martedì 28 febbraio 2017

I Love Books: 136. Le otto montagne


Le otto montagne di Paolo Cognetti è ormai un caso letterario, lo sappiamo tutti, e sebbene io diffidi dei casi letterari con fascetta editoriale rimovibile perché ci vedo dello spregevole marketing dietro, stavolta devo ammettere di concordare con l'enfasi pubblicitaria e con l'entusiasmo collettivo.

Le otto montagne non è un capolavoro, non ha grandi novità al suo interno né una scrittura particolarmente connotata, eppure ha un valore grande, un sussurro universale al suo interno che scalda il cuore e fa sentire meno soli. Scioglie ghiacciai emotivi che non credevi nemmeno di avere.

Buffo come un libro che parli di montagne, severe, imponenti, matriarcali, abbia un cuore tenero, fragile, votato all'umiltà.
Le montagne sono impervie e maestose, questo libro è semplice, minimale, non cerca di scalare vette, ma si offre al lettore come un rifugio a valle.

mercoledì 22 febbraio 2017

Serie tv Netflix: 3. Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi


Una serie tv la cui sigla d'apertura recita "Non guardare, non guardare...Ogni singolo episodio provoca sgomento..." (Look Away nella versione in lingua originale), non poteva che avere la genialità in corpo.

Una serie di sfortunati eventi è una serie tv geniale e autocratica, regolata da unità di misura tutte sue, animata dallo stile prima di tutto.

Ci sono i tre orfani Baudelaire e c'è la loro nemesi trasformista, il Conte Olaf, spregevole essere che mira creativamente alla cospicua eredità dei fratelli.

mercoledì 15 febbraio 2017

I Love Books: 135. Tony & Susan


Lo dico subito così mi tolgo il pensiero: il film di Tom Ford Animali notturni è molto, molto, molto meglio della sua fonte letteraria Tony & Susan.

Il film è di una bellezza che atterrisce, il romanzo atterrisce ma è privo di bellezza.
Il film si insinua nella psiche dei personaggi e dello spettatore, il romanzo vorrebbe farlo ma non è (sempre) in grado.

Tutto il nero interiore, la sfida psicologica, la malinconia estetizzante del film si perdono fra le pagine di un romanzo interessante per tecnica, ma poco vibrante.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il mio parere su Arrival


La fantascienza mi entusiasma sempre poco e con mille riserve, tutto ciò che è spaziale e altrove siderale al cinema, salvo rare eccezioni (tipo Gravity o The Martian), mi interessa raramente.

Arrival però è diverso, si colloca da qualche altra parte, una zona al confine con la poesia, l'intimismo e la tristezza, tutte cose che nella sci-fi canonica difficilmente troviamo.
Non so nemmeno se parlare di fantascienza parlando di Arrival perché sugli alieni, le navicelle, le tute, l'improbabile, il dualismo bellico, prevale l'umanità. "Human", scrive la protagonista Louise nella sua lavagnetta da mostrare agli alieni, solo "human".

lunedì 6 febbraio 2017

I Love Books: 134. La donna in bianco


È la terza volta che parlo di Wilkie Collins (l'ho già fatto con identico entusiasmo in questo post e in questo post) e per la terza volta devo dare ragione al prode Baricco che sulla prima di copertina dice che smettere di leggere Wilkie Collins è impossibile.

Perché è impossibile?

Perché le trame sono ricche di fatti e di gente, completamente orientate all'azione e alla reazione.
C'è sempre qualcosa da scoprire, un piano da portare avanti, un malvagio da punire e tutto ciò rende praticamente impossibile provare stanchezza. Collins è uno scaltro ragno avvocato-letterato in abiti ottocenteschi e noi cadiamo nella sua rete a dispetto della nostra sfacciata modernità.
Il mistery è un genere sempreverde e Collins ne è maestro senza tempo.

Ogni capitolo apre una finestra su quello successivo e tu devi per forza affacciarti e sbirciare, devi proseguire l'esplorazione in quei sottoboschi britannici di umanità e scelleratezza.
Ai suoi tempi (1859- 1860) il romanzo uscì a puntate sul settimanale diretto da Charles Dickens All the Year Round e i lettori dovevano aspettare; noi fortunelli del 21° secolo ce lo possiamo godere senza soluzione di continuità.

La donna in bianco mi è piaciuto tanto quanto Armadale e Senza nome.
L'impianto è sempre lo stesso, ma c'è la figura sinistra del Conte Fosco, quella spettrale della donna vestita di bianco, quella diabolica di Sir Percival a dare una nuova personalità all'insieme.
Anne Catherick, debolissima, e Marian Halcombe, forte e indipendente, sono altre due figure femminili di ottima fattura psicologica fra le tante donne ben connotate dell'immaginario collinsiano.

Il bello dei romanzi di Collins è anche questo (che poi è la stessa forza dei romanzi del suo amico Dickens): sebbene le vicende siano sempre un po' le stesse, a base di beghe legali e disguidi su eredità e cose così, i personaggi sono singolari, ognuno caratterizzato per non confondersi con gli altri, eroine e villain di cui ricordi il nome, i fatti o i misfatti anche a distanza di tempo dalla lettura.

Ne La donna in bianco l'elemento a mio parere eccezionale è anche l'alternanza di punti di vista e il suo dipanarsi attraverso testimonianze e deposizioni di vari personaggi, come fosse un processo.
La coralità salva sempre dalla ripetizione, dalla lunghezza, e il rimbalzare della storia da una voce all'altra è puro ritmo narrativo.

E poi, cosa ricorrente in Collins, la compostezza vittoriana con la sua ritualità domestica viene sempre scossa e minacciata da qualcosa o da qualcuno ed è esaltante vedere questo mondo quasi lirico farsi minaccioso e notturno.

Voglio tranquillizzare tutti coloro che di fronte ad un libro pasciuto di 800-1000 pagine arretrano per andare al reparto libri denutriti: la mole è notevole, ma non c'è da temere, non è Infinite Jest, è un librone da comfort zone letteraria, benevolo, fluente, divertente.

T.S. Eliot disse che La donna in bianco è il miglior romanzo di Wilkie Collins, ma anche gli altri che ho letto non scherzano.
Certo è che un romanzo a caso di Collins va inserito  nei libri da leggere almeno una volta nella vita, soprattutto se amate la letteratura inglese dell'800 ma vi siete già spazzolati tutta l'opera di Dickens.
Le nostre parole sono come giganti quando ci fanno un torto, e come nani quando ci rendono un servigio.