sabato 31 dicembre 2011

Buona fine/inizio dell'anno!


Vi auguro buon conto alla rovescia per stasera, buon pseudo-divertimento alcolemico e/o ballerino e/o giochereccio-casalingo e/o dentro il vostro letto con lo scaldasonno caldo, da soli o in compagnia.
Io, come il protagonista di Basta che funzioni, non mi diverto quasi mai a Capodanno e trovo che non ci sia nulla da festeggiare, ma l'attesa mi piace sempre e il "meno 3-2-1-Buon annooo" mi dà qualche istante di infantile esaltazione!
Qualunque sia il vostro veglione stiate bene miei cari :)
Auguri!

mercoledì 28 dicembre 2011

I Love Books: 21. Tess dei D'Urberville


Certi libri ti suggeriscono altri libri e ti aprono scrigni letterari che altrimenti e molto probabilmente sarebbero rimasti chiusi e nascosti. Per esempio, leggendo Un giorno, mi sono imbattuta in citazioni ad introduzione di capitolo tratte da Tess dei D'Urberville e mi sono subito procurata questo romanzo di Thomas Hardy del 1891 che conoscevo per nome e fama ma che non avevo ancora letto.
Ringrazio David Nicholls perché senza saperlo mi ha condotto alla lettura di un capolavoro pazzesco!

La vicenda narrata vede protagonista Tess Durbeyfield, una ragazza di umili origini e di grande bellezza che si ritroverà coinvolta in una serie di disastrosi eventi a partire dal momento in cui il padre scopre di essere discendente da una famiglia nobile, i D'Urberville appunto.
Tess verrà inviata in visita e in cerca di fortuna da una ricca famiglia dal cognome omonimo ma anzichè trovare fortuna e nobiltà troverà solo sfortuna e cattiveria. Verrà infatti sedotta dal perfido "cugino" Alec D'Urberville e rovinata per sempre. Tutto quello che succederà dopo nella sua vita - un nuovo lavoro lontano da tutti, l'incontro e l'amore per Angel Clare, il matrimonio - verrà segnato e influenzato dal suo triste destino e dall'ignominia che grava ingiustamente su di lei, fino ad arrivare ad un epilogo violento, tragico e liberatorio insieme.

Mi è piaciuto immensamente per una serie di motivi: perché è spietato e amaro e non lascia spazio a banali buonismi; perché rappresenta l'ineluttabilità del destino con un meccanismo perfetto in cui ogni azione ne genera un'altra in modo inevitabile e ingestibile; perché è avvincente e appassionante e si lascia leggere che è un piacere; perché esprime tutta la sfiducia dell'autore verso la fede e ogni forma di illusorio appiglio religioso (Hardy era notoriamente agnostico); perché offre delle descrizioni della brughiera inglese così vivide e dettagliate da dare l'illusione di un'immersione diretta nella natura e in una vita rurale non ancora toccata dalla civiltà moderna; perché Tess è un'eroina indipendente e coraggiosa, una figura tormentata e appassionata di tipo romantico che non ha nulla della soporifera e leziosa attitudine femminile vittoriana; perché il classico potere della bellezza assume connotati pericolosi  e per nulla vantaggiosi; perché Hardy non porge al lettore un banale e conciliante happy ending ma una vendicativa e definitiva forza fatale.

Un classico da leggere per forza almeno una volta nella vita, e se non ce la fate per il 2011, mettetelo nei buoni propositi culturali del 2012!

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale!


Questo è un post programmato, quando voi lo leggerete, se lo leggerete, io probabilmente starò mangiando cibi buonissimi ricchi di colesterolo cattivissimo a casa di mia nonna, o giocando ai soliti giochi delle feste con i miei mille cugini perdendo tutte le mie monetine, o sbadigliando durante una soporifera e gerontocratica tombola, o dando al mercante la mia ultima carta del Mercante in fiera imprecando, o urlando per farmi sentire in mezzo al baccano, o ridendo per ogni cretinata con mia cugina come fossimo ubriache, o inviando sms di auguri standard.....
Qualunque cosa io stia facendo, tanti auguri di buon Natale a tutti!

sabato 24 dicembre 2011

Buona vigilia!


