Il mio parere su Room


Dentro le pareti strette della reclusione di questo film si aggira un fenomeno.
Il suo nome è Jacob Tremblay ed è lui ad aver vinto idealmente tutti gli Oscar, mentre voi, guardandolo al cinema, vincerete quel tipo di premio che solo un grandissimo film sa dare.
Le vostre bocche si spalancheranno al suo cospetto e anche i vostri cuori.

Una folgorazione emotiva.

Io non ho parole per dire quanto sia prodigioso e intenso in Room (di Lenny Abrahamson, 2015, tratto dal romanzo omonimo di Emma Donoghue), quanto mi abbia più e più volte colpito con la violenza dirompente delle emozioni derivanti dalla purezza.

I suoi bellissimi occhi allargano le ristrettezze, sfondano pareti carcerarie, permettono al candore di avere la meglio sullo squallore.

In Room Jacob è Jack
Un bambino brillante dentro una scatola che non gli impedisce di irradiare luce, dentro un micromondo completamente sbagliato e ingiusto che ha, ai suoi occhi, la normalità di ciò che si accetta senza sforzo perché non si è entrati mai in contatto con l'alternativa, quella sana e ariosa.


Con una piccola meraviglia come questa, con questo piccolo Sansone dalla chioma lunga e dalla forza attiva, Room non poteva che essere un bellissimo film, una storia che costringe all'apnea e poi al respiro troppo pieno, con una capacità di coinvolgimento fisica e psichica ininterrotta, magnifica.

Un film che fa riflettere sulla fortuna quotidianamente data per scontata di avere il cielo, il mare e gli astri a farci compagnia, a farci umani, ma anche sulla capacità straziante di adattamento che ha l'essere umano al limite.

Dentro la room agghiacciante del titolo, un capanno minuscolo dove Joy vive reclusa da quando aveva 17 anni dopo essere stata rapita da un folle, e che condivide da 5 anni con suo figlio Jack (evidentemente nato da una delle ripetute violenze sessuali da parte del rapitore), è inevitabile scalpitare per avere aerazione e luce naturale, ma se non hai mai respirato l'aria esterna, se non ti sei mai visto dall'esterno e all'esterno, le cose cambiano, la mancanza non ha riferimenti possibili, quindi non esiste.

Rivelare cos'è il mondo, la luce, l'incessante andirivieni umano oltre la stanza, diventa difficile come spiegare la Vita e e per Jack capire la verità rivelata da Joy vuol dire svegliarsi e soffrire del risveglio.


Dalla presa di consapevolezza in poi le cose cambiano, il film subisce un taglio netto e noi veniamo trasferiti dentro questa rottura, spaccati anche noi in due.

Brie Larson, volto del cinema indipendente appena approdata in lidi cinematografici più vasti, è l'anima adulta che affianca quella piccina, è la capacità giustamente premiata agli Oscar di farsi maschera dolente o indolente, di farsi paura in due forme diverse e micidiali, quella della chiusura e quella dell'apertura, quello del minimo e quella del massimo.

Senza però eccedere mai, in una forma essenziale e contenuta che emoziona più di qualsiasi spettacolo del dolore.

Mi è sembrata perfetta nel ruolo letteralmente scomodo che interpreta, pienamente credibile, e la credibilità è TUTTO quando c'è di mezzo una storia incredibile.

Letto, armadio, vasca, lavandino, televisione, abitudini microscopiche e in qualche modo rassicuranti, e poi all'improvviso, dopo un piano difficilissimo, asfissiante, balzare giù da un furgone fermo ad uno stop, sbattere per la prima volta sul mondo e subirne le terrificanti e meravigliose conseguenze. Sperimentare la libertà e la sua portata destabilizzante.

La scena del tappeto (non aggiungo altri dettagli) è uno dei momenti più tesi e palpitanti mai visti al cinema, implica una forma di partecipazione spettatoriale pienissima, in primissima linea, a battiti accelerati.

Room mozza il fiato come un thriller e fa tremare d'emozione come i drammi più raffinati.


Room è un film bipartito, un dentro-fuori, e nonostante lo sbalzo traumatico anche per lo spettatore, la sua storia continua a far commuovere e a coinvolgere anche dopo, quando il disagio prende altre vie, quando una madre che dovrebbe essere inebriata dalla felicità appare invece stordita, confusa, sopraffatta dai sensi di colpa posteriori.

Il rapporto viscerale tra Joy e Jack è commozione garantita, ma non prende, nella seconda parte, vie ovvie.
La room del titolo continua a racchiudere e vincolare: distruggerne il perimetro mentale è una lotta lunga, un massacro emotivo, ma cosa non può l'amore di una madre e quello di un figlio per lei? I loro sentimenti sono giganti, una stanzetta angusta non può frenarli.

Room: titolo piccolo, film enorme.
Confinato e sconfinato.
Due perle rare al suo interno.
Grande cinema che riesce a tenere col fiato sospeso e ad emozionare sfidando gli spazi, fisici e psichici.

E ancora una volta, per chiudere, sottolineo il nome di Jacob Tremblay e il suo essere un piccolo immenso cielo in una stanza.

Commenti

  1. Uno dei film più sorprendenti e ansiogeni dell'anno. Davvero bellissimo! L'Oscar a Brie Larson è strameritato, ma è assurdo essersi dimenticati del piccolo Jacob... comunque davvero bravi tutti gli attori!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione, Jacob è da Oscar tanto quanto lei, se non di più :D
      Il film e i suoi occhi non li scorderò mai!

      Elimina
  2. Decisamente la folgorazione emotiva cinematografica dell'anno!

    Almeno finora...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo ci emozioneremo più così per quest'anno :)

      Elimina
  3. Mi ispirava già dal trailer, adesso mi hai convinta del tutto a vederlo! Bellissima recensione :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Julia, spero ti emozioni come ha emozionato me!

      Elimina
  4. il mio parere su Room è che si tratta di un piccolo capolavoro di intensità e cuore. Un film che è allo stesso tempo intimo ma non banalmente piagnucoloso. Il mio preferito (finora!) del 2016

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

I Love Books: 150. Indignazione

Il mio parere su Blade Runner 2049

I Love Books: 147. Il mulino sulla Floss

Serie tv Netflix: Stranger Things 2

2 libri (+ 1 serie tv) per le vacanze estive

I Love Books: 145. Il racconto dell'ancella