Il mio parere su Chiamami col tuo nome


L'amore è potente, non c'è scampo.

Se è amore giovane, quello acerbo e totalizzante dei diciassette anni, è più che potente, è la vita stessa che prende forma e impatta, è il debutto all'esserci, al sentirsi e al sentire.

Prima di provare un amore giovane nessuno è davvero vissuto.

L'amore di Elio e Oliver è un detonazione di vita, un concentrato di sconsideratezza ormonale, squilibrio psicofisico, overdose di sensi e di baci, abbandono all'estasi senza il triste contegno di chi sa che non potrà durare. Una cosa che pulsa e palpita forte.

Il loro è un carpe diem di estiva pienezza, un darsi e dare senza pensare a ciò che si perderà, a ciò che ne uscirà rotto.

C'è qualcosa di violento e sensuale nel loro inesorabile catturarsi, c'è il nuovo che aspetta di essere inaugurato e c'è il già noto che ha bisogno di essere rinnovato.
C'è l'età della fragilità e della libertà totale di essere fragili e c'è l'età un po' più consapevole che ha fame di seduzione.
Il frutto ancora verdastro e quello già polposo.
Insieme un'armonia impressionante. Una fusione.
Chiamarsi col nome dell'altro è l'acme poetico di questo idillio.

Uscita dalla sala ho provato in ordine sparso:

- Commozione: per tutta la bellezza che mi è stata regalata, a più livelli, a più strati. Per l'estate esplosiva e languida, per il paesello sonnolento e i suoi alberi da frutto succosi, per le pedalate in pantaloncini corti e ciabatte, per gli splash di freschezza dell'acqua, i libri e le sdraio, l'otium, la libertà del corpo, tutto quel verde, quella luce, quel propagarsi di onde climatiche perfette che mentre sei in sala ricoperta di lana e cotone scuri ti senti mesta e grigiastra.
La luminosità incantevole di questo film non la dimenticherò mai, è del tipo che non sfuma e non si spegne nemmeno quando lo schermo vira al nero. Mi ha lucidato gli occhi.

- Meraviglia: per l'Italia, che emerge così piena e sfacciata nel film, così irrorata di bella luce, buon vivere e benessere, così adatta alla nascita di gioie profonde e fugaci idilli d'agosto, così ampia, verdeggiante, quasi erotica nella sua bucolica fecondità. Un'Italia settentrionale come sotto incantesimo, che si fa posto del cuore che tutti noi abbiamo avuto, locus amoenus dove il tempo è sospeso, dove tutto sembra fatto per obbedire al nostro bisogno di aria e luce.

- Nostalgia: per la capacità di provare sensazioni totali che è esclusiva della prima giovinezza.
Per quell'avventarsi con foga integralista alle pulsioni del cuore e del corpo, quel vibrare senza sosta ad ogni stimolo, fino ad essere sfiniti, patetici, eroi romantici ricoperti di piumaggio ancora troppo sottile.
Per quella fase della vita in cui senti le cose fino al midollo e se ti innamori di qualcuno, con o senza reciprocità, lo fai con esagerazione mistica, con slanci letterari ed epifanie laceranti. Gli spasimi dell'amore sono solo di quel periodo lì, poi si ama, sì, ma con raziocinio e metodo, senza versi sul taccuino e sbilanciamenti. Siamo stati tutti Elio e non torneremo più a esserlo e questo mi ha inondato di squisita nostalgia.

- Gratitudine: perché una storia così semplice e generosa non la vedevo da tempo al cinema. Cose essenziali e universali: un'estate, due giovani belli che assecondano gli inviti non richiesti dell'attrazione, la crescita in climax di una tensione erotica splendida, l'esplosione senza più freni, la necessità di salutarsi, la vita che scompiglia i sensi e poi li mette in riga.
L'esperienza di tutto ciò che annichilisce e fortifica, come un rito dionisiaco e post dionisiaco, come una danza primordiale di piacere-dispiacere.
Mi sono sentita grata per l'invito ad un'esperienza così pienamente umana, così classica e romantica, per quest'ode oraziana di amore e tormento d'amore.

- Immedesimazione: fiera e gioiosa in nome dell'amore, etero, omo o bi, chissenefrega. Due bocche che si esplorano sono due bocche, non mi serve zoomare sul resto dell'anatomia.
Non ci sono sfumature e accezioni in ordine di importanza nell'amore, non c'è solo un verso, solo un modo. L'amore è trasversale e se qualcuno mi parla d'amore come Luca Guadagnino io mi alleo con l'amore e mi identifico completamente. Mi sono trasformata in Elio e Oliver mille volte durante e dopo il film, mi sono fusa con loro, ho assorbito la loro bramosia, il loro stato di trance romantica. Il mio sesso non ha avuto alcuna rilevanza.

- Innamoramento: e come si fa a non innamorarsi di questi due bellissimi esseri che fanno venire in mente le migliori coppie mitologiche?
Oliver, adone americano di bellezza greca classica, kalòs kai agathòs, alto e dorato, fattezze rubate all'arte.
Elio, esile e nervoso, incantato senza rimedio dal suo scultoreo ospite.
Entrambi colti e curiosi, protesi verso l'arte, la musica, la letteratura, una combinazione di biondo-bruno, di muscoli-ossa, di maturo-immaturo che non si toglie più dalla testa.

- Cambiamento, e non sto esagerando. Questo film mi ha un po' trasformata. L'ho visto in un periodo di rigidità e malcontento diffuso, una di quelle fasi in cui i contro sono più dei pro: mi ha sciolto le tensioni muscolari, mi ha rimesso al mondo, mi ha ricollocata nella prospettiva del buono, del bello. Uscita dalla sala quasi fluttuavo per quanta luce e quanta aria d'amore avevo assorbito. Chiamami col tuo nome fa bene, è un regalo che ciascuno dovrebbe farsi.

E poi la colonna sonora, dio mio. Ho ascoltato Mistery of Love di Sufjan Stevens senza sosta cercando di ricostruire la magia del film nella mia testa. E ci sono riuscita per quanto è bella e struggente e appropriata.

E adesso leggo il romanzo omonimo di André Aciman e sogno un Oscar che, nel Dolby Theatre della mia mente, io ho già assegnato urlando "Lucaaa" con molta più enfasi della Loren quando urlò "Robbberto" nel 1999.

Commenti

  1. Che bella analisi... ho appena finito di vedere il film, dopo aver letto il libro e le tue parole sono state voce viva di quello che ho provato.

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    1. Grazie Rossana! Mi accingo anch'io a leggere il libro. Spero sia bello almeno la metà del film...

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  2. Quindi ti è piaciuto leggermente? :)

    Agli Oscar però purtroppo la vedo dura...

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    1. eheheheh...Io invece sono fiduciosa per gli Oscar ;)

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  3. Tolta la scena finale, quella sì che mi ha davvero colpito nella sua essenzialità, un film che più che altro mi ha infastidito.
    Bello parlare d'amore se prendi ad esempio due modelli che vivono nel lusso. E' l'unica argomentazione che mi viene da fare - ma io sono un arido di cuore, anche.

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    1. L'ambiente in cui si aggirano i due è intellettuale più che lussuoso, si respira cultura sopra ogni cosa. E il loro amore trascende ogni collocazione socioculturale secondo me. L'amore che prova Elio è il primo amore adolescenziale che abbiamo più o meno vissuto tutti, indipendentemente dal patrimonio dei nostri genitori. ;)

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