Così scrivevo a vent'anni nel mio diario:
Ormai manca poco a Natale e come ogni anno l'attesa è una magia invisibile che diventa sempre più vera fino quasi a scomparire il giorno di Natale e a trasformarsi in nostalgia...Già si pensa a dopo, a quando tutto tornerà routine e inverno, senza luci, senza film vestiti da Babbo Natale e vetrine luccicanti e muschiate...
Vorrei che l'attesa non corresse così veloce al traguardo, che ci fosse un limbo romantico di atmosfera perenne, un conto alla rovescia che ritorna su se stesso, un dire sempre "fra poco è..." e non "è gia...". Perché Natale non è un giorno ma un'idea, un periodo sospeso, un pensiero inebriante...Magia appunto.

Oggi che ne ho 27 aggiungo che l'attesa in generale è sempre meglio dell'evento perché finché si attende si spera, si immagina, si pensa a come sarà, ci si inventa scenari, si organizzano cose, si parla al futuro.
L'attesa è un modo di esercitare la fantasia, è una tavola imbandita non ancora presa d'assalto, è un regalo ancora avvolto nel mistero della sua carta, è un albero di Natale ancora circondato da coreografici pacchi, è una corsa nei negozi perché si è ancora in tempo, è un volo aereo non ancora atterrato, un panettone non ancora tolto dalla sua confezione, è un ottimistico "non ancora" e non un nostalgico "non più".
Quando il giorno arriva il divertimento mentale finisce, si è dentro l'evento e la realtà non è mai come l'idea ed è troppo veloce.
Perciò godetevi la vigilia di Natale, il giorno di attesa per eccellenza, il più vicino al traguardo ma anche il più magico e carico di fascino. Domani è già Natale e io non voglio il Natale, voglio solo e sempre aspettare il Natale perché, come diceva qualcuno che non ricordo, "l'attesa del piacere è essa stessa il piacere".
Che vi piaccia o no, buona vigilia a tutti e buona attesa!

Ps: che poi c'è crisi e non ci sia una minchia da aspettare è un altro paio di maniche ;)

giovedì 22 dicembre 2011

Rifugio anti-cinepanettone: 5. A Christmas Carol


Amo immensamente Dickens, ho scoperto l'amore per la lettura leggendo i suoi romanzi e immergendomi nelle vite dei personaggi straordinari che ha creato e nelle avventurose atmosfere inglesi in cui li ha immersi.
A Christmas Carol è un classico natalizio di Dickens, perfetto da leggere durante il periodo delle feste, magari al calduccio sotto le coperte mentre fuori soffia un vento freddo, ma per chi non ama la lettura il film d'animazione di Robert Zemeckis del 2009 è una validissima alternativa.

L'avaro e solitario Ebenezer Scrooge, che odia il Natale e il prossimo e ama solo il denaro, ha le azzeccate fattezze digitali di Jim Carrey, così come i tre fantasmi del Natale passato, presente e futuro che gli vanno a far visita la notte della vigilia.
Il bello di questo film, rispettosissimo dell'originale dickensiano e raffinatissimo dal punto di vista grafico, è la sua parte dark e quasi horror, la sua patina notturna e gotica, il prevalere del terribile ammonimento morale sull'aspetto natalizio e festoso. Fa veramente paura e in alcune parti, complice il 3D, inquieta e tramortisce come se i fantasmi uscissero dallo schermo e ammonissero direttamente chi guarda. E' animazione Disney ma pensata per un pubblico adulto e magari anche un po' cinico.
Carrey è bravissimo ed espressivo pure in versione cartoon; il ritmo è serrato, avventuroso, instancabile e rende il film un vero e proprio viaggio in tre dimensioni diverse e a tre dimensioni.
Lo stile tipicamente dickensiano è vivissimo anche esteticamente, con scorci panoramici di una Londra innevata e ottocentesca da togliere il fiato.
L'invito alla riflessione è fortissimo: c'è un po' di Scrooge e di tirchieria affettiva in ognuno di noi e se non vogliamo ritrovarci soli e tristi alla vigilia di Natale e alla vigilia della fine conviene essere fin da subito più altruisti e benevoli, chè poi sennò ci vengono a perseguitare i fantasmi!

