I Love Books Christmas Edition: 132. Palomar/ 133. Rebecca (La prima moglie)/...

Non so stilare liste esattamente come non so fare le valigie, l'ansia dell'esclusione e del ripensamento mi logorano, la selezione mi atterrisce, mi sembra di fare un torto enorme agli esclusi.

Ma visto che dovunque è il momento festaiolo dei consigli di lettura e visto che anch'io nel mio modo disorganico e intermittente sono una book blogger, mi cimenterò nell'impresa e vi proporrò due - solo due - libri che ho letto a novembre e che secondo me vale la pena poggiare sotto l'albero incartati e infiocchettati per le feste.

Aggiungerò un jolly finale (in realtà sono 3 jolly) che, come sa chi legge questo blog, è un amore già ampiamente dichiarato.

Il primo libro che vi propongo è Palomar di Italo Calvino (edito da Mondadori).



Perché?

- Perché nella sua esile consistenza cartacea e nel suo meno noto fulgore editoriale è un'opera pregna di inviti, ispirazioni, richiami all'arte dell'osservazione, inchini all'arte della descrizione, meditazioni minimali che si estendono verso l'infinito.
- Perché il suo protagonista, il signor Palomar, che porta il nome di un potente e famoso telescopio, che tende al dubbio iperbolico ed è incline alla problematizzazione filosofica di tutto, è un'anima fragile e sensibile che con i suoi occhiali e il suo modo di usare gli occhi ha molto da insegnarci: osservare la vita quotidiana, anche nei suoi aspetti più minuscoli, nelle sue manifestazioni minime, perderci negli elementi, esplorare l'ovvio, perfino il nulla.
Leggere un'onda del mare, analizzare l'accoppiamento di due tartarughe, prestare davvero ascolto al canto degli uccelli. Ma anche scegliere accuratamente il proprio formaggio preferito tra le infinite varianti di formaggio, interrogarsi su una serie di insignificanti situazioni, come una pantofola spaiata. Chi avrà preso l'altra?
- Perché è un libro che invita a fermarsi, a respirare, ad astrarsi da ciò che è più grande di noi e ci sovrasta, attraverso la concentrazione sul piccolo, sull'ovvio che ovvio non è affatto. Un'educazione allo sguardo, una proposta alternativa di uso degli occhi.
- Perché le parole usate da Calvino non sono mai casuali e opache, ma semplici e cariche di sfumature, leggere e pesanti, e sopra ogni cosa, evocative. Se regalate Calvino regalate mondi di suggestioni verbali.

A chi può piacere: estimatori neofiti di Italo Calvino, persone curiose e amanti dell'osservazione, persone calme e riflessive, persone agitate e distratte, esploratori del quotidiano, persone che hanno dimenticato la gioia delle piccole cose.

La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse. È un'ombra biancastra che affiora dall'azzurro intenso del cielo, carico di luce solare; chi ci assicura che ce la farà anche stavolta a prendere forma e lucentezza? È così fragile e pallida e sottile; solo da una parte comincia ad acquistare un contorno netto come un arco di falce, e il resto è ancora tutto imbevuto di celeste.

«Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose, - conclude, - ci si può spingere a cercare quel che c'è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile.»

Non interpretare è impossibile, come è impossibile trattenersi dal pensare.

Il secondo libro che vi propongo è Rebecca (La prima moglie) di Daphne Du Maurier (credo che attualmente si trovi in commercio solo nell'edizione de Il Saggiatore).



Perché?
- Perché è pura tensione narrativa e psicologica, una bomba ad orologeria elegante e sobria negli escamotage, che non vi esploderà subito in mano ma renderà esplosiva la vostra curiosità.
Il tutto in chiave vintage, senza brusche accelerazioni contemporanee, con charme inglese, con esasperazione sottile e graduale e affascinanti indugi descrittivi.
Se il maestro Hitchcock ne ha fatto un film (che non ho visto e devo vedere. Però ho visto Gli uccelli, tratto da un altro racconto della Du Maurier) è perché l'intreccio è una perfetta macchina della suspense e della tensione per accumulo.
- Perché Manderley è molto più di una sontuosa dimora della Cornovaglia con affaccio sul mare, è un luogo di ossessioni, presenze ingombranti, drammi psicologici femminili logoranti e definizioni della propria identità e dell'identità di un matrimonio. Il suo carisma elegante e dark viene fuori dalle pagine e vi rapisce.
- Perché il personaggio di Mrs Danvers, la domestica, è un capolavoro dell'inquietante, una delle figure più sinistre che vi capiterà mai di incontrare in letteratura.
- Perché il romanzo richiama Henry James, le ghost stories, il romanzo gotico, ma ha anche una contemporaneità psicologica nella tecnica narrativa che non lascia scampo al lettore odierno.

A chi può piacere: amanti di Hitchcock, amanti della psicologia, amanti del mistero e dei gialli, amanti, donne gelose, donne insicure, donne troppo sicure, lettori in cerca di storie da divorare, meglio se un po' fuori moda.
Io sono convinta che nella vita di ognuno giunga, tosto o tardi, l'ora della prova. Tutti quanti noi abbiamo il nostro dèmone, che ci aizza e ci tormenta, e col quale, tosto o tardi, dobbiamo combattere. Noi abbiamo vinto il nostro; o così almeno crediamo.

Mai più torneremo ad essere gli stessi. Anche se mi fermo per pranzare in un'osteria lungo la strada, ed entro a lavarmi le mani in una stanzuccia buia e sconosciuta, se tocco una maniglia che mi è ignota, se vedo la tappezzeria che casca a pezzi dalla parete, se mi guardo in un ridicolo specchio screpolato sopra al lavabo: tutto ciò, per un momento almeno, è mio, mi appartiene. Ci conosciamo. È il presente. Non c'è passato e non c'è avvenire. Io sono qui, mi risciacquo le mani, e lo specchio incrinato mi rivela a me stessa, sospesa, per così dire, nel tempo: questa sono io, questo momento non passerà.

La postilla che aggiungo è...rullo di tamburi...La saga dei Cazalet, volume 1, volume 2, volume 3.


Per me la migliore uscita editoriale del 2015/2016 (leggete i tre post per capire il mio amore).
Potete regalarla a chi volete o a voi stessi, un solo libro o tutti e tre (in attesa del quarto).
Vi do la mia parola che si tratta di un dono letterario prezioso. Ore liete assicurate.

Buon Natale!😘🎄🎅

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