I Love Books: 77. Gli uomini della sua vita


Intellettualismo molto chic che a volte sembra sterile snobismo, a volte geniale brillantezza e sorprendente preparazione culturale, a volte tribuna politica radicale, a volte pura posa anticonformista.

Mary McCarthy ancora una volta mi è parsa così: affascinante intellettuale e fredda calcolatrice, teorica dell'indipendenza femminile e della liberazione psicofisica dai dettami morali della sua epoca e snob senza ritegno, creatura sofisticata bravissima nella scrittura ma a tratti vanitosa, sprezzante, perfino spietata.

Me ne ero accorta leggendo Il gruppo, e con Gli uomini della sua vita questa sensazione ambivalente si è riconfermata, facendomi oscillare tra la totale venerazione verso questa scrittrice dai tratti rivoluzionari e il fastidio verso i suoi modi alteri, tra l'empatia e l'antipatia.

Alcuni racconti de Gli uomini della sua vita li ho trovati grandiosi, miracolosamente attuali (i miei preferiti sono L'uomo con la camicia Brooks Brothers, Ritratto dell'intellettuale come uomo di Yale e Padre spirituale, io mi confesso), piuttosto sciatti altri, ma la scrittura è sempre molto accattivante e sarcastica, con uno stile spigliato e beffardo piacevole da leggere, soprattutto per una donna e soprattutto contestualizzando gli anni in cui McCarthy scrive (il libro è uscito nel 1942) e lo status del suo sesso in quel periodo storico.
L'emancipazione che scorre fra le righe è fervente e la modernità di certe situazioni lascia a bocca aperta, si adatta alla nostra contemporaneità con una spigliatezza sorprendente.

New York e sesso occasionale al femminile fanno subito pensare a Sex and the City e in effetti Gli uomini della sua vita è una sorta di antesignano, tutt'altro che datato o ridicolizzato dal tempo, della narrazione all'insegna di libertinaggio e mondanità della famosa serie tv, una sua versione più cerebrale, politicizzata e psicologicamente complessa.

A differenza di Sex and the City qui però la protagonista è una sola, Margaret Sargent: ogni racconto ce la fa vedere alle prese con un uomo, un tormento, una crisi diversa. Che sia un ex marito, uno sconosciuto conosciuto su un treno, un datore di lavoro, un collega di lavoro-amante, il suo psicoanalista, Margaret ha sempre a che fare con dissidi, conquiste, crolli.
Nonostante siano passati più di 70 anni (!), è straordinariamente facile identificarsi in alcuni tratti di Margaret, riconoscere come proprie alcune delle sue idiosincrasie.
Peccato che questa familiarità si perda un po' nei momenti in cui l'autrice sembra più teorizzare che narrare (ed ecco l'atteggiarsi e la freddezza di cui parlavo prima!).

Se amate la letteratura (non programmaticamente) femminista e un tipo di donna letteraria multisfaccettata, conflittuale e combattuta che ha la disinvoltura di oggi e il fascino vintage della New York anni '30-'40, questo libro fa al caso vostro.
Sappiate però che Mary McCarthy è una tosta e non offre consolazioni.

Commenti

  1. Sai che mi hai proprio incuriosita con questa recensione? Mi segno il libro, penso proprio che lo metterò nella mia wishing list per il compleanno! grazie della segnalazione :-)

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