Un film del Natale passato, da vedere o rivedere anche nel Natale presente e futuro.

martedì 20 dicembre 2011

Serie tv mon amour: 16. Game of Thrones


Vi siete mai sentiti stupidi e cerebralmente poco reattivi di fronte ad un film, un telefilm o un libro, al punto da chiedervi se c'è qualcosa che non va in voi, qualche lacuna, qualche lentezza, qualche inghippo a livello dei neuroni o a livello culturale?
Vi è mai capitato di non capire e non riuscire a seguire una trama come se la lingua parlata dai protagonisti fosse cinese non sottotitolato?
E' quello che è capitato a me di recente e non di fronte ad un film di Jodorowsky bensì di fronte alla molto più prosaica serie tv Game of Thrones.

Osannata dovunque sul web, recensita con entusiasmi virali, accompagnata da un proliferare di fanatici "Winter is coming" nelle bacheche dei social network, ho deciso di vedere di cosa si trattava.
Ne ho visto metà stagione, che dire...Quello che ho provato fin da subito è stato un effetto "Signore degli anelli" moltiplicato per mille, nel senso di confusione e accumulo impazzito di nomi, cognomi, soprannomi, casate, paesi, lande, foreste e chi più ne ha più ne metta. Nella mia testa si è generato un caos, uno scontro di personaggi di cui non ho tuttora capito il ruolo, la missione, la parentela. Ogni personaggio mi assomiglia ad un altro, non ho capito chi è chi, non riesco a sbrogliare i numerosi nodi dell'intreccio, ho perso il filo di molti riferimenti al passato, di molti discorsi in gameofthronese stretto,
Non ho capito dove vanno i numerosi protagonisti quando partono e perché partono. Ho capito solo che tutti loro temono l'arrivo dell'inverno perché è qualcosa di veramente pericoloso e tetro, al di là del freddo in sè.

Gli attori sono molto bravi e ispirati, mi piace in particolare Peter Dinklage, il nano Lannister qualcosa, ed Emilia Clarke che fa l'eterea Daenerys; l'atmosfera è molto bella, epica e medioevaleggiante, come una favola, una canzone di gesta alla Torquato Tasso, e questo aspetto mi piace. Ma è solo la cornice; per quel che riguarda il contenuto navigo in un mare di confusione e perplessità e alla fine di ogni puntata il mio ragazzo deve spiegarmi cosa ho appena visto (il fatto che lui capisca e io no mi inquieta!).
Non so perché ma questa serie fa corto circuito con il mio cervello.
Se solo avessero allegato le istruzioni al gioco dei troni...

lunedì 19 dicembre 2011

Rifugio anti-cinepanettone: 4. Polar Express


Sicuramente avrete già preso questo treno essendo un viaggio filmico del lontano 2004, ma dato che Natale è sempre più vicino ho voluto inserire nel rifugio questo film che da qualche anno ritengo un classico delle feste, un trionfo di "natalitudine" allo stato puro e ghiacciato, un piccolo sogno digitale che vale la pena concedersi e riconcedersi anche da adulti.

Alla regia c'è il maestro Robert Zemeckis; a guidare il mitico Polar express diretto al Polo Nord e da Babbo Natale c'è una versione grafica e digitale di Tom Hanks; sul treno ci sono tanti bambini in pigiama che hanno preso il treno al volo, e ce n'è uno in particolare che non sa se credere o no al barbuto rossovestito-dispensaregali e al sogno infantile del Natale. Ovviamente nemmeno noi che guardiamo ci crediamo ma quell'ora e mezza di illusione non ha nulla di stucchevole nè di noioso; può goderne un bambino così come un adulto.

Il bello di Polar Express è che non è lezioso e "domestico" come quasi tutti i film di Natale, ma è ipercinetico, estremo, spericolato, un'avventura che scorre lungo un binario e che non si ferma mai, una montagna russa d'animazione che nel bianco e blu della notte invernale non si fa mancare effetti pirotecnici multicolor.
L'aspetto tridimensionale di solito non mi fa impazzire, lo trovo un po' freddino e alienante, però devo dire che in questo film l'umanizzazione è molto forte e precisa e il risultato finale, nonostante le temperature glaciali, è tutt'altro che gelido.

