Un tuffo dove il Puffo è più blu


Un tuffo graditissimo nell'infanzia quello che ho fatto ieri vedendo al cinema I Puffi, un film davvero puffpiacevole.
I piccoli folletti blu alti tre mele o poco più sbarcano nella Grande Mela, la città gigante e multicolor che li vedrà protagonisti di avventure ed esperienze di ogni tipo: vederli oggi, dopo i classici pomeriggi di cartoni animati e bim bum bam degli anni '90, mi fa emozionare e venire una nostalgia blu!
Pensavo che la tecnica 3D e la computerizzazione grafica fossero un oltraggio alla piattezza spartana di animazione di vent'anni fa che porto nel cuore, ma devo dire che il risultato finale non mi ha infastidito affatto e che l'avventura di base che anima il film è una classica situazione Puffi vs Gargamella dall'esito ovvio ma in grado di stupire ancora magicamente come faceva all'epoca.
Campione di tenerezza e vero idolo del film è Tontolone: è lui con le sue mosse maldestre a catapultare i Puffi dentro un tunnel magico collegato a New York, è lui a combinare disastri e farsi scoprire dagli umani dell'appartamento in cui sono arrivati, ed è sempre lui, così tonto e adorabile, ad aiutare a modo suo gli amici nel momento cruciale del bisogno.
Accanto a lui tanti Puffi storici, doppiati per la mia gioia con le stesse identiche voci che avevano in passato: l'antipatico e nasale Quattrocchi, il comprensibilmente lamentoso Brontolone, la poco femminista Puffetta, il saggio e conciliante Grande Puffo. Ai classici folletti blu se ne aggiungono poi degli altri completamente nuovi come Puffo Coraggioso con kilt e intercalare british e Puffo Narratore con giacca e occhialetti da giornalista professionista. Viene solo citato ma mi piacerebbe tanto conoscerlo Puffo Passivo-Aggressivo, probabilmente il puffo psicologicamente più 2.0 di tutti!
Perfetto Hank Azaria nel ruolo di Gargamella con la solita lunga veste nera, il nasone bitorzoluto e lo stempiato capello corvino, irresistibile la gatta Birba che ride del suo padrone e fa ridere con le sue espressioni ora perplesse ora disperate.
Mi sono piaciuti tanto anche i due attori co-protagonisti: Neil Patrick Harris (mannaggia a lui, ormai lo vedo solo come Barney di How I Met Your Mother!) e Jayma Mays-occhioni dolci (di cui avevo già apprezzato la delicatezza bon-ton in Glee). Non deve essere stato facile scansare, abbracciare, accarezzare, guardare negli occhi praticamente "nessuno" con verosimiglianza e trasporto, ma ci sono riusciti benissimo!
Espliciti e ripetuti i riferimenti a Peyo, l'inventore belga degli "Schtroumpfs" (Smurfs in inglese, Pitufos in spagnolo, Strunfi e poi, giustamente, Puffi in Italia!), con richiami informatici e cartacei alla sua opera.
Stupenda come sempre New York con i suo yellow cab a prova di puffo (e da loro definiti "carri meccanici"!), le tecnologie ipercinetiche e luminose, l'enormità di ogni cosa.
Un film da vedere per ritornare bambini in un istante e per farsi ricontagiare dalla positiva filosofia blu-puffo.

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