I Love Books: 14. It


Mi sono liberata di questo libro come ci si libera di un incubo. Stavo annaspando e soffocando dentro quel cupo, tetro cuore di fogna della storia e finalmente sono riemersa e ho riempito  i polmoni di ossigeno. Che esperienza emozionante, sporca e orrorifica che è stata.
Leggere It non è come leggere un libro qualsiasi: a parte la sua mole scoraggiante (un tomo grosso e tozzo di 1300 pagine circa!), la lettura è totalizzante, inquietante, spesso stancante,- non per noia, tutt'altro, ma per la tara emotiva che getta addosso al lettore sprofondandolo nell'orrore e sfiancandolo.
La storia del pagliaccio malefico dispensa-palloncini e divora-bambini la conoscono tutti, è un'iconografia collettiva già dagli anni '90, ma forse in pochi, solo quelli che hanno letto il libro, sanno cosa c'è oltre quel personaggio circense, sanno quali sono le altre facce di It, le sue mille trasformazioni, il suo senso, la sua vera natura e allora, l'idea superficiale della storia dell'orrore in cui il pagliaccio attira a sè e poi uccide i bambini lascia il posto ad un'altra storia, molto più profonda, ampia, sfaccettata.
It è un libro di orrore e terrore alla Stephen King, ma è anche un'indagine sottile, un viaggio nel complicato mondo dell'infanzia, fatto di incubi e poteri straordinari, quelli di vedere ciò che gli adulti non vedono e di immaginare ciò che la razionalità adulta non riesce più a immaginare.
La trama è nota: un gruppo di bambini un po' "perdenti" molto affiatati tra loro e stretti in un circolo indissolubile, incontrano il male annidato da secoli nei recessi oscuri della loro "mostruosa" città- Derry, nel Maine- e poi lo sfidano, lo stanano, lo sconvolgono. A distanza di molti anni, ormai adulti e lontani dalla loro città natale, il Male, It, quella Cosa, ritorna a chiamarli e loro rispondono, intrepidi come la prima volta, alla sfida.
La vicenda è scritta in modo perfetto, King è il solito mago delle descrizioni e dell'incastro esatto di parole, fa scoraggiare qualsiasi aspirante scrittore; la lettura scorre a velocità supersoniche e non incontra mai ostacoli annoianti, si viene risucchiati e divorati dal contenuto di quel mattoncino cartaceo. Solo a volte, nella mia rigida razionalità capricornesca, ho provato quasi fastidio e percepito un vago senso di ridicolo, in particolare nelle descrizioni delle lotte con It, degli scontri con mostri e creature orripilanti (vedi il ragno gigante) che risultano posticci e quasi buffi. Ma credo che anche questo faccia parte dell'anima del libro e sia legato al protagonismo assoluto del mondo infantile, che, come sappiamo, sa credere in mostri, bau bau, orchi e quant'altro con dovizia di particolari.
Detto ciò, non mi azzardo a dire che It è un capolavoro, ma posso dire che è un grande grosso libro che merita tanto e che nessuno potrebbe mai nemmeno lontanamente imitare: è unico e possibile solo con la penna e la mente di King.

L'energia che si scialacqua con tanta profusione da ragazzi, l'energia che si ritiene non debba mai esaurirsi, si dilegua fra i diciotto e i ventiquattro anni per essere sostituita da qualcosa di assai più opaco, una sensazione fittizia come quella che ti dà una sniffata, aspirazione, forse, o traguardi o comunque voglia chiamarla un qualsiasi universitario rampante. Niente di sconvolgente. Non se ne va tutta d'un colpo, con un grande scoppio. E forse è proprio questo l'aspetto più inquietante. Non si smette di essere piccoli tutt'a un tratto, con una grande esplosione, come uno di quei palloncini pubblicitari con gli slogan. Il bambino che hai dentro cola fuori, trapela come aria da una foratura di una gomma. E un giorno ti guardi allo specchio e ti trovi faccia a faccia con un adulto. Puoi contnuare a portare i jeans, puoi continuare ad andare ai concerti di Springsteen e Seger, ti puoi tingere i capelli, ma la faccia che c'è nello specchio è lo stesso quella di un adulto. Ed è successo tutto mentre dormivi, forse, come la visita della fatina dei denti.
(Stephen King, IT)

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