domenica 27 marzo 2011

La Donna della Domenica: 9. Sofia Coppola


Che dire di questa donna-icona-musa-regista del mio cuore? Inutile dire quanto la ami, quanto abbiano contato per me i suoi film, quanto mi ispiri bellezza, eleganza, raffinatezza l'estetica delle sue opere visive, la sua riconoscibilissima e unica cifra stilistica, il suo tipico uso di tinte pastello, di atmosfere sospese, di femminilità profonde e tormentate, di musiche che ti rimangono in mente a lungo, di sequenze che senza rendersene conto fanno la storia del nuovo cinema...

Quando vidi per la prima volta Il giardino delle vergini suicide (1999) rimasi ammaliata e piacevolmente conturbata, le mie aspettative canoniche sul cinema furono scombussolate e messe in discussione, i colori, le luci, le atmosfere, le storie classiche furono sostituite da corrispettivi totalmente diversi, indipendenti, personali, ricercati, mai visti prima e altrove...
La storia delle sfortunate sorelle Lisbon (e il volto ammiccante e addolorato di Kirsten Dunst in particolare) mi prese alla sprovvista e mi colpì al cuore e allo stomaco lasciandomi addosso il senso di un film che non sarei mai più riuscita a dimenticare (e così è stato infatti!).


Fu poi la volta di Lost in Translation (2003), delle atmosfere sospese, riflessive, empatiche del suo hotel nipponico e dei suoi solitari e vaganti protagonisti, due imbattibili e indimenticabili Scarlett Johansson e Bill Murray che insieme danno vita a perfomance, situazioni, discorsi che una volta visti o sentiti non vanno via dalla testa facilmente anzi vi soggiornano a vita come indelebili fotogrammi.


Qualche anno dopo feci un meraviglioso, lussuoso, lussurioso viaggio nella Francia regale del Settecento grazie a Marie Antoinette (2006), il film più piacevole, appagante, goloso, vizioso, che il mio animo femminile e frivolo abbia mai visto, una carrellata infinita di vizi, vezzi, giochi, abiti, scarpe, pasticcini, cagnolini, fra cui ho volteggiato estasiata e divertita, sprofondando nello stupendo rosa cipria che colora e dà i toni a tutto il film.
Esperienza unica che ho vissuto come un dono che la regista mi ha voluto fare, con tanto di fiocchi e nastri-regalo! Mi sembrava di vivere io stessa con la parrucca, il neo finto, le guance rosa fucsia e un abito pomposissimo, e la ghigliottina e la rivoluzione non sembravano nemmeno esistere...


Infine il recente e per me meno entusiasmante Somewhere (2010), dove per la prima volta, con mio profondo rammarico, la noia ha fatto capolino, la pensosa sospensione tipica del cinema coppoliano che tanto amo ha finito per combaciare con la piattezza e con la pesantezza...
Non che l'abbia odiato, in fondo la pennellata era sempre quella tipica della Maestra, solo non mi è rimasto nel cuore e fra i pensieri come gli altri tre film!


Infine, anche se non si tratta di film, voglio dire quanto ami gli spot che Sofia ha girato per Dior...
Parigi, tinte rosa e iperfemminili, bicicletta, ballerine ai piedi, dolci squisiti, palloncini colorati, aria primaverile, il primo di questi spot è una vera e propria delizia!


Una bellissima e vezzosa Natalie Portman di nero-vestita che guarda maliziosa verso la macchina da presa, nel secondo e più recente spot, anch'esso adorabile e a dir poco strepitoso...
Un assaggio di una manciata di secondi della raffinata e "dolce" arte coppoliana!

