Il mio parere su This Must Be the Place


Premessa: adoro Sorrentino, trovo che ci sia una forza e una poesia ipnotizzante nel suo modo unico di girare un film, nei suoi movimenti di macchina scomposti, nei suoi primi piani violenti, nel suo uso di colori forti e luci decise, nel suo ricorrere costante e continuo alla musica fino a caricarla di senso, nel suo tocco grottesco e commovente al tempo stesso, nel suo inventare personaggi umanamente ed esteticamente strambi ma mai ridicoli, nella sottile malinconia di cui i suoi film sono romanticamente intrisi.

Carica di questa passione, sono andata a vedere This Must Be the Place con profonda fiducia, nonostante avessi letto in giro recensioni tiepide e spesso scoraggianti, e devo dire che sono uscita dalla sala più che soddisfatta, piena di quella dolcezza triste sorrentiniana che mi avvolge dopo ogni suo film.
Sean Penn nel ruolo dell'ex rock star Cheyenne è strepitoso, è un'icona indimenticabile, così buffo e tenero, con la sua testa corvina cotonata, gli occhi bistrati e il rossetto rosso, un incrocio tra Edward mani di forbice e il cantante dei The Cure, un bambino triste di 50 anni che cammina a passetti piccoli e instabili, che ride in un modo stupido che fa troppo ridere, che combina piccoli disastri e fa strani incontri con un'ingenuità irresistibile alla Forrest Gump. Il film è Sean Penn/Cheyenne e manifesta il suo valore cinematografico proprio nell'offrire allo spettatore una performance strepitosa, un personaggio caratterizzato in modo profondo, dalla dirompente stranezza e dalla commovente fragilità, un mascherone dark che ha dentro una bellezza e un'umanità da togliere il fiato, un Peter Pan rockettaro che ha dentro una saggezza incredibile.
Il fatto che la trama sia a tratti un po' scarna e lenta, che il viaggio on the road di Cheyenne alla ricerca del sicario nazista del padre ebreo non scorra sempre in modo ritmico, non toglie nulla alla preziosità di un film in cui l'attore e la musica da soli fanno la bellezza e l'incanto di ciò che vediamo e sentiamo sullo schermo.
Non sarà il miglior film di Sorrentino ma vale assolutamente la pena vederlo: perché c'è uno Sean Penn speciale, estremo, adorabile che fa ridere e piangere insieme, perché c'è una Francis McDormand breve ma intensa nel ruolo della moglie di Cheyenne, perché si ascolta della musica raffinata, perché c'è il cameo di David Byrne dei Talking Heads che canta This Must Be the Place, perché si riflette e si ascoltano frasi di questo tipo:
  
"Il problema è che passiamo troppo velocemente dall'età in cui diciamo "farò così" a quella in cui diremo "è andata così"" (Cheyenne)

"Non sto cercando me stesso. Sono in New Mexico, non in India..." (Cheyenne)

"Qualcosa mi ha disturbato, non so bene cosa, ma qualcosa mi ha disturbato..." (Cheyenne)

"Sto cercando di far mettere insieme una ragazza triste con un ragazzo triste, ma forse tristezza e tristezza non sono compatibili" (Cheyenne)

"Non è vero ma è bello che tu me lo dica" (Cheyenne)

"Perchè l'architetto ha scritto CUISINE nella nostra cucina? Lo sappiamo che è la cucina..."(Cheyenne)




Commenti

  1. Concordo con la tua recensione.This must be the place non è il miglior film di Sorrentino, che a volte eccede in tecnicismi autoreferenziali.Ma alcuni momenti sono inarrivabili ( il dialogo con il tatuatore, il pick up che va in fiamme )e Penn è da oscar ( cosa che peraltro non è una novità ).

    RispondiElimina
  2. veroo, il dialogo con il tatuatore è spettacolare, grottesco e profondo al tempo stesso. Concordo, Penn è da Oscar al 100%!

    RispondiElimina
  3. Non conoscevo il tuo blog ma ora che l'ho scoperto,mi iscrivo volentieri..e' carinissimo e molto utile!Se vuoi dare un'occhiata al mio spazio,le porte sono aperte: qui!

    RispondiElimina
  4. grazie polvere di stelle, verrò con piacere a dare un'occhiata :)

    RispondiElimina
  5. sono curiosissima. questo we andrò al cinema a vederlo

    http://nonsidicepiacere.blogspot.com

    RispondiElimina
  6. è un film che lascia un bel ricordo, anche se a primo acchito mi ha lasciato perplesso sul modo di trattare alcuni argomenti come l'Olocausto.

    RispondiElimina
  7. si è vero, anch'io ho pensato che Sorrentino non sapesse che pesci pigliare di fronte a questa mostruosa tematica ma forse è stato meglio così, accennare, mostrare diapositive senza commento, dire e non dire, anziché scadere nel patetico o nel banale.

    RispondiElimina
  8. Ciao! beh la recensione è decisamente diversa dalla mia ma i punti che hai sottolineato li condivido pienamente, alla fine è una questione di gusti e di sensibilità, non si tratta di un brutto film, senza dubbio!!
    Ti seguo :D

    RispondiElimina
  9. Ciao Giuls!Ho letto la tua recensione e l'ho trovata divertente e pungente :)Però in fondo non è davvero un brutto film!
    Ti seguo anche io :)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

I Love Books: 145. Il racconto dell'ancella

I Love Books: 144. Mia figlia, don Chisciotte

I Love Books: 71. Sonata a Kreutzer

I Love Books: 49. La porta

Il mio parere su Gigolò per caso

Serie tv Netflix: 3. Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi