martedì 31 gennaio 2012

Chi l'ha visto? 2. Temple Grandin - Una donna straordinaria


Questo film poco noto, prodotto per la televisione nel 2010 da HBO e diretto da Mick Jackson, è straordinario come la donna di cui parla, è una bomba di trama, recitazione, emozione e commozione.
Vederlo è stato una rivelazione, perché mi ha fatto conoscere una vicenda umana pazzesca di cui ero all'oscuro, ma è stato anche una conferma delle capacità attoriali eccellenti di Claire Danes (capacità che ho avuto modo di riscoprire di recente seguendo la magnifica serie tv Homeland).

La storia narrata è una storia vera, quella di Temple Grandin, una donna affetta da autismo diventata scienziata ed inventrice di moderne tecniche zootecniche, una donna straordinaria che oggi ha circa sessantanni e che continua la sua attività a difesa dei diritti degli animali e delle persone autistiche.

Una vita sopra le righe per una vicenda sopra le righe, quella di una ragazza "diversa ma non inferiore", del suo percorso di studi dal liceo al college fino al dottorato, delle difficoltà di adattamento, della sua genialità, della sua capacità di "pensare in immagini", della sua forza e tenacia, della sua sensibilità estrema verso gli animali, il bestiame in particolare.
Una donna che non sopporta il contatto umano e che trova conforto in una sorta di gabbia, da lei inventata, che riproduce gli abbracci, una donna in grado di rivoluzionare il sistema dei mattatoi e di renderli più docili, un genio goffo e buffo che una volta visto non si dimentica più.


Temple Grandin è un film di grande qualità, diretto con stile e senza retorica, con espedienti estetico-visivi originali, recitato con maestria da premio Oscar e con coinvolgimento estremo da Claire Danes, ma anche da Julia Ormond nel ruolo toccante della madre di Temple. (Non a caso sono fioccati numerosi e meritatissimi Emmy!)

Chi l'ha visto mi dica il suo parere, chi non l'ha visto provveda!

La vera Temple Grandin

lunedì 30 gennaio 2012

I Love Books: 24. Grandi speranze


Amo Dickens per un semplice motivo: la sua capacità di creare mondi e di spingerti dentro questi con la sola forza delle descrizioni.
Pazzesco come leggendo un suo romanzo ci si ritrovi in pochi attimi a Londra nell'800 e la realtà circostante scompaia nel nulla per tornare gradatamente a fuoco una volta chiuso il libro.
Di solito si tratta di volumi tozzi che a prima vista possono scoraggiare il lettore più pigro ma quello che c'è dentro questi mattoncini di carta è pura meraviglia, è avventura, è intreccio, è un intero mondo, appunto.

Anche con Grandi speranze (Great Expectations, 1861) il miracolo dickensiano del teletrasporto britannico si è avverato e ho letto le 630 pagine con rapidità, divertimento e curiosità ininterrotta, come fosse stato un viaggio.
Protagonista di questo romanzo dal titolo incoraggiante è il giovane Philip Pirrip detto Pip, un orfano che ci racconta in prima persona la sua storia dall'infanzia fino all'età adulta, dall'incontro con il galeotto Magwitch all'improvvisa e misteriosa fortuna che gli cambia la vita, dalla conoscenza della spettrale Miss Havisham all'amore per la fredda e cinica Estella, fino alla risoluzione finale.
Una storia ricca di colpi di scena e suspense, in grado di emozionare, tenere sulle spine, commuovere, divertire, creare notevoli effetti di immedesimazione.
Vario e molteplice come un mondo, il racconto di Pip si fa ascoltare/leggere che è un piacere perché Dickens sa come non annoiare il lettore e come catturare la sua attenzione, perfino fisicamente.

 Ispirato a questo romanzo è il film di Alfonso Cuaròn Paradiso perduto (Great Expectations, 1998) con Gwyneth Paltrow e Ethan Hawke. L'ho visto molti anni e fa e ne ho un ricordo vago ma sulla scia di questa lettura può darsi pure che me lo riguardi...


...Mentre in lavorazione è un film diretto da Mike Newell e sceneggiato da David Nicholls con Jeremy Irvine nei panni di Pip, Sally Hawkins nel ruolo della sorella di Pip, Ralph Fiennes in quelli di Magwitch e Helena Bonham Carter nei panni di Miss Havisham. Un cast da leccarsi i baffi, non vedo l'ora di poterlo vedere!
Helena Bonham Carter/Miss Havisham

giovedì 26 gennaio 2012

Chi l'ha visto?* 1. The Private Lives of Pippa Lee

(*Ho pensato ad una nuova rubrica a scadenza libera che tratti di quei film passati in sordina o sfrecciati via lasciando poche tracce o scomparsi nel nulla o intravisti da pochi attenti cultori o mai arrivati nel nostro paese. Film di fama non planetaria, di quelli che si dice "Mmm, ne ho sentito parlare..." senza averne un'idea precisa o di quelli per cui si dice "Non lo conoscevo!" o di quelli per cui solo pochi cinefili diranno "L'ho visto!".
Chi l'ha visto? è un riferimento allo stato "fantasma" di questi film ma è anche una domanda che pongo a voi sperando in una risposta e in molteplici avvistamenti!).


Forse qualcuno avrà sentito parlare di questo film del 2009 di Rebecca Miller per via di un brillante cast che vede tra gli attori protagonisti Robin Wright, Winona Ryder, Keanu Reeves, Alan Arkin, Julianne Moore, Blake Lively e Maria Bello (c'è perfino un cameo di Monica Bellucci, ovviamente ridicolo!), ma forse in pochi hanno avuto modo di vederlo, anche perché in Italia il film è passato del tutto inosservato e si è portato addosso la scia di un autentico flop.

A me è piaciuto; è un film raffinato, originale, una storia tutta al femminile, la storia di una donna e delle sue varie “vite private”, dall'infanzia alla giovinezza fino all'età adulta, una sorta di woman film moderno che alterna momenti quasi comici e buffi a momenti di dramma malinconico e interiore.

Pippa Sarkissian Lee (Robin Wright), è una bella donna di mezza età sposata con l'affermato e anziano editore Herb Lee (Alan Arkin) e madre di due figli con cui ha rapporti conflittuali.
Quando, per via dell'anziano marito e della sua salute non perfetta, la coppia si trasferisce nel tranquillo Connecticut, Pippa conosce Chris (Keanu Reeves), il figlio della vicina di casa, di cui subisce il fascino misterioso. E mentre il marito la tradisce con una donna più giovane di lei (Winona Ryder), Pippa, in preda a strane crisi notturne, rielabora il suo passato, la bambina e la ragazzina che è stata, e, pezzo dopo pezzo, cerca di “ricostruire” se stessa.

C'è qualcosa di strano in questo film e chi guarda può rimanere un po' basito e destabilizzato.
The Private Lives of Pippa Lee è un film diverso, ha un'anima non classica, a tratti strana per non dire grottesca, un'atmosfera surreale semiseria che può lasciare interdetto o infastidire chi si aspetta una storia dall'impianto lineare e “aristotelico”, giustificato e credibile.
Sembra di assistere ad una sorta di scherzo, di buffa storia strampalata con personaggi quasi caricaturali.
Eppure non è un film leggero.

Diciamo che non è un brutto film, è solo un film “strano”, che esula dalla norma e che non assomiglia a nessun altro film, che usa attori di fama stellare ma in chiave minore, che parla di passato, di traumi infantili e adolescenziali in modo diverso dal solito, con un occhio ironico e sui generis, l'occhio indipendente e “diversamente abile” di una regista alternativa come Rebecca Miller.

A questo punto vi chiedo, chi l'ha visto? 

mercoledì 25 gennaio 2012

Voglio trasferirmi dalle donne del 6°piano!


Parigi-1960, un binomio immediatamente attraente per me, un invito evocativo e fascinoso alla visione.
Se alla magia della città e dell'epoca si aggiunge poi un tocco di brio spagnoleggiante e la presenza di figure femminili pazzesche, ne viene fuori qualcosa di veramente delizioso.  
Le donne del sesto piano (di Philippe Le Guay, 2011) è per l'appunto un film delizioso, come una tazza di tè caldo e biscotti, come una proiezione da cinema all'aperto d'estate; è un mix perfetto di eleganza parigina e di vivacità spagnola, di borghese e di folkloristico, di etichetta e di liberazione, senza trascurare l'aspetto storico ma senza mai appesantirlo.

In realtà di Parigi si vede ben poco poichè quasi tutto il film è girato dentro un signorile palazzo dove vive il ricco consulente finanziario Jean-Louis Jobert (Fabrice Luchini) con la classica legnosa consorte. La vita spenta e conformista di questo simpatico borghese viene "accesa" e animata da un gruppo molto variopinto e chiassoso di domestiche spagnole che vivono tutte insieme al misero sesto piano, in particolare da Maria (Natalia Verbeke).

Questo microcosmo di donne è uno spettacolo, è kitsch, è invadente, è sgallettante, ma è anche compagnone, affettuoso, altruista. E' bellissimo, si rimane incantati a guadarle, sentirle parlare velocemente, a vederne tutta l'imponente dignità femminile ergersi fiera e appassionata.
Le donne francesi, così algide e patinate, diventano stupidi manichini di fronte al vitalismo, alla passione e alla forza travolgente di queste donne iberiche dai capelli neri e dai connotati quasi almodovariani (nel cast ci sono anche Carmen Maura e Lola Duenas, non a caso!)
Persino il perfido macigno del franchismo viene aggirato (ma non dimenticato) da queste donne-coraggio con la semplice gioia di vivere che le caratterizza.

L'incontro tra un francese ingessato in una Francia libera e questa combriccola di donne libere provenienti da un paese sottomesso non può che far riflettere ma anche divertire.

Un film davvero piacevole, con quel tocco vivacizzante di colore e di "caliente" che manca spesso alle commedie francesi.

martedì 24 gennaio 2012

Le mie impressioni su Beginners


Se dovessi definire questo film direi che è un disegno triste di un bambino malinconico o quella canzone dei Marlene Kuntz che dice "lieve svenire per sempre persi dentro di noi", non chiedetemi perché...

E' un film essenziale, forse fin troppo, disadorno, ovattato, spogliato di parole superflue, come fosse sussurrato all'orecchio o disegnato su fogli di carta anzichè girato con una macchina da presa e altre pesanti attrezzature.
Di solito questo genere di film dall'animo fortemente indie può avere su di me un doppio effetto: o affascinarmi come una poesia romantica non convenzionale o farmi imbestialire per la totale mancanza di coerenza narrativa e altruismo verso lo spettatore.

Nel caso di Beginners, nonostante qualche momento di torpore dell'attenzione, ho reagito come nel primo caso, ne sono rimasta affascinata e ho empatizzato al punto da sentirmi sopraffatta da una sorta di spleen baudeleriano.
Si tratta infatti di un film delicato che mette in scena con pennellate lievi tristezza, solitudine, ricordi, paura di amare, ma in qualche modo anche vitalismo e amore per la vita e per l'amore stesso.

Un uomo di trentotto anni, Oliver (Ewan McGregor), ripensa in malinconici flash-back al padre (Christopher Plummer) recentemente morto di cancro e alla sua gioiosa dichiarazone senile di omosessualità; nel frattempo instaura una relazione con una donna molto particolare, Anna (Mélanie Laurent), un'attrice francese dalla vita e dai rapporti instabili.
Entrambi vivono come due "esordienti", hanno qualcosa da elaborare, un sottile male di vivere e un'inquietudine che li rende bellissimi e struggenti.

