I Love Books: 140. Quando lei era buona


Quando Philip Roth era giovane. Eppure scriveva già per tagliare e incalzare il lettore e lo faceva benissimo, con bellezza distruttiva e talento violento.

Quando lei era buona è il romanzo di Roth più triste che abbia letto (fra i letti finora), quello più simile ad una tragedia greca, con il dramma prima in nuce e poi in crescendo e il finale come acme devastante.
Si ha bisogno di essere medicati a fine lettura.

Lucy Nelson, la protagonista femminile - l'unica nella produzione di Roth - è una creatura disgraziata e ostinata, vittima e artefice di un sistema sbagliato, di un concetto di famiglia e di dovere orientato all'impossibile.
Uno straordinario caso di rigore e di annientamento di sé, uno spreco tristissimo di spensieratezza giovanile; per lei si prova compassione totale e disperata.

A Lucy la sorte ha donato un padre inetto e manesco con l'hobby dell'alcolismo, una madre remissiva da far rabbia, dei nonni che cercano di riparare le falle senza riuscirci sempre.
L'errore, il fallimento, l'anormalità sono di casa, non c'è nulla di giusto, nulla di buono nel suo sistema di riferimento genetico.

L'odio ribolle, ogni forma di felicità è fuori luogo.

Poi Lucy incontra Roy, ragazzone immaturo e dipendente dalla famiglia, errore di percorso, condanna definitiva.
Eppure è pronta a sbaragliare ogni sbaglio, ogni fastidio, ogni attimo di disamore e di tentazione di libertà pur di edificare una buona vita per suo figlio, di raddrizzare le storture e tutto ciò che non è buono, che non va bene. Se solo Roy non fosse così irresoluto e sbagliato per lei.
Verme! Non hai un minimo di fegato? Sarai mai in grado di reggerti sulle tue gambe? Spugna! Sanguisuga! Debole, incorreggibile, smidollato, vigliacco! Non cambierai mai... nemmeno vuoi cambiare! Non sai nemmeno cosa intendo quando parlo di cambiare! Te ne stai lì a bocca aperta come uno scemo! Perché non hai spina dorsale! Non ce l'hai!
Sciabolate verbali.

Il risultato è atroce, un grumo di tensioni malsane e di posizioni insostenibili, qualcosa di simile alla guerra.
Ho sofferto tanto per questa sfortunata ragazza che si dà in pasto all'ineluttabile dopo aver cercato di sfidarlo. Ci si addolora sempre di più via via che le pagine e le sue (ma anche le nostre) lacrime scorrono.
Adesso era lei a piangere, con una tale intensità che le sembrava che le si lacerassero gli organi interni. Dalle narici e dalla bocca uscivano dei suoni che parevano provenire non dal suo corpo ma da angoli riposti del suo cranio. Serrò gli occhi così forte che tra la fronte e gli zigomi restò solo una sottile fessura da cui scendevano lacrime incandescenti. Le sembrava che non avrebbe mai smesso di piangere. E non gliene importava. Che cos'altro restava da fare?
Crampi al bassoventre.

Quando lei era buona - anno 1967, terzo romanzo di Roth - fa molto molto male, ve lo dico.
Una cinica, delirante strategia di bontà, un progetto agguerrito di ricerca di quella pace domestica sconosciuta che - dannazione - deve pur essere possibile.

Se solo il destino non fosse così beffardo, così orientato alla ripetizione di un copione ancestrale.

Roth non era ancora il Roth più completo e colossale della maturità, ha un modo di scrivere più semplice, dialoghi su dialoghi e pochi respiri descrittivi, ma arriva comunque allo stomaco del lettore, infallibile come sempre.

Roth è stato e sarà sempre un pugile letterario, colpisce certe aree sensibili come nessun'altro da decenni e ci toglie la comodità da sotto il culo.
Ma va assolutamente letto, dalla prima all'ultima opera.
E aggiungo, sbilanciandomi un po', che Quando lei era buona potrebbe addirittura diventare la mia opera preferita di Roth. Forse perché al suo interno c'è una creatura infelice del mio stesso sesso che mi ha fatto vibrare.
Sente lo scricchiolio delle gomme sulla ghiaia - che rumore farebbero, le ossa sotto le ruote? Dentro, quelle persone non sono altro che questo, scheletri; dentro, sono tutte uguali. Durante le lezioni di biologia ha imparato i nomi di ogni singolo osso umano: tibia, scapola, femore... Oh, perché le persone non possono essere buone? Dentro, sono solo ossa e nervi e sangue, reni e cervello e ghiandole e denti e arterie e vene. Perché, perché non possono semplicemente essere buone?
(Per gli appassionati, ho parlato di Roth anche qui, qui, qui, qui, qui, qui).

Commenti

  1. per me è stato il primo Roth.
    ti dico solo che non ho più smesso

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    Risposte
    1. E ci credo! Quando inizi con lui non ne hai mai abbastanza.
      Io ho iniziato in modo classico, con Pastorale americana e sto facendo un percorso di recupero non cronologico e sempre alternato ad altre letture. Ché troppo Roth poi può anche deprimere ;)

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