Il mio parere su Love & Mercy


Quando ascolto i Beach Boys mi si profilano davanti agli occhi distese sfacciate di luce estiva, zone mentali di completa leggiadria, di estati senza fine, di dolce vita, turbinii di colori vitaminici, di finestrini aperti dentro automobili in corsa verso i litorali d'agosto e across the USA.
Una serie di fantasie positive e festaiole.

L'album Pet Sounds è da sempre una delle mie forme preferite di svago sonoro, la mia unica possibilità di ritrovare il sorriso in una giornata votata al peggio.
Un suono di campanellino che distende i nervi e li irradia di sole.

I Beach Boys tirano su il morale e invitano a feste californiane sulla spiaggia da generazioni ed è una pena, una prova difficile, rendersi conto seriamente di quanto il loro leader fosse impaurito dal mondo, sofferente e tormentato da squilibri psichici.

Sapevo, senza aver mai approfondito, dei problemi di Wilson, ma Love and Mercy (di Bill Pohlad, 2014) mi ha mostrato da vicino la verità paradossale di una vicenda biografica sorprendente e, a sorpresa, triste.
Mi sono sentita triste durante la visione, come quando gli idilli si svestono e iniziano a sfaldarsi.

Se si pensa che solo uno dei cinque Beach Boys sapeva nuotare e fare surf, allora la costruzione mentale diventa un po' più facile da demolire e l'immagine brillante di questi ragazzi splendenti si fa più nuvolosa.

Dietro la creatività, l'esplorazione, la sperimentazione musicale, dietro la celebrazione di un giovanilismo da spiaggia senza fine, c'era Brian Wilson con le sue nevrosi e le sue alienazioni ben poco californiane.


Love & Mercy non è un film sulla storia dei Beach Boys, ma un film sul dolore tormentato dell'atto creativo, estasi e martirio di una creatura fragile, sulle zone d'ombra e di buio dell'anima di una band dalle tinte vivaci, sulle ferite d'infanzia che deformano dentro.
La storia una sensibilità poco capita e costretta dentro stereotipi e tripudi di vitalissima West Coast.

Ma è anche un film sull'amore e sulla sua ostinazione, sulla sua miracolosa capacità di salvare e rinnovare, proprio quando la rovina prospera e avanza.


Personalmente ho preferito il Brian Wilson anni '60 di Paul Dano al Brian Wilson anni '80 di John Cusack.
Il primo recita nella giusta prospettiva e interpreta le perdite di controllo del musicista senza perdere mai il controllo della performance, il secondo mi è parso invece una caricatura, una versione Forrest Gump di Wilson.
C'è da dire che in quegli anni Wilson era imbottito di psicofarmaci e ridotto ad un gonfio burattino nelle mani non convenzionali dello psicoterapeuta Eugene Landy (Paul Giamatti), ma John Cusack esagera un po'.

Love & Mercy non è un film piacevole, non trasmette le good vibrations cantate da Wilson.
L'ho trovato spesso disturbante e simbolico, un po' sfrangiato e poco compatto, come allacciato male.
Non ha il ritmo inevitabile delle migliori canzoni dei Beach Boys insomma.

Tuttavia mi sono emozionata nelle scene della creazione di quei pezzi biblici che ascolto da una vita, quando Wilson riunisce strumentisti di ogni tipo, persino i suoi cani, e forgia come un Vulcano fremente nella sua officina musica perfetta e doni di felicità acustica all'umanità.

L'amore per i Beach Boys viene celebrato dal regista in questi momenti e nonostante il senso di malattia e di perdita su cui è focalizzata la pellicola, la sensazione finale è quella di un ritorno alla vita.

Parte Wouldn't it be nice e ti tiri su perché sonorità di questo tipo pretendono il ritorno della leggerezza e rendono la musica qualcosa di simile alla speranza, un'assolata California per l'anima.


Commenti

  1. Eh già, una pellicola piuttosto triste.
    E pure io ho preferito Paul Dano a un John Cusack che comunque se la cava già meglio del solito...

    Film magari non del tutto riuscito, però emozionante, e quindi decisamente promosso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Promuovo anch'io! Al di là della tristezza generale, ci si emoziona davvero.

      Elimina
  2. Mi ha stupita venire a conoscenza della vera storia di questa band. È lontana dai nostri giorni, ma anche io me la immaginavo un'esistenza paradisiaca la loro. Piena di ragazze e bagni in mare con il sole cocente.
    È stato interpretato da due attori che non potevano fare altro che cinema nella loro vita, ed è stata una bella scoperta.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

WOODY ALLENamento: 2. Il dittatore dello stato libero di Bananas

I Love Books: 138. Hygge - La via danese alla felicità

I Love Books: 40. Diari (di Sylvia Plath)

La Donna della Domenica: 4. Natalie Portman