Ho trovato bellissime le immagini di natura e quelle vintage di epoche diverse che scorrono sullo schermo come un album di foto. Ho trovato divertente e tenerissimo quel piccolo e onnipresente jack russel spelacchiato di cui appaiono i pensieri in sovraimpressione.
Ho assistito ad una storia d'amore impaurita ma forte che mi ha lasciato una piacevole malinconia addosso.

Da vedere mettendo in conto un po' di magone e di nodo alla gola.

non a caso nominato BEST DOG IN A THEATRICAL FILM!

sabato 21 gennaio 2012

Liebster blog


La blogger Tati di caféaulait con grande gentilezza e mio rossore e lusinga mi ha conferito questo bel titolo tedesco che in italiano pare voglia dire "Blog amabile". Che dire, NullaDiPreciso, frastornato e incuriosito da tutti questi riconoscimenti, prende e porta a casa con amabile soddisfazione :)
Grazie ancora Tati!

Adesso tocca a me girare questa bella etichetta con cuore rosso a 5 blogger di mio gradimento che abbiano meno di 200 followers.
Ho scelto blogger che forse nemmeno sanno della mia esistenza come blogger e della mia esistenza in generale ma che seguo silenziosamente e ritengo degne di attenzione e di un numero maggiore di followers!

And the Liebster Blog (in ordine sparso) goes to:

1) Precious Illusions di Courtney, pensieri sparsi e parole sempre accattivanti e di piacevole lettura.

2) Ho voglia di cinema di Antonella e della sua voglia contagiosa di cinema!

3) Kaleidoscope 90 di Noemi, un bel caleidoscopio di cinema, letteratura e tanto altro...

4) Cappuccino di Iride Libera, tutto ciò che si può dire, scrivere e raccontare davanti ad un buon cappuccino!

5) Una civetta e tre quarti di Una civetta, un diario "danese" scritto con gusto letterario e stile.

giovedì 19 gennaio 2012

Un premio per NullaDiPreciso!

 Nooo, NullaDiPreciso coinvolto in una catena di Sant'Antonio, aiutoooo!! Ahahahaha, scherzo...

Questo blog esiste da un anno e non ha mai ricevuto un premio, a dire il vero non sospettava nemmeno dell'esistenza di un rituale di premiazione legato al mondo dei blog ed è per questo che è doppiamente sorpreso e contento del fatto che la gentilissima Marta di MemoriaRem (grazieee!) lo abbia insignito di questa "targa" verde e lusinghiera! Perchè anche i blog hanno un ego...



Il rituale, se ho capito bene, prevede che io debba dire 7 cose su di me (che ansia) e poi premiare a mia volta altri 15 blogger di mio gradimento (ma io ne premierò solo 10 sennò impazzisco) che, solo se lo vorranno, potranno continuare questa catena. Sono entrambe imprese non facili ma per questa volta, visto che è la prima volta, ci proverò:

1) Mi chiamo Margherita, ho 28 anni ma ne dimostro la metà, sono siciliana ma ho studiato a Milano e poi a Roma, ottenendo una laurea in Lettere Moderne e una in Cinema, televisione e produzione multimediale che al momento non mi stanno dando da vivere. Ma questo già si sapeva.

2) Sono dipendente da droghe audiovisive come film e serie tv e sono veramente in pace con me stessa e in armonia con il resto del mondo solo quando entro in un cinema o faccio partire una puntata di una serie. Ciò mi rende simpaticamente asociale, nerd e monotematica.

3) Sono un'avida lettrice e annusatrice di carta di libri. Leggo 365 giorni l'anno, festività comprese e fare un ordine on line su Amazon mi riempie di gioia.

4) Ho una passione secolare per i R.E.M. che considero la colonna sonora della mia vita da quando ho 13 anni e per il tè. Se bevo tè e ascolto i R.E.M. è il massimo.

5) Colleziono anelli, collane, bracciali e altro ciarpame di bigiotteria di cui amo ricoprirmi.

6) Considero lo shopping da H&M e affini un aiuto terapeutico contro il malumore.

7) Mi piace "criticare" e recensire ogni forma di vita e ogni aspetto del reale, anche solo mentalmente.


