Il mio parere su Gravity



Per un'affetta da sindrome dell'epoca d'oro (cit. Woody Allen) e disadattata del presente e dell'avvenire come me, la science fiction è l'esatto opposto della mia estetica ideale, del mio romantico immaginario retrò, è quanto di meno interessante possa esserci ai miei occhi antichi e nostalgici. Lo stesso vale per il 3D e i suoi ridicoli occhialoni post-moderni.

Solo in rari casi riesco a percepire un'anima dentro quegli argentati, metallici e futuristici film di spazio e disumana collocazione spazio-temporale. Mi viene in mente Apollo 13 o il più recente Moon; per entrambi questi film ho provato qualcosa.

Ieri, vedendo Gravity (di Alfonso Cuaròn, 2013), per la prima volta sono riuscita perfino ad emozionarmi di fronte a cose che hanno a che fare con la NASA e l'ingegneria aerospaziale, e per una come me è una sorta di miracolo, di svolta cinefilo-esistenziale.
Tutto merito dell'umanesimo, della sensibilità e della delicatezza di questo film, che in mezzo al nulla spaziale e alla freddezza robotica delle attrezzature astronautiche, riesce a mantenere un afflato profondamente caldo, vivo, struggente.
Protagonista assoluto non è lo spazio, ma l'essere umano, solo, alla deriva, spaventato, messo alla prova.

Pur avendone l'aspetto e il sensazionalismo grafico, Gravity non è un blockbuster sci-fi, non è il classico film in cui gli effetti speciali e il catastrofismo da computer strappano l'anima all'insieme e ne fanno qualcosa di stupidamente megalomane.
Fra i circuiti di mille valvole e i tecnicismi del settore batte un cuore, quello della protagonista Sandra Bullock, e con il suo quello dello spettatore, mai così partecipe e immerso nell'azione di un film, mai così astronauta.

Guardando Gravity, o meglio partecipando a Gravity, ogni forma di passività è bandita, ogni abbandono molle alla propria poltrona è impossibile, persino respirare regolarmente diventa più difficile.
Mentre la dottoressa Stone annaspa, quasi soffoca, viene sbattuta in tutte le direzioni dall'assenza di gravità come dentro una centrifuga impazzita, mentre vaga nel nulla silenzioso dello spazio come una piuma solitaria alla ricerca di un appiglio, di una soluzione, di un approdo di salvezza, mentre teme, soffre, si arrende, spera, agisce, in tutti questi momenti di commovente umanità, in ogni singola fase del suo calvario fantascientifico e umanissimo di salvataggio, noi non stiamo lì a guardarla, non siamo nemmeno con lei, ma siamo lei.

Il valore sorprendente di questo film risiede secondo me proprio in questa capacità di mimesi totale, in questa sensazione di trasferimento del proprio corpo e delle proprie emozioni in quelle della protagonista e viceversa. Per la prima volta il 3D non mi è sembrato la solita superflua tecnologia da film commerciale a 10 euro, e nemmeno un valore aggiunto, bensì una condicio sine qua non per la visione di Gravity, una nuova frontiera del vedere e del sentire al cinema. Per la prima volta il futurismo cinematografico non mi ha fatto sentire nostalgia del passato.

Persino due attori per cui provo una forte e radicata antipatia come Sandra Bullock e George Clooney, mi sono piaciuti in queste vesti a gravità zero. 
Clooney è un gigione-piacione anche in questo film e per quel poco in cui si vede lascia un segno positivo, ma è Bullock l'astro brillante di Gravity, l'eroina tragica e fluttuante che in alcune scene di estrema grazia e quasi di poesia raggiunge l'iconico, il simbolico.

La gravità è tutto, la vita nello spazio è impossibile, emozionarsi e (ri)umanizzarsi guardando un film sullo spazio e senza gravità è possibile, e ve lo dice una che ride da sempre della fantascienza, delle balle spaziali, delle guerre stellari.


Commenti

  1. Lo vedrò sicuramente! Qui a casa nostra la fantascienza la fa da padrona, dalle scemate tipo Evolution ai capolavori come Blade Runner. Ma tu...nemmeno Blade Runner? Io mi commuovo sempre quando lo vedo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Blade Runner è molto bello, ma non al punto da farmi commuovere :)

      Elimina
  2. Completamente d'accordo con te, 3D assolutamente fondamentale per una maggior empatia con la storia :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. eh già, stavolta senza 3D non si va da nessuna parte :)

      Elimina
  3. Anche io detesto la Bullock e non amo troppo Clooney, mi consolo e vado a vedere questo film con animo sereno :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. vai tranquilla Babol! In questo film si sopportano entrambi più che bene, anzi devo ammettere che Sandra Bullock mi ha proprio stupita, chi l'avrebbe mai detto :)

      Elimina
  4. Non so se piacerà agli amanti di fantascienza 'duri e puri', perchè qui c'è poco di fantascientifico... le immagini (grazie anche a uno strabiliante 3D) sono estremamente 'reali', e la storia stessa è molto intima e personale (e quindi molto 'vera'). E' la storia di due esseri umani che affrontano le loro paure e la loro vulnerabilità, senza alcun eroismo, Se si parte da questo presupposto, il film è bellissimo e coinvolgente. E bravi anche gli attori, perfino la Bullock!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gravity è fantascienza solo nel senso che porta in scena situazioni rocambolesche estreme che, a detta degli esperti del settore, pare siano del tutto impossibili; in questo senso pare si prenda qualche licenza di fantasia.
      Per il resto è quanto di più intimo e umano possa esserci, anni luce dai blockbuster sci-fi classici!
      E' vero, la Bullock a sorpresa si rivela capacissima :)

      Elimina
  5. Io aprrrei un dibattito su cosa intendete per 3D: ma avete visto Dragon Trainer o A Christmas Carol? 3D applicato quindi all'animazione digitale con reale possibilità d'interagire con la sala? Eppoi sempre la solita puntualizzazione... Gravity non è fantascienza...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho visto Dragon Trainer e ho visto A Christmas Carol (bellissimo!) in 2D.
      Per quel che mi riguarda, trovo il 3D spesso inutile e stancante, gli occhialoni sono pesantissimi e poco ergonomici; dopo aver visto in 3D film lunghi come Hugo Cabret o Il grande e potente Oz mi sentivo gli occhi affaticati e basta. Sono più per una visione classica.
      Per Gravity però le cose sono diverse e il 3D si è dimostrato fondamentale all'interazione, straordinario (e considerato che il film dura un'ora e mezza, non è stato affatto stancante).
      Chi ha detto che Gravity è fantascienza? Lo è solo per il motivo che ho scritto nel commento sopra, ma per il resto è l'anti-fantascienza :)

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Il mio parere su Ted

WOODY ALLENamento: 2. Il dittatore dello stato libero di Bananas

I Love Books: 146. La pietra di luna

People I Hate: 2. Barbara D'urso

I Love Books: 71. Sonata a Kreutzer

Serie tv Netflix: 2. The OA