giovedì 24 marzo 2011

Breve disquisizione sul sopravvalutato concetto di (s)Fashion Icon

La moda mi interessa parecchio ma solo se per moda si intende la ricerca di uno stile personale, di un modo d'essere particolare, di un'attitudine creativa che si riversa anche sul proprio abbigliamento, sui colori, sulle forme, sui tagli, se per moda si intende insomma un modo di servirsi dei vestiti non solo al mero fine di coprirsi ma come un divertente gioco quotidiano di combinazioni e abbinamenti.
Mi capita spesso di curiosare tra i blog di moda e, sebbene ogni tanto trovi eccezioni degne di totale ammirazione e ragazze con uno stile che mi viene troppa voglia di emulare, la maggior parte di questi blog (e chi li scrive) sono privi di personalità e seguaci di un modo di vedere la moda un po' elitario, noioso e materialistico: tutti con le stesse scarpe feticcio dell'ultim'ora, tutti con gli stessi accessori supercostosi, tutti con gli stessi stilisti must, tutti con le stesse icone, le stesse fisse. Per esempio...
Anna Dello Russo, direttore creativo di Vogue Japan, fashion icon, cesso immenso.

...Dovunque, sul web, sui blog delle cosiddette "fashion victims", sui giornali di moda, questa donna è considerata una Fashion icon...Che dire, per me è solo una brutta, vecchia, rattrappita, rugosa, tamarra lampadata e trovo ciò che indossa francamente ridicolo, improponibile, al limite dello schifoso...Portare frutta finta sulla testa non significa avere stile, significa sapersi vestire bene da caramella o da macedonia a carnevale.
Non basta indossare un abito originale (per non dire orrendo) e sorprendente (o meglio sconcertante) di uno stilista famoso per essere "fashion" (odio questa parola e l'uso che se ne fa!), ci vuole ben altro, almeno per quel che mi riguarda.
Sarà che le mie "icone ufficiali" sono donne più romantiche, delicate, indie, (mi vengono in mente Zooey Deschanel o Carey Mulligan, Audrey Hepburn o Audrei Tautou o Sofia Coppola, tanto per citarne qualcuna), sarà che la mia fonte d'ispirazione, oltre a me stessa, sono ragazze che rispondono a canoni di stile più graziosi e particolari (non nel senso che si addobbano con frutta finta in testa!), un misto di vintage e di bon-ton, di sobrietà e di ricercatezza, cose che solo magnifici empori del low cost come , H&M, Zara, Stradivarius, Pull and Bear, Bershka e affini riescono ad offrire a chi, come me, ama cercare e creare mise carine senza spendere milioni di dollari, sarà...
Fatto sta che trovo a dir poco incredibile che si idolatri una donna come Anna Dello Russo o che si riesca ad amare e ad osannare come must-have oggetti (s)fashion mostruosi come questi:
Jeffrey Campbell Lita, sembrano scarpe ortopediche per malformazioni rare ai piedi!
Insomma, concludo questo post-riflessione, dicendo che spesso il confine tra ciò che va di moda e ciò che va di corpo è davvero molto sottile, quasi una perfetta sovrapposizione!
Io, per quel che riguarda il mio armadio, mi diverto lo stesso anche senza oggetti di culto e anche senza imperativi categorici.
W i mercatini, w il low-cost, w la moda a proprio modo!




