Il suo volto deformato dal dolore, ogni volta di diverso tipo, è una delle energie più forti che arrivano dallo schermo da un po' di anni a questa parte. Ne parliamo e ce ne ricordiamo per sempre.

I Love Books: 138. Hygge - La via danese alla felicità

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Per una volta non mi esprimo su un libro di letteratura, ma su un piccolo volumetto (che sta spopolando) graficamente nordico ed esteticamente riposante che consiglio a chiunque creda nel potere benefico delle piccole cose.

Se siete dei soggetti con tendenze alla megalomania, cercatori di felicità legate ad attività estreme e cose plateali, se pensate sempre in termini di massimo e non di minimo questo libro non fa per voi, siete troppo cinici e rampanti per l'hygge.

Il mio parere su Moonlight

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Moonlight ha vinto l'Oscar come miglior film, definitivamente, dopo la vittoria durata qualche secondo del nostro amato La La Land che tanto davamo per certa (e vera).
Come ciò sia possibile rimane per me un mistero e se è vero che Trump, la sua politica da uomo delle caverne e l'ondata di risentimento intellettuale per il suo razzismo-sessismo-maschilismo e altre cose da ominide assai poco evoluto c'entrano qualcosa, non posso credere che l'atto politico abbia avuto la meglio su quello artistico.

Il mio parere su Manchester by the Sea

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Manchester by the Sea è un drammone, una di quelle storie in cui la vita dà il peggio di sé e la morte esagera a manifestarsi, in cui la tristezza non è stato d'animo passeggero, ma rottura definitiva e totale, radice profondissima e inestirpabile.

La grazia di narrare le disgrazie non è da tutti, normalmente ci si tuffa nel pathos enfatico, nell'automatismo compiaciuto della tragedia, nel sentimentale lacrimoso.

Ma Manchester by the Sea e Kenneth Lonergan che ne è il regista hanno questa grazia.

Manchester by the Sea è diverso dagli altri film drammatici, è una delicata sinfonia del dolore ed ha perfino la forza di far sorridere lo spettatore. Stupefacente per la sofferenza di cui parla, eppure normale, colmo di bellissima dignità.

I Love Books: 137. Eccomi

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Provo a dividere il mio parere su questo vulcano magmatico detto per convenzione "romanzo" in due sezioni: ciò che mi è piaciuto e ciò che non mi è piaciuto.
L'elenco mi servirà a fare chiarezza, a mettere in prospettiva un orizzonte vasto e forse anche un po' disorganico. Ma bellissimo. E anche pesantissimo.

Cose che mi sono piaciute: