Il mio parere su Revenant - Redivivo


L'ho visto sabato, l'ho ripensato e ponderato mentalmente domenica e oggi scrivo due considerazioni piuttosto diverse da quelle che avrei pensato di scrivere prima di vedere il film.
Confidavo in mie sperticate lodi e in quel tipo di entusiasmo da capolavoro che ti fa esagerare nell'uso di aggettivi trionfali, e invece sarò tiepida, a tratti delusa.

Revenant me l'aspettavo diverso: più narrativo, più romanzesco e psicologicamente raffinato, più dinamico, più epico.
Invece è un film basic, fatto di istinti primordiali, natura impervia che troneggia fiera per tutte le due ore e mezza della pellicola, silenzi sconfinati che fanno parlare la disumanità del paesaggio, motivazioni essenziali, dominio della sopravvivenza minima e un tipo di uomo che si fa animale, selvaggio, belluino, basilare.

Un film animato da dinamiche elementari che non cerca nulla di più sofisticato e originale del suo minimalismo narrativo, del suo aspetto gelido e spietato.
Il bene, il male e una disumana ferocia climatica fra i due.
Un cacciatore di pelli ferito quasi a morte da un orso (una delle sequenze più audaci del film), il figlio mezzosangue ucciso da un traditore (un Tom Hardy più convincente di Leonardo Di Caprio), una spinta mostruosa alla rinascita e alla vendetta, la rigidità del clima che intralcia il percorso e tempra l'anima. Poco altro.

Revenant è un film spoglio e brutale.
Ed è purtroppo noioso.

Non emoziona, non accarezza, non cede mai ad altro che non sia la sua missione ostinata di sfida alla comodità su ogni fronte, anche spettatoriale.
Temperatura a -30° anche per quel che riguarda empatia e sintonia con chi guarda.
A volte si fa poesia naturalistica, ma sono solo momenti e nella scena seguente vedi il protagonista sventrare un cavallo o addentare del fegato sanguinante di un bisonte con il compiacimento di chi filma.
La parte cruenta domina deliberatamente su quella lirica.

Revenant ha una sceneggiatura ridotta all'osso, quasi simbolica, ed è inutile cercare sottotesti e letture trasversali in quella che è un'operazione sistematica e volontaria di spoglio e di riduzione ai primordi.

Credo che Iñárritu abbia voluto prima di ogni cosa filmare la natura selvaggia in tutta la sua efferata indifferenza, in tutta la sua silente carica iconografica e non a caso il film è ricco di suggestioni alla Malick, fatte di solo paesaggio e di immobilità quasi spirituale.

Certamente questo aspetto ai limiti del documentaristico di Revenant incanta più delle scontate gesta di sopravvivenza e di vendetta che vi si compiono, ma come ho già detto prima, sono brevi indugi surreali nel procedere animalesco, carnale e monotematico del film.

Ma veniamo alla questione Di Caprio.

Il dotatissimo Leo è una maschera di sofferenza, un eroe di prove fisiche bestiali e meriterebbe l'Oscar per il sacrificio in nome di una recitazione sincera e scomoda.
Tuttavia, ho visto sue versioni meno wild e più umane in grado di farmi esplodere dall'emozione e di farmi gridare "all'Oscar, all'Oscar!".
Se anche stavolta non dovesse spuntarla mi starebbe bene.

In Revenant è un attore portentoso, ma il suo Hugh Glass (che è esistito davvero) è un personaggio facilmente dimenticabile, perché troppo ovvio e piatto, perché già visto o letto altrove (il film mi ha fatto venire spesso in mente Butcher's Crossing di John Williams, per esempio), perché sovrastato e fagocitato dalla potenza dell'ambiente in cui è calato e dall'esasperata essenzialità del film.

Sarebbe un caso di Oscar dato più al background produttivo e logistico dell'interpretazione che all'interpretazione stessa. Come a dire "si è fatto un mazzo così per 'sto film, e premiamolo va'!".

Io però volevo anche emozionarmi.

Onestamente, ho visto cose molto più belle del regista messicano, cose più corali e poliedriche, più riconoscibili, cose più innovative (come Birdman lo scorso anno).
Questa sua versione di frontiera a base di terre selvagge del Nord e pause mistiche-sciamaniche non gli si addice secondo me.