lunedì 21 marzo 2011

People I Hate: 3. Vasco Rossi

Quasi tutte le mattine per svegliarmi completamente e perdere il torpore del sonno accendo la radio e ascolto Virgin Radio, l'unica radio (quasi) ascoltabile e mediamente sopportabile nel vasto e scadente panorama radiofonico italiano...Ci sono dei momenti però in cui anche Virgin Radio perde la sua orgogliosa verginità e diventa una troia della peggior specie trasmettendo pezzi di colui che odio più di ogni cosa, di colui che offende le mie orecchie e il mio buon gusto come nessun'altro sa fare, nemmeno Gigi D'Alessio, sto parlando, - e so già che molti mi odieranno a morte per questo- di Vasco Rossi il Terribile, l'Abominevole uomo delle radio, il Mostro, il Jack lo squartatore della musica italiana e del concetto di musica stesso.
Allora mi ritrovo a voler spaccare quel pezzo di plastica sonoro e a voler mandare e-mail con minacce di morte a Ringo e a tutta la sua squadra radiofonica che osa accostare senza soluzione di continuità Lythium dei Nirvana a una canzone (se di canzone si può parlare) a caso di Vasco. Attentatooooooooooooooo....
Ma come si fa ad ascoltare Vasco?? No, sul serio, sono curiosa di saperlo e vorrei capirlo, perché quando la gente mi dice di amarlo alla follia io mi sento un'aliena sola al mondo.
Quell'uomo dai lunghi capelli unti e dalla fisionomia da camionista/scaricatore di porto (con tutto il rispetto per i veri camionisti e scaricatori di porto) non sa parlare in italiano, figuriamoci se sa scrivere un pezzo metricamente e grammaticalmente corretto, lessicalmente ricco e ricercato...Manco a parlarne, solo avverbi, congiunzioni slegate, puntini di sospensione, esclamazioni da fumetto come "o per bacco", "caspita", "sti cazzi" o "eh già" (questa, ahimè, esiste davvero ed è alla base della canzone che sta mandando Virgin Radio da un po' di tempo a questa parte e che mi ha dato l'ispirazione malefica per questo post!), insomma testi di una povertà estrema che mortificano il concetto di canzone e tutta la poesia che esso dovrebbe racchiudere.
E poi vogliamo parlare di quanto sia volgare, tamarro, grossolano, becero? Di come si atteggi a rock star consumata superfiga anche se ha 100 anni? E che dire di quegli occhiali da sole specchiati e stretti, di quelle camice aperte in stile texano, di quelle giaccazze di pelle, di quei berrettini lerci che indossa sempre? E poi, visto che di musica stiamo parlando, vogliamo renderci conto di quanto squallide, banali, dozzinali, antimelodiche e antimusicali siano le sue canzonette? Di quanto sia sopravvalutato, idolatrato e addirittura innalzato a simbolo mitologico della musica italiana uno che aprendo bocca riuscirebbe a spoetizzare e involgarire perfino una canzone di De Andrè?
Sopraffatta dal disgusto, mi chiedo se c'è almeno qualcuno in questo paese che la pensa come me...

Consiglio nobilitante: di Vasco ascoltate solo il Brondi please!

domenica 20 marzo 2011

La Donna della Domenica: 8.Carey Mulligan

Ho dato poco visto Non lasciarmi (Never Let me Go, 2010, di Mark Romanek) il film tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro (libro di cui ho parlato non troppo entusiasticamente qui) e, sebbene non lo abbia apprezzato tanto per il suo aspetto eccessivamente tetro e deprimente, per la sua lentezza e la sua troppo frenata carica emotiva (che peraltro coincide con quella del romanzo), mi sono resa ancora di più conto di quanto sia brava, delicata, preziosa Carey Mulligan come attrice. Mi sono beata della sua interpretazione e della sua grazia tutta inglese, del suo sguardo malinconico e partecipe, del suo tocco gentile e l'ho preferita alla pur brava co-protagonista Keira Knightley.


Mi è ritornata in mente con la sua figura sottile ed elegante, i suoi abitini, le sue ballerine, il suo eyeliner marcato e i capelli raccolti in un film che ho stra-adorato e che le è valso una meritata nomination all'Oscar, il bellissimo An Education (2009, di Lone Scherfig, sceneggiato da Nick Hornby).


Di classe, sofisticata e con uno chicissimo taglio corto, pendevo dalle sue labbra in Wall Street- Il denaro non dorme mai (2010, di Oliver Stone) dove ha interpretato Winnie Gekko, la figlia del leggendario e truffaldino Gordon Gekko-Michael Douglas.



Splendida, adorabile, sembra quasi dipinta...Credo fermamente che sia un'attrice da tenere d'occhio e che ci regalerà altre valide e memorabili interpretazioni! (Tanto per cominciare è stata scelta da Baz Luhrmann per interpretare nientemeno che il ruolo di Daisy nel remake de Il Grande Gatsby e già il fotogramma sottostante promette eleganza cinematografica allo stato puro!)

mercoledì 16 marzo 2011

Memorie della mia storia d'amore con i R.E.M.


Era il 1998, ero in quarta ginnasio, avevo 14 anni, un bagaglio cultural-musicale ancora tutto da riempire e tanta voglia di farlo. Un giorno ascolto un pezzo alla radio, Daysleeper e rimango sconvolta: era il pezzo perfetto, era sublime, era incantevole, era il mio concetto ideale di musica, erano i R.E.M. Da allora è stato folle amore, ricerca disperata dei loro vecchi album che mi ero persa, ascolti intensivi no-stop, poster sulle pareti della cameretta a mò di carta da parati, libri monografici acquistati o ricevuti in dono da chi mi conosceva bene, passione, ardente passione.
Scrissi pure una sorta di racconto-romanzo semi-immaginario su questo potente amore musicale; lo feci su un quadernetto a quadretti dalla copertina rigida che conservo ancora oggi con orgoglio da pseudo-opera prima, come piccolo prezioso cimelio della mia indimenticabile adolescenza...
Ebbene, visto che i miei amati georgiani sono tornati qualche giorno fa con il nuovo album Collapse Into Now (che sebbene non sconvolgente e perfetto come certi album del passato, si lascia ascoltare e amare che è una meraviglia!), in uno slancio teenageriale voglio dedicare loro e tediare chi mi legge con un breve estratto da quel mio ingenuo e tenero scritto adolescenziale, per ricordare, per rivivere e condividere una passione mai spenta tramite un pezzo di memoria cartacea...

(Qui stavo parlando del concerto che fecero a Napoli credo nel 2002 o 2003, a cui presi parte insieme a due mie cari amici patiti come me dei R.E.M.)

"...Ma poi il pelato pallido apre bocca, saluta in inglese e ci prova in italiano con un risultato sorprendente e arrapante per il pubblico in delirio; parte la base musicale, entrano altri due soggetti, un biondino riccio e uno scuro con gli occhiali da sole e una chitarra elettrica; il pelato inizia a cantare e solo allora capisco che è Lui, che sono Loro, che io sono io, che Loro sono Loro, che Alex e Giò sono Alex e Giò accanto a me e Loro sono Loro accanto a me, che li sto vedendo, sentendo e vivendo, e li vivo senza saperlo, pensarlo, senza sapere che sono felice, senza pensare che sono felice. Per la prima volta vivo l'attimo, il momento puro e non le sensazioni dell'attimo, vivo l'atto non la reazione, vivo l'ora non il dopo, vivo il suono non la sua durata, vivo la gente delirante non il perchè del suo delirio, per la prima volta vivo la Musica della mia vita, non il suo effetto su di me, per la prima volta vivo, non mi creo  sensazioni di vita...
Non lo so dire, non lo saprò mai dire cos'era, so solo che quella sera la Musica con le vesti della felicità, dell'emozione, del rapimento, ci rese felici, ci emozionò, ci rapì e ci salvò. Noi così privi di speranza e così inadatti alla vita, noi così sofferenti e soli, così sognanti e disillusi, fummo salvati da tre lettere e da sette note, da una sigla che alludeva al sonno e al sogno ma che per noi voleva dire R.inascere E M.igliorare. Credo che quella sera rinascemmo. E la Musica fu nostra madre e levatrice."

Oh My Heart...

giovedì 10 marzo 2011

Serie tv mon amour : 4. The Big Bang Theory


Questa è una di quelle serie di cui parlare sapendo di dire cose già note e risapute tra gli appassionati: talmente di successo, talmente forte e fortunata, talmente cool ora come ora, che non c'è patito di serie tv che non l'abbia seguita per tutte le sue quattro stagioni o che non lo stia facendo tutt'ora con estremo accanimento!
Spero però di invogliare alla visione quei pochi rimasti che non ne sanno nulla e a cui potrebbe aprirsi un mondo esilarante in grado di indurre forte dipendenza e di generare spontaneo buonumore e gran belle risate.
La formula di The Big Bang Theory è semplice ed efficace: quattro nerdazzi sfigatelli e bruttini, superdotati di quoziente intellettivo e ipodotati di savoir faire, ricercatori all'università, e una bonazza tipicamente americana, cameriera-aspirante attrice, che abita nello stesso pianerottolo, la loro vita insieme, una serie infinita di gag, situazioni, siparietti, battute memorabili.
Tra di loro spicca e predonima il personaggio di Sheldon Cooper, l'apoteosi del nerdismo, l'emblema dello scienziato genialoide asociale, paranoico, metodico, appassionato di videogame, di Star Trek, di super-eroi fumettistici e totalmente incapace di relazionarsi con il prossimo e con l'altro sesso. Un disastro umano adorabile e mitico, un antipaticone di una simpatia straordinaria, una macchietta che rimarrà nella storia dei personaggi degni di nota delle serie tv!
Una volta iniziata questa serie non potrete più farne a meno: è divertente, intelligente, brillante, buffa, originale, sceneggiata e dialogata alla perfezione, caratterizzata in modo unico e inimitabile!(I numerosi premi vinti sono la prova di tale eccellenza!).
Non aggiungo nient'altro, vi auguro solo buona visione e...BAZINGA ;-)
(Da vedere ASSOLUTAMENTE e NECESSARIAMENTE in lingua originale, mi raccomando!)