E ora, in ordine sparso, i 10 blog che voglio "premiare" e che vi voglio segnalare perché molto interessanti:

Le luci della sera un blog molto carino di cinema e libri della mia neo-amica blogger Rossana Morrone

cooking movies che sforna leccornie gastronomiche e cinematografiche

cook the look  un mix di cucina e moda molto molto buona

pensieri cannibali è un blog famoso che conoscerete già ma mi diverte sempre tanto, è spassosissimo!

white russian tanto buon cinema recensito con stile

dreaming on my own della simpatica Melinda

Bookshelf- la libreria di Nicky che mi dà interessanti dritte sui libri

Vorrei essere un personaggio austeniano  che tratta del mondo di Jane Austen e di altro con grazia austeniana

cipolla pensierosa  non amo le cipolle ma questa è davvero buona!

Neverland che con pensieri brevi e mai noiosi parla di un po' di tutto

martedì 17 gennaio 2012

I Love Books: 23. Baci scagliati altrove


Sandro Veronesi, che molti di voi conosceranno per il romanzo Caos calmo da cui è stato tratto l'omonimo film, o per essere il fratello del regista Giovanni, è notevolmente bravo a scrivere, nella sua mano la penna scorre spontanea e armonica dando vita a parole, pensieri e situazioni che solo un grande scrittore riesce a mettere insieme in un incastro perfetto e mai stonato.
Veronesi per me è un romanziere, uno scrittore di lunghezza, ed è per questo che nella forma narrativa breve del racconto mi è parso un po' limitato, un po' impoverito, un po' frenato.
I racconti di Baci scagliati altrove sono scritti con maestria e con grandi dosi di fantasia, hanno un carattere accattivante e un amo invisibile a cui il lettore abbocca facilmente, eppure, sul più bello, finiscono, mozzando l'atmosfera e lasciando a bocca asciutta chi pendeva dalle labbra suadenti dello scrittore.

Non sono una grande patita di racconti, trovo che sia traumatico per il lettore penetrare in una storia, dovervi uscire poco dopo e dover rientrare subito dopo in un'altra dimensione completamente diversa, sono più per la lettura-immersione ininterrotta, per il prolungato e per lo stesso motivo non amo molto i corti al cinema.

Nonostante questa mia tendenza ho letto con interesse questa raccolta che ho diviso idealmente tra: racconti privi di senso (tipo Il ventre della macchina), racconti molto belli ma incredibilmente deprimenti (soprattutto Profezia) e racconti molto belli e piacevoli (i miei preferiti sono Sotto il sole ai Campi Elisi e Elemosina per me stesso).

Un libro da scoprire e da valutare in base al proprio gusto e alla propria attitudine di lettura; qualcuno dirà che è "la cosa più bella della letteratura italiana da molte stagioni", qualcun altro lo scaglierà altrove, qualcun altro ancora, tra cui la sottoscritta, si collocherà serenamente in mezzo a queste reazioni!

domenica 15 gennaio 2012

Serie tv mon amour: 18. Enlightened


Enlightened è una serie molto particolare, completamente incentrata su una figura femminile estrema, sulla sua ipertesa vita quotidiana, sul suo esagitato modo di essere, e poco orientata verso l'intrattenimento classico, quello fatto di momenti salienti e di colpi di scena acchiappa-pubblico.

Non è una bella serie, direi che ha un non so che di antipatico e snervante e infatti non è stata rinnovata per una seconda stagione ed ha arrancato parecchio nella prima, eppure non posso dire che mi sia dispiaciuta e il merito è di quella bomba a orologeria che è Laura Dern. 
Enlightened è Laura Dern e nient'altro.

