I Love Books: 134. La donna in bianco


È la terza volta che parlo di Wilkie Collins (l'ho già fatto con identico entusiasmo in questo post e in questo post) e per la terza volta devo dare ragione al prode Baricco che sulla prima di copertina dice che smettere di leggere Wilkie Collins è impossibile.

Perché è impossibile?


Perché le trame sono ricche di fatti e di gente, completamente orientate all'azione e alla reazione.
C'è sempre qualcosa da scoprire, un piano da portare avanti, un malvagio da punire e tutto ciò rende praticamente impossibile provare stanchezza. Collins è uno scaltro ragno avvocato-letterato in abiti ottocenteschi e noi cadiamo nella sua rete a dispetto della nostra sfacciata modernità.
Il mistery è un genere sempreverde e Collins ne è maestro senza tempo.

Ogni capitolo apre una finestra su quello successivo e tu devi per forza affacciarti e sbirciare, devi proseguire l'esplorazione in quei sottoboschi britannici di umanità e scelleratezza.
Ai suoi tempi (1859- 1860) il romanzo uscì a puntate sul settimanale diretto da Charles Dickens All the Year Round e i lettori dovevano aspettare; noi fortunelli del 21° secolo ce lo possiamo godere senza soluzione di continuità.

La donna in bianco mi è piaciuto tanto quanto Armadale e Senza nome.
L'impianto è sempre lo stesso, ma c'è la figura sinistra del Conte Fosco, quella spettrale della donna vestita di bianco, quella diabolica di Sir Percival a dare una nuova personalità all'insieme.
Anne Catherick, debolissima, e Marian Halcombe, forte e indipendente, sono altre due figure femminili di ottima fattura psicologica fra le tante donne ben connotate dell'immaginario collinsiano.

Il bello dei romanzi di Collins è anche questo (che poi è la stessa forza dei romanzi del suo amico Dickens): sebbene le vicende siano sempre un po' le stesse, a base di beghe legali e disguidi su eredità e cose così, i personaggi sono singolari, ognuno caratterizzato per non confondersi con gli altri, eroine e villain di cui ricordi il nome, i fatti o i misfatti anche a distanza di tempo dalla lettura.

Ne La donna in bianco l'elemento a mio parere eccezionale è anche l'alternanza di punti di vista e il suo dipanarsi attraverso testimonianze e deposizioni di vari personaggi, come fosse un processo.
La coralità salva sempre dalla ripetizione, dalla lunghezza, e il rimbalzare della storia da una voce all'altra è puro ritmo narrativo.

E poi, cosa ricorrente in Collins, la compostezza vittoriana con la sua ritualità domestica viene sempre scossa e minacciata da qualcosa o da qualcuno ed è esaltante vedere questo mondo quasi lirico farsi minaccioso e notturno.

Voglio tranquillizzare tutti coloro che di fronte ad un libro pasciuto di 800-1000 pagine arretrano per andare al reparto libri denutriti: la mole è notevole, ma non c'è da temere, non è Infinite Jest, è un librone da comfort zone letteraria, benevolo, fluente, divertente.

T.S. Eliot disse che La donna in bianco è il miglior romanzo di Wilkie Collins, ma anche gli altri che ho letto non scherzano.
Certo è che un romanzo a caso di Collins va inserito  nei libri da leggere almeno una volta nella vita, soprattutto se amate la letteratura inglese dell'800 ma vi siete già spazzolati tutta l'opera di Dickens.
Le nostre parole sono come giganti quando ci fanno un torto, e come nani quando ci rendono un servigio.

Commenti

  1. La donna in bianco è il mio preferito*-* Lo amo proprio questo autore e l'ho scoperto giusto con questo titolo (una vera folgorazione, lo ammetto). Un personaggio femminile estremamente affascinante, una storia piena di suspence e un'atmosfera goticheggiante e mistery. Insomma, perfetto per mexD

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    1. Io non mi so decidere sul preferito, devo leggere tutti gli altri e poi forse mi deciderò. Certo è che La donna in bianco è una gran bella cosa <3

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