I Love Books: 56. 22/11/'63


Quando, specialmente subito dopo letture impegnative, cerco un tipo di lettura "di riposo" che abbia a che fare più con l'entertainment che con la letteratura vera e propria, mi rivolgo al Re, al maestro dell'arte furbastra di acchiappare il lettore, risucchiarlo e sputarlo via solo a fine libro.

King è quasi malefico in questo senso, è una sorta di scaltro stregone, di genio bastardo dell'editoria in grado di ipnotizzare dopo poche pagine; fa quasi rabbia per questo suo innato talento, fa quasi paura.
Nei suoi mondi provinciali americani orrorifici, malsani e misteriosi c'è spazio per tutti, dal lettore più commerciale e targetizzato a quello più colto e snob. Non c'è scampo per nessuno.

22/11/'63 è il tipico marchingegno kinghiano di vastissima fantasia e perfetta lavorazione dell'intreccio, di surreale ad altissima credibilità e di reale di facilissima empatia. E' un mondo di ingranaggi di scrittura perfetta, sfacciata, sempre padrona di sè e padrona del lettore.
Rispetto ad altri suoi romanzi (per quel che mi riguarda, e per quel poco che ho letto di suo, al momento la sua pietra miliare insuperabile è IT, ma mi riservo di leggere altro) la componente horror è assente e questo ne fa un po' un'opera sui generis rispetto al marchio di fabbrica del maestro. A dire il vero non mancano momenti sanguinolenti e descrizioni accurate di lacerazioni corporee, non sarebbe King altrimenti.

Il contesto prevalente è però quello storico-politico, mescolato alla tematica fantascientifica dei viaggi nel tempo: un insegnante del Maine del 2011, Jake Epping, attraverso un buco temporale e sotto mentite spoglie, deve andare indietro negli anni '60 e impedire (tra le altre cose) l'assassinio di John F. Kennedy per mano di Lee Oswald, annullando così tutte le  sanguinose conseguenze di questo grave momento storico. 
Tutto quello che c'è in mezzo tra la svolta retrò del protagonista e l'arrivo del giorno dell'attentato è prevalentemente vita quotidiana ora tranquilla ora turbolenta, preparazione e amore.

22/11/'63 in fondo è una grande, travolgente e travagliata storia d'amore, un po' troppo patetica e straripante per i miei gusti letterario-sentimentali sobri, un po' troppo da cinematografia lacrimosa.

E' anche una riflessione sull'ineluttabilità del passato e sull'inflessibilità del tempo che se viene toccato e manomesso può reagire in modo violento. Fuor di metafora, nulla accade per caso e ciò che accade doveva accadere. L'ovvietà, praticamente.

Io 22/11/'63 l'ho trangugiato con discreta velocità e con estrema facilità, ci sono entrata dentro e non mi sono dovuta sforzare nemmeno tanto per accantonare il raziocinio e sospendere l'incredulità; d'altronde, si sa, la scrittura di King è un potente annientatore di razionalità.
Eppure non mi ha folgorato, non mi ha fatto innamorare nè mi ha turbato, a dire il vero ho trovato qua e là sentore di banalità e di sciocchezza, di faciloneria piaciona e commerciale, di frasario sentimentalista da diario del liceo. E pure qualche pagina di troppo che poteva benissimo finire nel cestino del desktop di King.

E' anche vero che cercavo un libro facile e marpione da cui farmi sedurre senza troppe implicazioni intellettuali e in questo senso, 22/11/'63 è un libro perfetto, appagante: lo mordi, ti morde e poi fuggi, affamata di nuovo di qualcosa di più "pesante".

Commenti

  1. Condivido tutto il contenuto del post. Nel'ambito della letteratura di intrattenimento un vero capolavoro.

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    1. per me capolavoro è troppo, ma sicuramente intrattiene benissimo!

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  2. anche io condivido in pieno il tuo giudizio sulla scrittura di King. attualmente ho prenotato in biblioteca The Dome.

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    1. ma sai che anch'io voglio leggerlo prossimamente? Ne ho sentito parlare molto bene, pare sia uno dei suoi migliori...Avremo modo di confrontarci ;)

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