I Love Books: 144. Mia figlia, don Chisciotte


Ultimamente provo a leggere più narrativa indipendente, a conoscere nuove realtà editoriali, nuovi nomi in catalogo, nuove scritture.

Tipo la NN Editore, la casa editrice milanese che ci ha fatto conoscere Kent Haruf (io non ho ancora avuto il piacere) e Jenny Offill (di cui ho letto Sembrava una felicità) e che esercita su di me un grande fascino grafico a prescindere dal nome e dal titolo in copertina.

Mia figlia, don Chisciotte l'ho comprato a scatola chiusa durante Una marina di libri a Palermo; ho toccato tutti i libri esposti nello stand NN, li ho desiderati uno per uno, poi mi sono fermata su questa copertina rosso mattone e l'ho fatta mia*.

Mi ha incuriosito il titolo, una dichiarazione netta, quella virgola dalla doppia possibilità, la genitorialità accostata alla letteratura.

È un romanzo molto originale negli intenti, una sorta di ibrido tra il saggio e la dichiarazione d'amore, tra l'analisi accademica e la narrazione familiare. Lo scrittore catanese, che ama il Don Chisciotte di Cervantes fino all'immedesimazione e alla proiezione nel suo quotidiano, scrive sull'opera e insieme all'opera, la commenta e se ne fa accompagnare

Un'operazione speciale, che trasmette ondate di amore per la letteratura e per la propria bambina, in uno scambio continuo e ben armonizzato. Il piano dell'analisi del Don Chisciotte si mescola con il piano intimo e domestico del rapporto papà-figlia, procede con la stessa andatura bizzarra e sognante.

Tuttavia ho trovato dei limiti in questo esperimento.

Uno riguarda solo me e chi come me non ha mai letto il Don Chisciotte: la sensazione che ho avuto mentre leggevo era di estraneità. Prendere parte al libro di Garigliano e alle vicende cervantesiane di cui si fa tramite scrupoloso è difficile se non si ha idea di ciò di cui si parla. Come leggere un saggio su un'opera senza aver mai letto l'opera in questione.
Forse, se avessi avuto una preparazione adeguata sul Don Chisciotte, mi sarei addentrata meglio nelle pagine di Garigliano, mi sarei fatta contagiare dalla sua febbre monotematica e romantica.

L'altro limite, più oggettivo, è il registro usato: alto, colto, freddo.
Garigliano è un erudito, ha la precisione analitica del ricercatore universitario, ma a volte manca di empatia da romanziere. Con i suoi paroloni e la sua sintassi aristocratica sembra pensare poco al lettore.

Il suo fraseggio è ricercato, un raffinato trionfo di non scontatezza verbale e ciò appaga la logofilia di chi legge, il senso del bello verbale, ma allo stesso tempo a volte è come se venisse meno la spontaneità e la prosa diventasse artificiosa e superba. Ecco, qualche volta il romanzo mi è sembrato un esercizio di stile.

I momenti più morbidi e autentici del libro sono quelli che riguardano la bambina, il suo audace spirito da Don Chisciotte in miniatura, le favole che il papà le racconta e il suo buffo immedesimarsi, le esplorazioni fuori casa, il lessico famigliare codificato (principeffa, brummante e altri termini dolci), la dimensione donchisciottesca che connota il loro rapporto.
Lei cavaliere pazzerello, lui scudiero guardingo, la loro vita di invenzioni e dedizione reciproca.

Se siete alla ricerca di una lettura innovativa, se avete letto Don Chisciotte o se vi sentite simile ad uno dei suoi personaggi fuori dal comune, se non cercate una fluidità narrativa immediata, se siete dei giovani genitori innamorati della propria creatura, Mia figlia, don Chisciotte potrà conquistarvi.

Io, che non conosco la letteratura spagnola classica e che non ho prole (una cagnetta di 4 anni vale lo stesso?), mi sono fatta coinvolgere di meno, ma sperimentare non fa mai male.

*(Ah, in realtà ho comprato anche Canto della pianura di Haruf 😉)

Commenti

  1. Non ho ancora avuto il piacere di avere tra le mani un libro della NN e me ne dispiaccio un po'. La loro grafica affascina anche me, molti titoli paiono accattivanti eppure quando certi romanzi sembrano essere tra le mani proprio di tutti spesso non riesco proprio ad avvicinarmici. A questa regola ci sono molte eccezioni (vedi "Stoner", "Sofia si veste sempre di nero", da ultimo la saga dei Cazalet), ma tra i libri proposti dalla NN ancora non c'è stata occasione. In effetti "Mia figlia, don Chisciotte" è un titolo molto originale ed interessante, però da quanto scrivi non farebbe molto per me.
    E comunque, da "mamma" di ben due cagnette, ti dico che sì, vale lo stesso ;)

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    1. Ti capisco, prendo spesso in antipatia le mode letterarie e posticipo letture per non sentirmi una pecora ahahaha, ma in realtà a volte cedo e mi dico "ok, avevano tutti ragione, è fantastico!" (ultimamente mi è successo con Le otto montagne).
      Se vuoi provare con la NN prova con Jenny Offill o con Il paradiso degli animali di Poissant (non l'ho letto, ma dicono tutti che sia bello. E mi voglio fidare!).
      W i figli e le figlie con la coda :D

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  2. Ciao Margherita, ti ho assegnato un premio :)
    per vederlo passa da me, questo è il link: http://tantononimporta.blogspot.it/2017/07/liebster-award-2017.html

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    1. Ciao Julia, grazie mille, passo subito a "ritirarlo" ;)

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