Il mio parere su Arrival


La fantascienza mi entusiasma sempre poco e con mille riserve, tutto ciò che è spaziale e altrove siderale al cinema, salvo rare eccezioni (tipo Gravity o The Martian), mi interessa raramente.

Arrival però è diverso, si colloca da qualche altra parte, una zona al confine con la poesia, l'intimismo e la tristezza, tutte cose che nella sci-fi canonica difficilmente troviamo.
Non so nemmeno se parlare di fantascienza parlando di Arrival perché sugli alieni, le navicelle, le tute, l'improbabile, il dualismo bellico, prevale l'umanità. "Human", scrive la protagonista Louise nella sua lavagnetta da mostrare agli alieni, solo "human".



Gli occhi acquorei e brillanti di Amy Adams sono il veicolo principale di questa umanità.
Trovo che questa donna sia uno spettacolo di diafana eleganza e quando è presente in un film quel film acquista profondità immediata, grazia. (Vedi anche alla voce Animali notturni).


Ma Arrival non è solo la maestosa malinconia di Amy Adams, è anche una riflessione sulla concezione del tempo e sulla possibilità di intenderlo diversamente, sulla linearità che può essere circolarità se vogliamo, sulle scelte di vita che facciamo, sulla predisposizione all'ascolto, anche di quelle cose che ci sembrano aliene e indecifrabili.

Non so dire se Arrival sia un capolavoro, ma ha una bellezza mesta davvero degna di nota, una delicatezza d'insieme, specialmente nella parte più a rischio boiata dedicata agli alieni, un cuore metafisico che non mi aspettavo e che mi ha commossa.

Quando all'inizio del film ho visto per la prima volta quella sorta di uovo spaziale futuristico sospeso nell'aere tipo installazione al MoMa, mi sono detta "Ci siamo, ora divento sarcastica", ma poi è diventato tutto così coinvolgente e intimo e io sono ritornata buona e aperta.


Gli alieni eptapodi (solo a me hanno fatto venire in mente Mano della Famiglia Addams?) che comunicano a ideogrammi di inchiostro nero di grande effetto artistico, che non si sa bene se vengono in pace o in guerra, che emanano qualcosa di criptico, per cui il tempo non è causa-effetto come per noi, ma qualcosa di teleologico, mi hanno emozionato tanto.


Ma la cosa che mi ha emozionato di più è quel costante, strenuo, meraviglioso sforzo di comprensione che è alla base della storia narrata dal film, quel voler capire e volersi capire, quel protendersi grafico e fisico verso l'altro, cercando un punto di contatto, un linguaggio trasversale, universale.

Cosa c'è di più bello della comprensione? Del capirsi anche a gesti e dell'abbracciare il diverso dopo la fatica dell'estraneità?


Da questo punto di vista Arrival è un grande trionfo, è la celebrazione di una concordia umano-alieno da intendere in senso lato.
Mi ha fatto pensare direttamente alla mia umana specie, al fatto che andiamo vagando spauriti tra passato e futuro e invece dovremmo solo essere simultanei, senza attese, senza incomprensioni, seguendo una grammatica del vivere diversa, dove non c'è causalità ma accettazione.

Il racconto di Ted Chiang da cui è tratto il film si intitola Storia della tua vita (e non La guerra dei mondi, per dire) e non è affatto un caso.

Se i film di fantascienza avessero tutti questo tipo di fonte letteraria e il tocco di classe di Denis Villeneuve non me ne perderei uno.

Arrival è un film metafisico, a tratti oscuro e diversamente interpretabile, un sofisticato incontro di linguistica, matematica e filosofia, in cui "l'arma" non è un missile a testata nucleare per lo sterminio di massa del nemico alieno, ma un linguaggio.

Arrival è un film che non parla di alieni ma parla con gli alieni.


(Parla invece di cose complesse come l'ipotesi di Sapir-Whorf, su cui potremmo aprire dibattiti senza capo, coda e fine!).

Commenti

  1. Il racconto di Ted Chiang è sicuramente tra le mie prossime letture. Un film che, proprio come hai detto giustamente, incanta con la sua rara delicatezza. E poi Amy Adams è straordinaria, la adoro in qualsiasi film e ruolo: riesce a portare eleganza e bravura in ogni situazione. Strano il rapporto che ha con gli Oscar... altro che Leo! ;)

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    1. Incuriosisce anche me la raccolta di racconti di Chiang, chissà come scrive...
      Amy, grande donna <3

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  2. Un film fantascientifico emozionante?
    Penso fosse una cosa fantascientifica, invece è riuscito a emozionare, e parecchio, pure me. :)

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    1. Già, questa fantascienza ogni tanto smette di sembrarci ridicola e ci fa commuovere :)

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  3. Bellissimo il tuo modo di raccontare questo film.
    Arrival mi ha toccato così tanto e in maniera così profonda che non riesco a smettere di pensarci.

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    1. Grazie Norma :D
      Sì, è un film che non si dimentica facilmente, apre mille spunti di pensieri e discorsi!

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  4. Bella recensione. Sono contento che hai "fatto pace" con la fantascienza :) questo è un film adulto e accattivante, con un bellissimo messaggio: i minuti finali sono davvero toccanti, e Amy Adams è il valore aggiunto della pellicola!

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    1. Grazie :D
      Non so se ho fatto pace con la fantascienza, ma ho capito che se continuo con certi pregiudizi di ostinata non-visione mi posso perdere film bellissimi come questo ;)

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  5. Mah io l'ho trovato un film completamente senza senso, pieno di sentimenti a buon mercato (scuola spielberghiana), grandi e improbabili e emozioni e a tratti ridicolo. Improbabile da tutti i punti di vista, a partire dalla forma degli alieni e della loro lingua (ci si chiede come si siano e Pluto così e da cosa) fino alla super esperta di lingue e comunicazione che va incontro con la scritta human su una lavagnetta (che veramente non ha alcun senso). Poi come molti film di villeneuve tende al noioso e al troppo lento, con una tecnica eccelsa di regia. Tutta la trama non ha alcun senso, né fantascientifico né scientifico né logico. Emozioni a buon mercato spacciate per logiche cervellotiche e pseudointellettuali. Tipo interstellar, la cui trama ricordiamo che consiste nel trovare la soluzione ad un agente patogeno che sta estinguendo il mais cambiando pianeta... Non si capisce poi cosa si andrebbe a coltivare su questo pianeta.

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