Il mio parere su La pazza gioia


L'elogio tragicomico della follia che ci ha regalato Paolo Virzì è una di quelle cose così profondamente belle da lasciare lo spettatore a bocca, cuore e vie lacrimali aperti per un bel po'.
Ci si sente scanzonati e commossi all'uscita dalla sala. Ci si sente grati.
Perché dietro (e dentro) questo film c'è studio, osservazione sul campo, sensibilità, gioia e pazzia.
E c'è uno sguardo sulle donne di rara delicatezza, di complicità e gentilezza (grazie Paolo!).

Un film così vitale e attraversato da flussi ininterrotti di impeto e dolore non si dimentica facilmente.

Il suo equilibrio tra sofferenza e gioia, tra malattia e normalità, tra chiusura e libertà è perfetto. La sua armonia è impeccabile, è giusta, è la soluzione più brillante e rispettosa (ma non tediosa) che ci possa essere nei confronti di un tema così ingombrante e delicato.


La pazza gioia, come preannuncia il suo brioso titolo, è un tour folle e sregolato, un forsennato inno alla libertà d'esistere nonostante tutto, un andare incontro alla vita a dispetto della sua indicibile ferocia, a dispetto della mente che ne è stata ferita.
Due donne, Thelma e Louise in Toscana, l'esplosiva e l'implosiva, la furoreggiante e la taciturna, due forme di disagio diverso e la stessa necessità di farsi reciprocamente forza, di essere l'una la salvezza dell'altra, la palla al piede e l'esigenza.


Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) sono diversissime, un contrasto estetico e attitudinale enorme, un gap socioculturale evidente, perfino nel disturbo psichiatrico sono inconciliabili, ed è dagli esiti semiseri di questa differenza che deriva la parte ribelle e liberatoria del film, così come quella che spezza il cuore e bagna gli occhi.


Ci si unisce come un unico blocco di resistente pietra sororale se si è donne e si ha avuto a che fare con un mondo di "normali" ostili e questo graduale avvicinarsi on the road e uno spettacolo a cui assistere alternando risate e lacrime, contagiosa joie de vivre e momenti di autentica empatica sofferenza.

Villa Biondi, punto di partenza e di ritorno, che vorrebbe abbracciare queste donne e tentare di recuperarle, non è un brutto posto, ma l'altrove a cui può condurre un bus qualunque preso di nascosto può essere una parentesi di necessaria evasione, un momento di follia a fin di bene.

Che dire di queste due donne, anima e spinta motrice del film?

Bravura, dignità, performance eroiche.

Beatrice, la contessa abituata al bello, indossa il suo disturbo bipolare con charme.
Il suo personaggio è un polo di attrazione irrefrenabile, si pende dalle sue labbra e dalle sue non contenibili idee di vita e ricerca della felicità, dalla sua euforia che può virare in una tristezza che fa male al cuore, dalla sua fragilità così enorme.

Valeria Bruni Tedeschi che la interpreta è una forza della natura, un vulcano sofisticato dalla voce squillante e straripante vita.
La sua caratterizzazione è straordinaria.

Degna di tale ispiratissima compagna è la Donatella della Ramazzotti, ragazza interrotta, tatuata e scarna, che viene voglia di proteggere.

Alienate, alleate, insieme, seguendo un percorso senza parametri, sono un dono allo spettatore.


Virzì è un regista speciale, è capace come pochi altri di dare una chiave leggiadra, alla portata di tutti, alla mano a tematiche di una certa consistenza emotiva, che sia il precariato giovanile contemporaneo, la preparazione ad un addio importante o altre sfide alla vita (non a caso ho apprezzato meno Il capitale umano, perché mi mancava la sua verve da bischero e quella risata salvifica).

La pazza gioia è stato una conferma del suo genio affabile e un punto altissimo nella sua carriera.

Pazzo e senza gioia chi se lo perde!

Commenti

  1. perfetta la tua recensione. Bellissimo film sul "più o meno pazzo" universo femminile!

    Erika

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  2. Io invece avevo adorato "Il capitale umano", proprio perchè "alieno" alla cinematografia di Virzì (e quindi più coraggioso). Ma anche questo è un signor film, intendiamoci: toccante e potente, e allo stesso tempo godibilissimo! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per me La pazza gioia batte Il capitale umano 10 a 0 tutta la vita!(Però il secondo è un ottimo film virziniano non-virzianiano) ;)

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