domenica 6 marzo 2011

La Donna della Domenica: 7.Carmen Consoli


Sulla genialità di Carmen, sul mio amore storico per lei e sulla passione sempreverde per la sua musica non dirò nulla.
Talmente ovvio e spontaneo per me adorare la cantantessa, la conterranea, la dea Carmen, la Signora della Musica, da non trovare parole che non siano vane o scontate: rischierei di scrivere un post troppo lungo e non in grado di soddisfarmi abbastanza!
Mi limito ad inserire il testo (lungimirante ed ironicamente attuale, da leggere con attenzione!) e il video del suo ultimo singolo inedito, uscito in questo giorni, AAA Cercasi (tratto dall'album Per niente stanca, 2010).
Quando una donna sa usare la propria creatività, la propria testa (senza rinunciare alla bellezza...Trovo che Carmen sia bellissima e sensuale!), le proprie parole, senza prenderle in prestito da altri, senza prostituirsi per altri, allora vengono fuori canzoni come queste, ironiche, sferzanti, lucide, splendidamente e autenticamente "consoliane"!
Un'altra perla da inserire nel prezioso archivio musicale della nostra amata Cantantessa.


Ah ah...


Cercasi avvenente
signorina ben fornita intraprendente.
Giovane brillante
ma più di ogni altra cosa dolce e consenziente


Cercasi apprendista
virtuoso onesto imprenditore garantista
offre a donzelle in carriera
un'oppurtinità di ascesa inaudita


donna giovane illibata AAA CERCASI
donna usata già rodata AAA CERCASI
donna sicula o padana, oriunda clandestina
aaah vediamo come balli a suon di samba o cha cha
a colpo d’occhio sei portata e molto telegenica
ma forse ti interessa più la musica


Cercasi badante
un ottantenne miliardario affascinante
offre a cagne di strada
un’ opportunità di vita più agiata


donna ipenitente e ladra AAA CERCASI
donna santa e incesurata AAA CERCASI
deceduta il giorno prima basta che sia bona


aaah come baceresti se dovessi fare cinema
scena prima ciak motore azione poi si gira
o forse ti interessa la politica
aaah ministro degli affari a luci rosse o di cosmetica
al giorno d’oggi tra i due sessi non vi è differenza
il bel paese premia chi più merita


come cantaresti anima mia o finchè la barca va
al primo ascolto sembri assai portata per la lirica
o forse ti interessa l’astrofisica...