Infantile ma con stile!

sabato 17 dicembre 2011

Rifugio anti-cinepanettone: 3. Basilicata coast to coast


Questo film di natalizio non ha proprio nulla, anzi è estivo nel clima e nell'anima, ma avendolo visto per la prima volta una paio di sere fa e avendolo trovato leggero e carino come piace a me, ho pensato di inserirlo nel mio rifugio cinefilo delle feste.

Si tratta di una stramba commedia on the road diretta da Rocco Papaleo, che ne è anche attore protagonista insieme ad Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè e Giovanna Mezzogiorno; un'allegra brigata canora made in Basilicata che decide di attraversare la regione dalla costa tirrenica a quella ionica in un percorso a piedi di circa dieci giorni alla volta di Scanzano, sede di un festival della canzone locale.
I quattro uomini sono tutti musicisti dallo stile poetico e popolare al tempo stesso, sognatori e scoglionati ognuno a modo suo; la donna che li accompagna con una telecamera a mano è una giornalista strana e scorbutica che prima li tratta con annoiato distacco poi si unisce alla loro causa e si accorda al loro modo di essere.

Se avevate come me dei dubbi sulla reale esistenza della Basilicata questo film non solo li dissiperà ma vi mostrerà scenari lucani bucolici e incontaminati, paesaggi soleggiati e aspri da togliere il fiato. Vi farà venir voglia di mollare auto e mezzi di trasporto moderni per riscoprire il piacere lento dell'andare, del passeggiare, del guardare, dello strimpellare, se sapete suonare. Vi farà venir voglia di estate, di vita nomade e selvatica, di accampamenti sotto le stelle e fuochi attorno a cui cantare insieme. Vi farà sentire liberi e spensierati, un po' poeti un po' viandanti come i protagonisti. Vi rilasserà perché è un film privo di ansia ed è un ansiolitico per chi lo guarda; la recitazione nemmeno si avverte e sembra di assistere ad un filmino spontaneo tra amici.

E poi c'è una musica che è tutta un programma, ironica e amara, grezza e lirica, profonda e terra terra; il pezzo più bello è sicuramente quello finale, quello dell'arrivo ritardatario al Festival di Scanzano, quello che fa:
Ba-ba-ba-basilicata, tu che ne sai, l'hai vista mai? Basilicata is on my mind... con la voce e l'accento lucano d.o.c. di Rocco Papaleo.

Se Cristo avesse visto questo film non si sarebbe fermato a Eboli!

venerdì 16 dicembre 2011

Serie tv mon amour: 15. Once Upon a Time


Questa serie non mi convince, parte da un'idea originale ma non la sa sfruttare bene, della serie "è intelligente ma non si applica". Mi ha deluso.
Il punto di partenza sono le fiabe classiche, quelle che tutti conosciamo, da Biancaneve a Cappucetto Rosso, da Pinocchio a La bella addormentata, solo che vengono destrutturate, combinate e in parte attualizzate dando vita ad un ibrido fantasy-reale molto curioso e interessante, almeno negli intenti.

I personaggi protagonisti sono normalissimi e contemporanei, vivono in una paesino chiamato Storybrooke nel Maine e conducono le loro vite un po' tristi e imbambolate. L'unico che sembra rendersi conto che qualcosa non va e che c'è come un sonno incosapevole in queste persone è un bambino, Henry,  il quale sostiene che la città è sotto un incantesimo malefico e che ogni persona corrisponde ad un personaggio di una fiaba; la maestra, per esempio, è Biancaneve, il sindaco, nonchè madre adottiva di Henry, è la regina cattiva e così via.
Henry cerca l'aiuto di Emma, la sua vera madre, l'unica che secondo lui può spezzare l'incantesimo della città; lei non gli crede più di tanto finchè qualcosa di strano non inizia a manifestarsi sul serio.