L'attrice tanto amata da Lynch è bravissima nel rendere credibile una donna sempre sull'orlo della crisi, a metà tra sfogo folle e risicato autocontrollo, è uno spettacolo in tutti i sensi e l'effetto cattura dipende solo ed esclusivamente da lei.
Se non fosse per la sua recitazione eccellente, quasi miracolosa, Enlightened sarebbe da cestinare all'istante, già a partire dal fatto che non fa ridere e non diverte, ma ha, al contrario, un'anima triste, malinconica e solitaria di base, uno spirito molto buio e poco luminoso.
Nel suo essere una comedy-drama, l'aspetto comico è praticamente inesistente e sopraffatto dall'afflato più amaro. Lo stesso personaggio di Amy non è simpatico né empatico, è come una di quelle conoscenze notoriamente isteriche che si evitano con cortese distacco!

Insomma una serie mediocre con un'attrice superba, un prodotto per pochi telespettatori pazienti in grado di godersi le grandiose performance della Dern senza pretendere altro.
Puro spettacolo della recitazione; tutto il resto è noia.






giovedì 12 gennaio 2012

I Love Books: 22. Quella sera dorata


Ieri era il mio compleanno e finire questo libro a fine giornata, poco prima della mezzanotte, è stato un vero e proprio regalo, di un tempismo speciale, l'epilogo appropriato e bellissimo di una giornata molto piacevole.
Si, perché non voglio essere affatto cauta e posso dire con certezza ferma, senza paura di trasporti eccessivi e sensazioni troppo a caldo, che Quella sera dorata è uno dei libri più belli che io abbia mai letto, uno di quei libri che quando li chiudi ti mancano già, puro piacere del leggere.

La trama in breve: Omar Razaghi, dottorando all'Università del Kansas ha intenzione di scrivere una biografia sullo scrittore morto suicida Jules Gund e si reca nel remoto Uruguay  per chiederne l'autorizzazione direttamente agli eredi: il fratello Adam, la prima moglie Caroline e l'amante Arden, tre personaggi molto particolari che vivono in uno stato di quasi totale isolamento. A partire da quel viaggio la vita di Omar non sarà più la stessa e avrà delle inevitabili conseguenze...

Perché tanto entusiasmo? Perché questo romanzo di sua maestria Peter Cameron scorre, trascina, culla dolcemente come una sera d'estate magica e dorata; perché è scritto in modo semplice e raffinato e con un meccanismo in grado di creare dipendenza e ritmi velocissimi di sfoglia-pagina; perché è fatto praticamente di soli dialoghi come nella tradizione del romanzo di conversazione, e questi dialoghi rapidi e realistici sono illuminanti e confortevoli; perché è attraversato da tensioni romantiche, poetiche, esistenziali, giovanili, senili, di mezza età, da domande universali legate al posto in cui stiamo, a quello in cui vorremmo stare, alla vita che vorremmo vivere e a quella che viviamo, alla città della nostra destinazione finale (il titolo originale del romanzo è The City of Your Final Destination), il tutto senza un filo di retorica e banale ovvietà; perché i personaggi protagonisti sono veri al punto da avvertirne la carne, le ossa, il respiro, al punto da rimanere in mente come fossero amici. E poi ci sono mille altri motivi ma che ve li dico affare, scopriteli voi stessi e vedrete che mi darete ragione!

"Mi sembra un po' strano: che sia il lavoro a decidere dove uno deve vivere. Non si farà tiranneggiare dalla realtà fino a questo punto?" (cit. pag.82)

(P.S.Avevo visto tempo fa, al Festival del cinema di Roma, il film omonimo diretto da James Ivory, mi era piaciuto molto, il cast era brillante e aveva nomi del calibro di Laura Linney, Anthony Hopkins e Charlotte Gainsbourg, ma l'esperienza di lettura del libro è di un'intesità diversa, molto più profonda e "dorata"!)

lunedì 9 gennaio 2012

Serie tv mon amour: 17. Homeland


Anno nuovo, serie nuove! Ho stilato un'elenco di serie da iniziare in questo neonato 2012 e ne ho abbastanza da poter svernare senza problemi di carenza di vitamine audiovisive.
Ho iniziato con Homeland e sono contenta di averlo finalmente fatto perché è una di quelle serie tv di palese serie A e di qualità che riempiono i dilaganti vuoti di senso televisivi contemporanei.
Tutto è così perfetto, studiato, elevato, tutto è così americano nel senso prezioso del termine, da dare l'idea che si tratti di un film, uno di quei filmoni thriller potenti e di livello altissimo, quasi nobile.

