Il mio parere su È solo la fine del mondo


Le famiglie di Xavier Dolan mi ammazzano sempre un po' e allo stesso tempo mi fanno rinascere.

La capacità d questo regista più giovane di me di trattare il disagio, la distorsione, la difficoltà relazionale fra consanguinei, sollevandoli dalla tetraggine attraverso l'ironia musicale, il parossismo grottesco, il ridicolo liberatorio è qualcosa di prodigioso.
Dolan è un enfant prodige, sappiatelo se non lo sapete già o guardate questo film per averne conferma.

Assisti al dolore e al malessere, ma li aggiri insieme a lui e al suo stile personalissimo e sorridi mentre ti piange il cuore.


Nell'interno domestico di È solo la fine del mondo si fa la guerra dei mondi per un nonnulla, ci si scaglia contro, si gonfiano vene del collo, si perde costantemente il controllo della decenza, del rispetto, del discorso.
Il detto e il non detto non danno tregua. C'è un ring di repressioni ed esternazioni sempre aperto, sempre in stallo.
I protagonisti del film sono arrabbiati, esageratamente livorosi, la loro intesa familiare fa schifo,
eppure dentro questo marasma di malessere puoi trovare un senso, un pezzo di amore viscerale che si affaccia nel casino.
Nel disturbo, nella nevrosi, nel degrado relazionale puoi trovare attimi di inni all'amore e di divertimento strafottente.
La bellezza particolarissima delle cose disastrate, degli ingranaggi che continuano a muoversi anche quando non funzionano più.

Louis (Gaspard Ulliel), il protagonista del film, che torna a casa dopo troppi anni per annunciare la sua fine, non sa parlare e tace di fronte al teatro tragicomico che ha davanti.
Lui, che di mestiere fa il drammaturgo, assiste arreso allo sfacelo epico e iperdrammaturgico della sua famiglia.
Sembra avere più paura di loro che di quello che deve annunciare.

Lui tutto sguardi tristi e silenzi timidi, gli altri un frastuono umano senza soluzione di continuità.
E intanto il sudore bagna tutti.


Rispetto a Mommy, che io considero un capolavoro contemporaneo di struggente bellezza, È solo la fine del mondo è meno fuori dalle righe, meno estremo nello stile, meno pop nel commento sonoro, meno giovanilista ed energetico, meno originale e spregiudicato.
Però è anch'esso traboccante, logorroico, stracolmo di scontri verbali, eccessivo nei modi, nelle inquadrature sempre in primissimo piano che mostrano senza filtri pori, pelle, sudore, capelli unticci, nella luce e nella controluce, negli sguardi e nelle parole.


I soggetti che si aggirano in questa casa di nevrotici presa di mira da un torrido caldo estivo, sono peculiarissime creature, talmente estreme da sembrare inverosimili.
La cognata Catherine (Marion Cotillard), che parla troppo, poi balbetta, poi tace e subisce e sembra capire.
Antoine (Vincent Cassel), il fratello maggiore, che implode ed esplode mille volte al secondo, impreca e spreca amore vomitandolo sotto forma di odio  
La madre (Nathalie Baye), posticcia, almodovariana, truccata come una maschera del teatro dell'assurdo e sempre a suo agio nel delirio che la circonda.
Suzanne (Léa Seydoux), la piccola di casa, che soffre del sapere così poco di Louis.
E poi Louis, che si aggira perplesso e impaurito fra quattro mura e una sola necessità, quella della dichiarazione, della rivelazione della fine del mondo, della fine di tutto.


Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, direbbe Tolstoj, ma le famiglie di Dolan lo sono in modo tragicomico, esagerato, commovente.
Ti fanno pietà e allo stesso tempo vorresti vivere, urlare, esagerare con loro.
Sono malsane e sono inni alla vita, non importa se sbagliata o mal vissuta.
Sono infelici e urlatrici, sono rotte e interrotte, ma conservano ancora, in qualche strano modo, la dignità splendente di chi si vuole bene, riti e ricordi compresi.
Fanno piangere, fanno ridere.

È solo la fine del mondo è esattamente così: ti aspetti il dramma, il dramma c'è ma Dolan te lo allevia con il suo stile unico al mondo.

Xavier Dolan è la fine del mondo.

Commenti

  1. E' il film più maturo e sofferto di Dolan, forse più imperfetto di altri dal punto di vista cinematografico ma di sicuro il più toccante dal punto di vista emotivo. E Dolan, per la prima volta sul set insieme a tante stelle, si trova perfettamente a suo agio anche nella direzione degli attori.

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    1. Concordo, è il più maturo e in qualche modo il più "serio" e la normalizzazione che ha attuato nelle sue star hollywoodiane è pazzesca (la Cotillard sembra quasi una sfigata ahahah).
      Personalmente mi ha emozionato di più Mommy, ma anche questo lo dimenticherò difficilmente.

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  2. Ancora mi manca purtroppo, continuo a rimandare, ma ho adorato Mommy e non vedo l'ora.

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