giovedì 3 marzo 2011

I Love Books: 4. L'uccello che girava le Viti del mondo


Ieri sera ho finito di leggere L'uccello che girava le Viti del mondo di Murakami Aruki (di cui avevo già parlato in un post a proposito di Norwegian Wood).
Ci ho messo un mese, è stata una bella, lunga, lenta passeggiata di ben 832 pagine a braccetto con l'autore e con la sua più che fervida fantasia, un indugiare su descrizioni, sensazioni, parentesi aperte e chiuse molto dopo, digressioni apparentemente inutili e a volte persino fastidiose, un centellinare le parole, il racconto, attraverso fatti minimi e infinitesimali.
La solita magia di Murakami, la capacità tutta giapponese di rallentare, descrivere, volteggiare pianissimo tra le vicende narrate, di farle progredire a poco a poco, senza improvvise sterzate o colpi di scena, incuriosendo e solleticando delicatamente il lettore.
La vicenda principale, in sintesi, vede protagonista Okada Toru, un trentenne disoccupato di Tokyo a cui ad un tratto e immotivatamente scompaiono il gatto e la moglie Kumiko. La ricerca disperata di questi due affetti porterà il giovane ad imbattersi in incontri strambi e spesso surreali, a fare scoperte inquietanti e a vivere esperienze mai vissute prima che ne metteranno a nudo debolezze e fragilità.
A metà tra realtà e sogno, tra vita quotidiana e dimensioni parallele e oniriche, il libro rapisce fin dalla prima pagina e dosa bene la parte reale con quella surreale; stuzzica la curiosità del lettore che non vede l'ora di capire cosa sia successo, cosa bolle in pentola, cosa si nasconde dietro ognuno dei numerosi strani personaggi.
Le sensazioni che ho provato sono state sempre piacevoli e la lettura è stata appassionata e continua, mai noiosa, tuttavia ad un certo punto, più o meno a metà del percorso, ho iniziato a provare pura impazienza, a fremere sulla sedia, a non resistere più e a sentirmi "torturata" da quella perenne sospensione, da quel non arrivare da nessuna parte, sensazione che non ha trovato appagamento nemmeno nel finale, che non ho capito completamente e che mi ha lasciato un po' perplessa, per non dire a bocca asciutta.
Insomma, un bel libro, avvincente, seducente, originale, in ralenti, consigliato a chi ha tempo e (tanta) voglia di leggere senza spazientirsi e con costanza e devozione, a chi ama le letture-immersione lunghe e minuziose, avvincenti ma frenate rispetto alla risoluzione finale. Si astenga chi vuole tutto e subito e chi va di fretta!

martedì 1 marzo 2011

Au revoir Annie!


Ricordo che un paio d'anni fa, dovendo preparare per l'università un esame di ben 12 cfu su Luchino Visconti (compresa ovviamente TUTTA l'ampia filmografia) ebbi un attimo di paura ed esitazione, un sospetto di noia e pesantezza che mi avrebbe accompagnata durante la preparazione dell'esame, un timore reverenziale verso questo storico, colto, barocco, complesso, enorme regista italiano: non lo conoscevo bene e l'idea che avrei avuto a che fare con lui giorno e notte mi coglieva alla sprovvista.
Che sorpresa quando poi mi sono riscoperta, pagina dopo pagina, film dopo film, coinvolta, commossa, esaltata, innamorata della sua opera; ho divorato come fosse un libro d'avventura la sua immensa biografia, ho guardato i suoi film con gratitudine e fanatica ammirazione, ho scoperto cose bellissime, eleganze inarrivabili, perfezioni formali che mai più ho rivisto al cinema.
Tra le scoperte più interessanti ci sono state le donne di Luchino, le sue attrici, tutte bellissime, profonde, disperatamente sensuali.
Annie Girardot, scomparsa ieri all'età di 79 anni, fu una di loro, una vera e propria folgorazione per me in Rocco e i suoi fratelli (di Luchino Visconti, 1960), dove interpretava la prostituta Nadia.
Occhi grandi, viso bellissimo, ora acceso ora addolorato, sguardo furbo e coraggioso, raffinatezza francese, grande capacità recitativa, questa donna ci ha regalato alcune tra le scene più struggenti della storia del cinema e io non potrò mai più scordare il montaggio alternato tra Rocco che combatte sul ring e l'immagine di lei all'idroscalo con il suo cappotto bianco e la borsetta nera, il litigio furioso con Simone, le urla strazianti, le braccia aperte come fosse crocifissa, le coltellate che la uccidono. Un'epifania del dolore, dell'amore divenuto odio rabbioso, della passione più nera che si possa ricordare.
Ed è così che voglio ricordarla, all'apice della bravura, nel film forse più bello in cui abbia mai recitato. Indimenticabile Annie...