Pensavo che la trama fosse pesante da seguire e troppo infarcita di politichese a stelle e strisce e dialettica spicciola USA vs Medio Oriente, pensavo di annoiarmi e invece mi sta piacendo tanto perché tutto è intrecciato e sceneggiato in modo tale da non dare un attimo di noiosa tregua allo spettatore, come se ci fosse sempre qualcosa da scoprire, da aspettare, da sapere. L'aggettivo più calzante per definirla è intrigante.

Gli attori sono ottimi e rendono il tutto ancora più valido e corposo: Claire Danes, (che nel mio immaginario rimarrà sempre la Giulietta rock di Baz Luhrmann), è bravissima nel ruolo dell'agente della CIA Carrie Mathison, così intensa, malinconica e determinata, così spontaneamente nella parte; il suo è un ruolo femminile degno di memoria nella storia delle serie tv, è da statuetta dorata.

Anche il rosso malpelo british Damian Lewis è perfetto nel ruolo del sergente ex prigioniero di guerra Nicholas Brody, e mi fa venire spesso la pelle d'oca con quel suo sguardo vitreo e il volto irrigidito da chissà quali pensieri, con quel suo corpo massiccio e martoriato nel profondo.
Questi due attori, insieme ad un cast secondario di tutto rispetto, danno ad Homeland una forza enorme, quasi una poesia struggente della visione che tocca profondamente chi guarda.

C'è spessore in questa serie, c'è lavoro, testa e cuore, c'è il marchio di garanzia Showtime e seguirla sarà uno dei nuovi piaceri seriali e serali del mio gennaio 2012.

lunedì 2 gennaio 2012

Il mio primo film dell'anno: Emotivi anonimi



Vedere questo film dopo la baraonda familiare e gastronomica del 1° dell'anno è stato come bere una tisana serale calmante, o forse sarebbe più appropriato dire una cioccolata calda fumante.
Ho scelto di vederlo solo per via del suo titolo che emanava come un senso di familiarità e fraterna alleanza e devo dire che è stata una visione molto appropriata e adatta al mio spirito delle feste desideroso di autismo e costretto alla socialità forzata!

Si tratta di una commediola francese leggerissima e delicata, dolce e piacevole come un bel pensiero, come una scatola di cioccolatini ricevuti in dono, e non è un caso visto che di cioccolato si parla, tra le altre cose.

Protagonista è Angélique una ragazza totalmente impacciata ed insicura che frequenta un gruppo di "dissintossicazione" da emotività eccessiva, gli Emotivi anonimi appunto.
Quando Angelique, grande esperta e anonima cioccolataia, va alla ricerca di lavoro nella Fabrique de Chocolate, si imbatte in Jean René, il principale dell'azienda, un uomo forse perfino più insicuro e complessato di lei, in cura da uno psicologo che gli impone delle sfide anti-timidezza.
Queste due creature speculari poco disinibite e non tanto a loro agio nel vivere si ritroveranno di fronte a situazioni in cui la loro incapacità relazionale e di autocontrollo emotivo verrà messa a dura prova, in cui le loro tragicomiche idiosincrasie emergeranno in pieno.

Non è un film comico in senso stretto, non fa ridere a crepapelle, è più che altro un buffo film d'atmosfera, una specie di piccola favola dai contorni fatati e dallo stile molto romantico-francese, con quel vaghissimo tocco alla "favoloso mondo di Ameliè" e quel non so chè di piacevolmente retrò che questi film di solito hanno.
Un film delizioso e non lezioso per emotivi anonimi e noti, timidi autoironici, amanti del cioccolato e della sua raffinata arte e sognatori romantici filo-francesi.