Pensavo fosse una serie più dark e "adulta", più forte, invece la presenza centrale di quel bambino rende tutto troppo soft e frenato, un pò infantile e questa cosa mi annoia parecchio.
Pensavo che il lato nero di ogni favola venisse tirato fuori ed esacerbato in modo violento invece mi sbagliavo, è tutto ancora troppo classicamente fiabesco, anche nella parte ambientata ai giorni nostri e nella realtà.
La tensione, quando c'è, non è di quelle che ti tengono attaccata allo schermo col fiato sospeso, è blanda, così come le vicende di ogni puntata che hanno l'audacia e il brio di un'educanda che tenta goffamente di fare la spavalda.
Peccato perché poteva venirne fuori qualcosa di bello e avventuroso, una rilettura inedita e contemporanea delle nostre fiabe e del concetto di "c'era una volta".
Continuerò comunque a seguirla ma sono troppo grande per questo tipo di favole.

ESEMPIO: la maestrina Mary Margaret...
...è Biancaneve

mercoledì 14 dicembre 2011

Rifugio anti-cinepanettone: 2. I pinguini di Mr. Popper


Questo è un film carino come uno di quei pacchetti natalizi con carta da regalo a tema e coccarde dorate da mettere sotto l'albero. Non contiene chissà quale messaggio o qualità memorabile, è leggero come l'aria delle feste, ma si fa adorare facilmente.
Personalmente ritengo Jim Carrey un antidoto umano alla tristezza e alla noia, una cura automatica per il buonumore; mi diverte sempre tantissimo starlo a guardare, osservare quel suo volto mimetico e il modo di muoversi tutto dinoccolato e strambo, è un mio mito personale ed è sempre un ottimo attore pronto a mettersi in gioco e a giocare con la sua immagine.

E poi ci sono gli animali, non i soliti cani o gatti parlanti tuttofare delle commedie familiari, ma i pinguini, esseri di una tenerezza goffa incredibile, stupidi e dolcissimi, che Tom Popper/Jim Carrey riceve in eredità dal padre esploratore.
Convivere forzatamente con i glaciali pennuti in frac si rivelerà molto difficile per un indaffarato uomo d'affari come Popper, ma la simpatia innata di queste bestiole dalle urla stridule finirà con l'addolcire pure lui, trascinandolo in un'avventura rocambolesca e "ghiacciata".
Se a ciò aggiungete una New York magicamente innevata e pre-natalizia, delle dinamiche familiari padre-figli non eccessivamente patetiche, la presenza di un'elegante e canuta Signora in giallo/Angela Lansbury, una segretaria buffa che pronuncia solo parole con la lettera p, una scena memorabile e movimentata al Guggenheim Museum, questo film diventa la commedia giusta per questo periodo, in grado di intrattenere senza essere troppo infantile e in grado di regalare a tutti un'ora e mezza di spensieratezza intelligente.

lunedì 12 dicembre 2011

Rifugio anti-cinepanettone: 1. Boris-Il film

(*In questo rifugio temporaneo troverete alternative intelligenti e non dementi all'imperversare stagionale di film di bassa lega. Qualche giorno fa vedendo lo spot del film Vacanze di Natale a Cortina mi sono intristita come mi capita ogni anno in questo periodo, quando la mia ricerca del bello si scontra con la bruttezza di queste porcate. Le alternative per fortuna ci sono, sono tante, facilmente reperibili e nemmeno troppo datate, e io ho pensato a questo rifugio per quelle serate pre e post natalizie in cui quello che ci vuole è un film leggero e d'intrattenimento per evitare l'abbiocco da pancia piena e la sonnolenza da dopo-tombola familiare. Leggerezza si, ma non cazzate vanziniane e neriparentiane!)


Il primo film a cui ho pensato per questo rifugio allergico all'impasto del panettone è Boris-Il film.
La serie tv omonima mi aveva fatto impazzire e finalmente qualche sera fa sono riuscita a recuperare il film. Che dire, è una specie di maxi puntata della serie, un ritorno grandioso dell'allegra e sfaticata brigata diretta da Renè Ferretti, che dalla televisione demmerda è passato a fare il cinema demmerda.
La possibilità di girare un film di qualità e d'impegno, tratto dal dossier politico "La casta", appare al regista come l'occasione di una svolta dopo quella paccotiglia sfigata che era la fiction Gli occhi del cuore, ma la triste realtà è che il mondo del cinema è ancora più assurdo, scoglionato e psicopatico di quello della tv.

