Serie tv mon amour: 29. Game of Thrones (stagione 1-2-3-4)



Alcune delle immense cose contenute dentro Game of Thrones e dei motivi validi per vedere questa epocale serie tv (ho finito ieri sera di vedere la quarta stagione e ora sono in regola, immune dagli spoiler e in felice attesa della quinta!):


L'epica. George R. R. Martin è l'Omero dei giorni nostri, la sua saga è come l'Iliade, l'Odissea, ancora meglio perché più estrema, più violenta e sensuale. La sua forma di narrazione ha tutto il sapore arcaico e solenne di questo tipo di poesia, ha dentro il rumore stridente delle spade, l'onore e il disonore della guerra, le urla e il furore dei campi di battaglia, le scene madri gloriose o tragiche. L'epica classica insomma.


Il poema cavalleresco. "Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto..." direbbe Ariosto, e lo stesso fa Martin con la differenza che "l'audaci imprese" sono veramente audaci, violentissime e rabbiose. La belligeranza è continua, ostinata, strategica; il sangue scorre a fiumi e lo scempio delle carni rasenta lo splatter.
A questo tipo di audacia va poi aggiunta quella a sfondo erotico, un tipo di sfrontatezza a base di bordelli, incesti, perversioni, ostentazione di nudità integrali che danno al poema cavalleresco di Martin un tocco di lussuria costante, un brio carnale sempre vivo. L'Eros ha molta importanza in Game of Thrones.


Il ribaltamento totale delle regole auree in materia di eroi e protagonisti. Ossia, la classica immunità dei personaggi principali non esiste. Ti affezioni ad un personaggio con i tratti da eroe o eroina pensando che niente e nessuno te lo possa togliere, e invece Martin si fa beffa di secoli di eroismo letterario intoccabile e ti strappa atrocemente via il beniamino di turno.
Tutto ciò è pazzesco ed equivale ad una grandiosa mancanza di prevedibilità, ad un effetto sorpresa sempre all'agguato. Non ci sono comfort zone in Game of Thrones, non c'è l'ovvia banalità del Bene e del Male, ma un miscuglio destabilizzante e mutevole di buoni e cattivi, di moralità e di immoralità. In parole povere non ci si annoia mai e non si dice mai "io l'avevo detto!".


La coralità. Aggiunte, comparse, scomparse continue; numerose famiglie e casate con personaggi tutti carichi di potenziale e promesse che si aggiungono, puntata dopo puntata e stagione dopo stagione, a quelle già note, in un continuum di incontri e scontri, di motti e di vessilli.
Credo sia la serie più ricca di campionario umano e disumano che abbia mai visto, quella con più nomi e cognomi, con più tipi fisici, caratteriali e psicologici.


L'alternanza geografica. Non c'è una sola ambientazione in Game of Thrones, ma un continuo cambio di scena e di panorama che è un continuo andirivieni per lo spettatore, un viaggio fantastico fra atmosfere diversissime fra loro. C'è il polare, il mite, l'esotico; ci sono città opulente e desolazioni artiche, il sole e gli abiti dorati e fruscianti, ma anche il freddo e i mantelli di pelliccia.
L'andamento episodico di ogni puntata ben si sposa a questo continuo cambiamento di location e clima e dona alla serie un respiro vasto e mai fermo su se stesso. Si va e si viene dalle varie situazioni, dai vari personaggi; l'immobilità monotematica e l'arenamento della trama sono praticamente impossibili.


L'atmosfera medioevaleggiante. Le cappe, le spade, i castelli, le mura, gli archi e le frecce, le torture, i roghi, l'arte della guerra, gli intrighi di palazzo, tutto il fascino contraddittorio di un'epoca belligerante e austera. Una versione politeista e più disinibita di quell'epoca, ma con la stessa innata carica favolistica e avventurosa, lo stesso mix ambiguo di oscurantismo e misticismo, di bestialità e di saggezza filosofica.


I draghi e altre cose fiabesche. Che è un po' una conseguenza del punto precedente.
L'evasione fantastica che offre Game of Thrones è un meccanismo perfetto (anche per chi non ama il fantasy), è un ritorno alle fiabe dell'infanzia, ma in una rilettura adulta e aggressiva, senza quiete e felicità finali. L'incanto che produce ogni puntata di ogni stagione è un incantesimo pazzesco di allontanamento della realtà. Se avete pensieri da evitare o tristezze da aggirare non c'è niente di meglio di questa serie tv.


Gli attori. Tutti, e sottolineo tutti, perfetti: la mimesi totale. Mi piacciono tutti perché sono credibilissimi e perché credono ognuno nel proprio ruolo. L'assenza di dualismi netti in materia di bontà e malvagità rende (quasi) tutti i personaggi ambivalenti e di difficile prevedibilità e da questo punto di vista tutti gli attori della serie sono abili, preparati, degni del più fervido fanatismo.


La sigla di apertura. Un motivo epicheggiante che rimane in testa e che nella sua solennità sa preannunciare le avventure, gli spostamenti, le macchinazioni che ruotano attorno al Trono di spade.   In pochi minuti e attraverso un sistema di ingranaggi meccanici riusciamo a vedere tutto il mondo creato da Martin, le mappe tridimensionali dei luoghi che visiteremo. Una sorta di proemio del grande poema che ci aspetta.


Mi fermo qui per evitare di scrivere un saggio analitico, ma l'elenco di preziosità contenute in Game of Thrones è ancora lungo e multisfaccettato, un argomento di conversazione sempre vivo.
Anche perché, una volta entrati nel mood gameofthronese, vi accorgerete che la vostra vita sarà segnata da un prima e un dopo Game of Thrones.

Commenti

  1. Io avevo iniziato a leggere i libri a 17 anni, ancora la serie tv era lontana dal farsi e in pichi, qui in Italia, la conoscevano.
    La serie tv per certe cose, che giustamente riporti te, mi soddisfa molto, ma per altre è abbastanza deludente. Nel complesso però un qualcosa di estremamente valido e che sa far parlare di sé. Non la mia preferita, però la seguo.

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    1. non avendo letto la saga di Martin (e non avendo intenzione di farlo) mi sono goduta la serie senza termini di paragone e in assoluta libertà mentale. E l'ho adorata :D

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  2. Vedo con piacere che anche tu sei finita nel tunnel come tutti noi... spero che presto leggerai anche i libri che sono meravigliosi... :-)

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    1. solo nel tunnel televisivo però, la letteratura fantasy non fa per me!
      Il mio ragazzo ha letto tutti i libri di Martin finora pubblicati in Italia e mi dice che dovrei leggerli, ma io amo altri tipi di lettura e poi la serie tv è talmente bella e ben fatta che mi basta così ;)

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  3. Io ho cominciato a leggere i libri solo due anni fa (te li consiglio assolutamente), poi ho guardato la serie tv che è valida, intrattiene, ha dei buoni attori (alcuni assolutamente ottimi come Dinklage, Dance, Lena Headey), effetti speciali, ma dal punto di vista registico è insufficiente, banale e anche fastidiosa; un po' di brio ogni tanto non guasterebbe, ma a quello ci pensa già la trama ricca di innumerevoli colpi di scena e morti, taaanti morti ;)
    Leggi i libri, poi mi dici.

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    1. I libri non credo li leggerò mai, la letteratura di questo genere non fa proprio al caso mio! La serie però mi appaga notevolmente :D

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