I Love Books: 81. I demoni


Leggere I demoni è stato sfiancante, ma io Dostoevskij non riesco a mollarlo.
Una qualche forza oscura demoniaca (!) mi ha portato fino alla fine di questo libro, facendomi stramazzare sfinita sull'ultima parola dell'ultima pagina. (Che, non a caso, è "cella").

Ho avuto fin da subito come l'impressione che il progetto romanzesco fosse un po' troppo disordinato e in un eccesso di in medias res, come se la narrazione razionale e necessaria all'orientamento del lettore fosse stata sostituita da sprazzi di inquadramento, da approfondimenti (per modo di dire!) en passant e troppo vaghi.
Il lettore deve avere la pazienza di aspettare, ma spesso anche la più lunga delle attese non riceve spiegazioni. Credo di aver afferrato qualcosa di simile ad un plot al 95% circa di lettura e di aver capito l'incomprensibile al 99%, ad un passo dalla (tanto agognata) fine.

Ho faticato a capire perfino chi fossero i protagonisti e quale fosse la trama, l'argomento centrale del romanzo.
Un puzzle venuto male o ricomponibile solo da chi è laureato in Storia della Russia: ecco cosa è stato per me I demoni.

Mi è dispiaciuto molto, perché Dostoevskij di solito sa narrare in modo sublime, è un incantatore.  
I fratelli Karamazov è un romanzone organico, ordinato, con digressioni funzionali e con presentazioni fatte ad arte, perfette dal punto di vista psicologico, inserite al momento giusto, gentili con il lettore e promettenti oltre ogni dire.

In effetti anche con L'idiota a tratti perdevo la bussola e mi disorientavo, ma in quel caso c'era comunque uno straccio di senso e di trama che riannodava i fili più anarchici della narrazione.

Ne I demoni invece regna incontrastato il buio e si procede un po' a tentoni, alla ricerca di un appiglio, di una luce chiarificatrice.

La polifonia, la coralità di questo romanzo sono a mio parere esasperate fino alla confusione, all'anarchia, all'egoismo autoreferenziale.
Ho avuto tutto il tempo la sensazione che Dostoevskij abbia scritto questo romanzo per se stesso, usandolo come una sorta di dichiarazione di intenti e di ideali, senza alcuno sforzo di empatia con il lettore, alcuna gentilezza esplicativa nei suoi confronti.
L'universalità delle tematiche che tanto amo in lui, ne I demoni si restringe ad una prospettiva troppo esclusivamente russa e storico-politica, troppo poco incline al romanzesco.

Mi ha fatto sentire spesso stupida I demoni, ed è probabile che io in fondo lo sia e non abbia gli strumenti giusti per un romanzo di questo tipo; però, di base, credo ci sia un problema oggettivo di incapacità narrativa da parte dell'autore, come un impeto di irrazionalità, di rabbia, che ha offuscato la sua consueta capacità di rendere semplici e fruibili anche i progetti narrativi più titanici.

Verchovenskij e Stavrogin ci ho messo un po' ad inquadrarli come protagonisti e come anarchici, a capire le loro motivazioni, a seguire le loro azioni "demoniache" che vengono sempre zoomate poco e lasciate più all'intuizione.
Soprattutto per Stavrogin, che è il vero protagonista, avrei voluto una definizione più precisa e coinvolgente, un'analisi più sensata della sua natura immorale, controversa e diabolica.
Lo stesso per quanto riguarda gli altri innumerevoli personaggi e il perché delle loro azioni.

Tirando le somme:
ho capito che il tema centrale e infuocato del romanzo è il nichilismo giovanile russo degli anni '60-'70 dell'800, che porta al terrorismo e al ribaltamento di ogni forma istituzionale ufficiale.
Ho capito che Dostoevskij si schiera contro questo movimento rivoluzionario considerandolo quasi satanico.
Ho capito che un altro nodo centrale è l'ateismo.
Ho capito che a dominare è l'ideologia e che I demoni è un romanzo politico, più politico che romanzo.
Ho capito tutte queste cose solo alla fine, ma rimane dentro di me un residuo di incomprensione e di dubbio.

Chiedo a chi l'ha letto di darmi un parere sul perché io non sia stata posseduta da I demoni e una qualche forma di sostegno in questo stato di prima, amara delusione dostoevskijana.

Commenti

  1. Questa notizia mi sconvolge. Non ho letto I demoni, però avevo riposto grandi aspettative. E se fosse stato più corto? Lo so che è una questione "rozza" da affrontare, ma magari la mole non ha aiutato, o no?

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    1. Per quel che mi riguarda la mole non è mai stata un problema, anzi prediligo i romanzoni a lunga durata alla narrazione breve e ai racconti. Mi piacciono i grassi in fatto di letteratura!
      Nel caso de I demoni infatti il problema non è stata la mole, ma l'organizzazione della narrazione e la tematica un po' troppo russocentrica. Più tutta una serie di altri problemucci che hanno inibito ogni forma di piacere di lettura! Dovresti provare a leggerlo e poi fiondarti a darmi un tuo parere :)

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  2. Ancora non l'ho letto (non sono una grande fan di Dostoevskij ), però adesso sono curiosa di capire cosa arriverebbe a me leggendo questo romanzo!

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    1. Sarei curiosa anch'io di saperlo e di avere un tuo riscontro! Nel caso in cui decidessi di leggerlo batti un colpo ;)

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