Il grottesco e il dissacrante la fanno da padroni come sempre: c'è il solito stupido Stanis che vuole per forza recitare la parte di Gianfranco Fini minacciando il suicidio in caso contrario; c'è la "cagna" Corinna che recita sempre più da cani; c'è la grandissima attrice Marilita Loi (!) che parla piano e bisbiglia cose senza senso perché è sensibile; c'è il grande attore Francesco Campo che la sera si fa di eroina e poi muore (!); e poi c'è la solita stramba troupe sopra le righe, Duccio, Biascica, Itala e compagnia bella, il trionfo del più assoluto non talento.

Boris-Il film è una serie di disastrose ed esilaranti situazioni in salsa romanesca gestite sempre con grande abilità registica e con quello stile cinico, comico e volutamente demenziale che è il marchio di fabbrica della miglior serie tv italiana di sempre.
E' un susseguirsi di battute, assurdità, siparietti che non fanno altro che canzonare il cinema, così come la serie tv canzonava la tv. E così il tanto famigerato film sulla casta diventa, manco a farlo apposta, un cinepanettone ridicolo, in cui l'apoteosi dell'infimo, tra rumorosi peti, allusioni sessuali di rito e recitazioni canine, è il trashissimo Nando Martellone che urla "e sti cazzi"!

Il cinema riflette su se stesso senza autocensure e ipocrisie, si auto-prende per i fondelli, così come aveva fatto la televisione con la serie tv omonima; meta-cinema intelligente e acuto nascosto sotto vesti leggere e farsesche, un film da non perdere, e sti cazzi....

venerdì 9 dicembre 2011

Il 1° compleanno di NullaDiPreciso



TANTI AUGURI NullaDiPreciso!

Esattamente un anno fa davo vita a questo blog senza intenti ben precisi, spinta solo dalle mie passioni cinefile, letterarie, televisive, musicali, dai miei pareri critici su cose varie e imprecisate, dalla voglia di celebrare miti e icone personali, dal piacere che mi dà la scrittura e dalla voglia di condivisione oltre la piccola cerchia di amici fisici.
A ispirarmi il suo nome un film di Nanni Moretti e un dialogo in particolare in cui da sempre mi identifico:

"Senti, me n'ero dimenticato: che lavoro fai?".
"Beh, mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica...Leggo...".
"E concretamente?".
"Non so cosa vuoi dire".
"Come non sai? Cioè: che lavoro fai?".
"...
Nulla di preciso".
"Be', come campi?".
"Mah, te l'ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose...".


Un anno fa ero io la sola e unica follower ad ascoltare i primi vagiti del mio blog, ora siete più di 100 e ognuno di voi, quando si è aggiunto, mi/gli ha regalato un preciso momento di gioia e soddisfazione!
Se questo piccolo blog cresce, parla e cammina, se gira, vede gente, si muove, conosce, fa delle cose, è grazie a voi che lo sostenete e lo seguite.
E lui vi ringrazia senza dirvi nulla di preciso, solo un sentito GRAZIE, di cuore!

mercoledì 7 dicembre 2011

Stasera non cucino, c'è la finale di MasterChef!


Non sono brava a cucinare però ultimamente ci provo e mi piace fare la spesa, giocare con gli ingredienti, inventare ricette, stare davanti ai fornelli a mescolare qualcosa e a vedere qualcos'altro che bolle in pentola, a sentire il calore, gli odori, il vapore.Tutto ciò mi riporta in qualche modo a quando ero piccola e sognavo la Nouvelle Cousine (che ahimè non sono mai riuscita ad ottenere!), a quando giocavo con pentoline, polletti e bistecchine di plastica colorata, a quando d'estate in campagna facevo il "brodo" con acqua, terra e altre schifezze e poi ci buttavo dentro le pietre che erano le "polpette" e mio nonno faceva finta di mangiare tutto dicendomi che era buonissimo e riempiendomi di gioia...
Sarà il fascino di quei giochi d'infanzia lontana e l'attrazione verso l'aspetto più creativo e colorato della cucina ad avermi reso dipendente da questa trasmissione senza nemmeno sapere come.

