Il mio ultimo film del 2013: Philomena


Quando, sul finire dell'anno, sono andata a vedere questo film - influenzata da una serie di recensioni e reazioni mediatiche contente e dall'applausometro più che positivo del Festival di Venezia - mi sono portata con me un'idea precisa di quello che sarebbe stato, una convinzione solida (e sbagliata).
Per l'esattezza quello che mi aspettavo era un filmone carico di rabbia, passione e avventura, la possibilità di un dolore, di un'emozione cinematografica forte.
D'altronde la storia vera di un'anziana donna irlandese che con l'aiuto di un giornalista si mette alla ricerca del figlio perduto 50 anni prima, strappatole via da suore brutali e dato in affidamento ad una famiglia americana, si prestava all'accensione di sentimenti potenti, se non altro di schiumosi rigurgiti anti-cattolici e di desideri di violenza/vendetta.

Così non è stato perché Philomena (di Stephen Frears, 2013) è un film essenziale, quasi elementare, senza pose, senza posizioni nette, senza furore.
Ha un andamento flemmatico, riposante, senza picchi di collera, destabilizzazioni o momenti di commozione notevoli.

Da questo punto di vista è un film frustrante, un po' come quelle persone fin troppo educate che non perdono mai le staffe, un po' come chi usa locuzioni e assonanze autocensuranti per bestemmiare.

La sceneggiatura, che ha vinto il Premio Osella a Venezia, è molto basic e la massima trasgressione che si concede e l'uso reiterato del flash-back narrativo sul passato di Philomena; per il resto è semplice e sfrondata da qualsiasi elemento di complicazione dell'intreccio o altre sofisticazioni moderne.
Philomena è il classico film che può essere visto e capito dai bambini così come dai novantenni, anche perché dal punto di vista dell'audacia garantisce notti tranquille ai più piccoli e stabilità cardiaca ai più anziani.

Ciò che ho apprezzato maggiormente e che secondo me è la vera forza/salvezza del film è il duetto attoriale Judy Dench/Steve Coogan, entrambi profondamente calati nella parte e bellissimi da vedere insieme.
Nel loro eterno contrasto culturale, generazionale, ideologico che diventa dialogo e confronto costante, risultano una coppia on-the-road godibile e a tratti pure divertente.

E' stato piacevole ascoltare il ping pong tra le idee dell'una e quelle dell'altro e se da una parte fa rabbia e quasi senso la capacità di perdono e la fede ferrea di lei, dall'altra parte c'è un uomo sostanzialmente ateo, polemico e sarcastico verso l'argomento Dio, Chiesa e dintorni, che scuote almeno in parte la rassegnazione bigotta di lei e la delusione dello spettatore più ardito e amante delle provocazioni.

Sia chiaro: tutto è ben lontano dall'essere dissacrante e l'impronta anziana in stile Rai Fiction predomina sempre, però forse è proprio questa mancanza di slanci rabbiosi, questa pacatezza la chiave del film: mostrare due posizioni senza farle scornare, raccontare una storia di dolore estremo in modo non estremo, quasi con leggerezza.

C'è anche da dire che Stephen Frears non è mai stato un rivoluzionario e che la sobrietà e l'equilibrio british sono sempre presenti nei suoi film; ciò non toglie che sia un regista brillante e basta guardare un capolavoro come Le relazioni pericolose o commedie sbarazzine come Alta fedeltà e Tamara Drewe per salvarlo dal sospetto che sia un tantino noiosetto e old-fashioned.
Nel caso di Philomena a salvarlo sono le performance dei due attori protagonisti e (solo) da questo punto di vista quello di Frears è un film che merita tutti gli applausi che ha avuto.




Commenti

  1. La britishtude è così, calma e placidità, ma questo non è necessariamente un difetto... mi sa che lo recupererò perché avevi visto il trailer ed era riuscito a convincermi...

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    1. in questo caso la britishtude è fin troppo calma e avrei voluto più rabbia, però vale lo stesso la pena vederlo :)

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  2. Recensione più che condivisibile. Del resto il motivo per cui non ha vinto il Leone d'Oro a Venezia è proprio il suo essere 'basic', in poche parole la mancanza di originalità (il che ovviamente non significa che sia un brutto film). Bertolucci del resto ci aveva avvertito fin da subito: avrebbe premiato film magari 'imperfetti' ma in grado di stupirlo piuttosto che film stilisticamente perfetti ma convenzionali. E 'Philomena' rientra appieno nella seconda categoria.

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    1. esatto! E' il film convenzionale e da passaggio televisivo per eccellenza!

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  3. Io non sono riuscita ancora a vederlo, volevo ma mi ero persuasa dell'idea fosse un po' 'pesante' e dovessi avere il mood giusto per vederlo...a sentire molti e leggere te credo di aver proprio sbagliato as aspettare...

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    1. Enrica anch'io pensavo e speravo fosse "pesante" e impegnato, ma non lo è affatto! E' anzi fin troppo soft (ma tutto sommato godibile)!

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  4. A occhio e croce potevi finirlo meglio il 2013... sarà storia vera ma troppe cose funzionano in versione "sorpresa" e non mi convince affatto... diciamo che se fosse tutto vero ...bei polli tra madre e figlio!!

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    1. eh sì, avrei potuto finirlo meglio! La storia a me è parsa tutto sommato credibile, anche se è vero che alcuni aspetti possono sembrare un po' troppo adatti al cinematografico. Chissà...Bisognerebbe leggersi il libro scritto dal vero giornalista per saperne qualcosa in più, ma al momento non ho intenzione di farlo! ;)

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