Il mio parere su Another Earth


Di solito non guardo film di fantascienza e di scenari futuristici distopici, mi annoiano (a parte Blade Runner s'intende!), ma se si tratta di film indipendenti, piccoli e liberi da modelli standard e da un'aderenza scolastica al genere, allora non mi dispiace vederli, soprattutto se c'è di mezzo il Sundance Film Festival!
E' così che mi sono ritrovata ad amare un film sui generis come Moon o uno assurdo come Melancholia, ed è così che adesso mi ritrovo a parlare con entusiasmo di Another Earth (di Mike Cahill, 2011 ).

Si tratta di un film indipendente, strano e straniante, silenzioso, lento, ovattato, girato con una macchina a mano volutamente instabile e destabilizzante, con una fotografia sgranata e sporca, uno stile quasi da dogma alla Lars Von Trier. Un film drammatico e intensissimo, assolutamente non commerciale e commerciabile.

La giovane protagonista, Rhoda, appassionata di fantascienza e con gli occhi sempre puntati alla volta celeste, proprio in uno di questi momenti di distrazione estatica, investe e uccide la moglie e il figlio di un noto musicista, John Burroughs. Dopo aver scontato la pena, Rhoda cerca di entrare nella vita dell'uomo e di espiare in qualche modo la sua colpa. Nel frattempo la ragazza partecipa ad un concorso per vincere un viaggio nell'altra Terra, un pianeta speculare al nostro che da qualche tempo fa bella mostra di sé nel cielo.

La fantascienza c'è in Another Earth ma fa da sfondo ad una storia tragica e umanissima, ad un poetico e doloroso intimismo e sebbene sia un topos abbastanza classico quello della vita negli altri pianeti, dell'ipotetica esistenza di nostri doppioni, il regista lo sfrutta più come forma di riflessione che come vera e propria trattazione tematica. Nel film infatti non c'è nulla di fantascientifico, di alieno, di intergalattico, nessuna balla spaziale insomma, solo tanta delicata poesia esistenziale e pregio estetico.

Notevole l'attrice protagonista Brit Marling (che è anche co-sceneggiatrice del film), un volto raffinato da cinema indie che ti rimane dentro, così come William Mapother, credibilissimo nel suo ruolo di sofferente clausura.

Il giovane regista americano Mike Cahill, alla sua opera prima con Another Earth, viene dal documentario e dalla National Geographic e il tocco naturalistico si vede, si percepisce nell'indugiare sulla superficie della neve, sul riverbero dei raggi solari, sul mare, il vento, la terra insomma, quella nostra.
Tutto ciò è pervaso da una malinconia metafisica e struggente, da un afflato filosofico che rende il film una parabola triste e bella da mozzare il fiato, in cui di fantascientifico c'è soprattutto la bravura alternativa di chi lo ha girato, recitato, ideato.







Commenti

  1. Gran, gran, gran bel film.
    Ottime riflessioni e deciso impatto emotivo.

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  2. la fantascienza poco fantascientifica che preferisco anch'io. :)

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  3. E' nella lista dei film da vedere al più presto! Con questo Prison Break (che sto divorando) sono un po' dietro in film!

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  4. seems great! xx

    http://www.theprovocativecouture.com/

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  5. Anche a me è piaciuto molto. E come tutti i grandi film di fantascienza, anche qui la fantascienza è il mezzo per parlare dell'Uomo, per scavare dentro il nostro animo. Stupenda la protagonista Brit Marling (anche sceneggiatrice): amore a prima vista!! :-)

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