La fotografia di Emmanuel Lubezki è la cosa più attraente del film, una dichiarazione di fedeltà alla naturalezza della luce, una sfida stravinta contro l'artificio, però questa maestria visiva e questo coraggio geografico non mi sono bastati.

Revenant non mi ha convinto come mi aspettavo facesse (ahi, le aspettative!): è un lavoro impeccabile, testardo e temerario, ma alla straordinarietà del dietro le quinte e delle imprese registiche non corrisponde, per me, una straordinarietà sostanziale.

Lo ripeto: io volevo anche emozionarmi.
(E i mugugni, i denti digrignati e la pelle scorticata di Di Caprio non mi sono bastati).




Commenti

  1. Anche io mi aspettavo parecchio di più...

    Qualche emozione in più rispetto a te a me l'ha provocata, però nel complesso sono rimasto comunque mezzo deluso. Ma magari è tutta colpa delle aspettative troppo elevate.

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    1. sì, forse le aspettative universali troppo elevate hanno peggiorato la ricezione del film e fatto sentire di più la delusione :(

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  2. Sono d'accordo con te. Pensavo che fosse il nome e la filmografia del regista a influenzarmi... Ma vedo che non sono l'unica, quindi non può essere soltanto questo. Mi è davvero sembrato un film come tanti altri, intrigante per carità, ma mai realmente interessante. E come dicevi tu Di Caprio avrebbe meritato decisamente di più la statuetta per altre pellicole. Non che non sia bravo, ma non era all'apice come è stato altrove.

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    1. Eh già, bravo è bravo, ma io ho ancora in mente il suo personaggio in The Wolf of Wall Street e le scariche di entusiasmo e d emozione che mi ha trasmesso. Altro che Hugh Glass e la sua pelliccia di orso...

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  3. Mi hai smontata un po' :-p Ammetto che in realtà non è il tipo di film da cui normalmente sono attratta, e l'effetto 'è questa la volta che vince l'Oscar' mi ha spinto da andare a vederlo più del trailer.. Andrò a giorni e leggendo le vostre opinioni mi sto creando qualche pregiudizio tale da magari avere l'effetto sorpresa della serie 'pensavo peggio' :)

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    1. eheheheh, può darsi che partendo già preparata al peggio, tu riesca a trovare il meglio del film. Vienimi ad aggiornare se vuoi ;)

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  4. Io l'ho trovato molto intenso, e nemmeno troppo noioso.
    Poi l'interpretazione di Hardy è stata da brividi.

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    1. Hardy è piaciuto pure a me, più di Di Caprio, ma purtroppo io il film l'ho trovato noioso e monotono :(

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  5. Meno male che ho letto questa tua recensione: stavo giusto pensando di proporre alla mia dolce metà di scomodarci fino al cinema più vicino per vedere questo film, ma quanto dici mi spinge velocemente a demordere. Non sembra affatto un film che può rispecchiare i miei gusti, sotto quasi nessun punto di vista. Peccato!

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    1. Guarda, secondo me va visto a prescindere perché è un'opera particolare e interessante dal punto di vista registico e fotografico. Però non c'è da aspettarsi intrattenimento sfrenato, ecco ;)

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  6. Concordo. A me sono state le parti malickiane a sembrare oscenamente fuori posto, visto com'è andato l'andazzo generale.

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    1. In effetti quelle pause alla Malick sono poco sensate nello stile complessivo del film. Però le ho apprezzate perché spezzavano un po' la monotonia delle sfighe di Glass :)

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  7. anche perchè la pelle scorticata di di caprio ce l'avevamo già ai tempi di Aviator, e caspita, parlando di emozioni...
    buon anno cara, sono tornata, o meglio, sto provando a tornare!

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    1. Infatti :D
      Buon anno anche a te e bentornata, ritorno graditissimo :D

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  8. leggo molti pareri convinti su Leo e meno sul film in se e per se
    io lo vedrò sabato sera, e mi farò un'idea sulla cosa, sicuramente le aspettative comunque sono molto alte

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    1. buona visione allora, spero che le tue aspettative non vengano deluse, almeno non del tutto ;)

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  9. Sarà che io non avevo propria nessuna aspettativa, anzi. Direi che il film era esattamente come me lo aspettavo, per cui nessuna delusione.
    Comunque anch'io ho pensato a Malick per gran parte del film!

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