Per chi non la conoscesse si tratta di un talent show trasmesso da Cielo in cui dei concorrenti molto bravi in cucina si sfidano a colpi di risotti, filetti, panne cotte e chi più ne ha più ne metta; il loro operato viene poi valutato da tre giudici d'eccezione, tre grandi guru dei fornelli: Carlo Cracco, Bruno Barbieri e Joe Bastianich, che tra stelle Michelin, forchette del Gambero Rosso e stelle del New York Times c'è da ingrassare solo a guardarli.
Le prove sono molto simpatiche e sfiziose e prevedono mistery box dal contenuto oscuro, pressure test rapidi e difficili, trasferte in esterna, così come grandiosi sono i giudizi dei giudici, cha vanno dal complimento sincero allo sputo schifato del contenuto del piatto nel cestino dei rifiuti!

In gara sono rimasti gli ultimi tre concorrenti, la bravissima quanto antipatica Luisa, napoletana d.o.c., piacevolmente grassottella e ambiziosa all'inverosimile, il simpatico Spyros, modenese di origini greche, un po' pasticcione e molto gay anche nell'approccio ai fornelli, e Ilenia, veneta molto brava e umile, da non sottovalutare affatto. Credo proprio che vinca Luisa ma io faccio il tifo per Spyros.

Odio le trasmissioni culinarie per casalinghe sessantenni come quella delle Clerici o della Parodi, mi annoiano perché vorrebbero insegnarti qualcosa, questo invece è un talent avvincente, spietato, interessante, che onora la bellezza e la difficoltà di quella che è un'arte a tutti gli effetti.

Stasera c'è il gran finale, non ci sono per nessuno!

i 3 giudici
i 3 finalisti
(ma quanto è figo Carlo Cracco?)

lunedì 5 dicembre 2011

One Day: il film


Poco dopo aver finito il romanzo, la mia solita curiosità per le trasposizioni cinematografiche e per la classica dialettica cinema vs letteratura, mi ha portato a voler vedere il film omonimo con Anne Hathaway e Jim Sturgess.
So che sono due forme d'arte imparagonabili e autonome ma consentitemi di scrivere due battute di immediato e irresistibile confronto.

Dunque, il film, diretto da Lone Scherfig (regista nota soprattutto per l'adorabile An Education) e sceneggiato dallo stesso Nicholls, è abbastanza somigliante al suo papà cartaceo, ne riprende la struttura "annuale" e lo stile en passant, ma il risultato finale è un po' più superficialotto e scheletrico.
Il romanzo ha già una rapidità e un'istantaneità sua innata, con il suo dire e non dire, il suo narrarci un solo giorno all'anno per venti anni della vita dei protagonisti e nasconderci gli altri 364 giorni; nonostante questo però si tratta di una storia completa e profonda, in cui ogni 15 luglio è ricco di senso e ci dice qualcosa di importante e decisivo sulla vicenda di Emma e Dexter.

Nel film questo aspetto è stato ulteriormente velocizzato e sfoltito e ci sono certi 15 luglio di certi anni che appaiono e scompaiono in un istante senza dire o aggiungere nulla, una toccata e fuga che riduce un intero capitolo in una manciata di minuti se non addirittura di secondi. Per cui certe parti sembrano troppo povere di contenuto e durata, troppo insoddisfacenti.
Ma si tratta di cinema, di pellicola in movimento per due ore al massimo e non si poteva fare altrimenti; una sceneggiatura non è un romanzo.
Il problema è che Un Giorno sembra già di per sé una sceneggiatura più che un romanzo, e così la sceneggiatura cinematografica sembra il riassunto di una sceneggiatura! Non so se mi sono spiegata!

Ho notato poi qualche scelta differente credo di natura logistica e di produzione, come il soggiorno post laurea di Dex a Roma che nel film diventa Parigi o la vacanza estiva in Grecia che diventa una vacanza in Francia e altre cose che comunque, se non si è letto il libro, non hanno nulla di strano.

In conclusione, io ho preferito il libro ma il film è pur sempre piacevole e coinvolgente, con una Anne Hathaway starordinariamente bella e calata nel ruolo, una musica delicata e malinconica di sottofondo, una fotografia molto romantica e toccante.
Se non lo avessi letto forse avrei trovato il film migliore, ma è sempre così e io ho il vizio di leggere tutti i libri da cui sono stati tratti film e viceversa!

15 luglio 1988
15 luglio 1992
15 luglio 1999
15 luglio 2001

15 luglio 2004...