Il mio parere su Paddington


Natale è ahimè già finito e il doloroso processo del disadornare case e città è in atto, ma se volete prolungare ancora un po' quel senso ovattato di bello, quella leggerezza mentale e quella sospensione festiva di ogni forma di dramma e dissidio interiore, allora potete andare a vedere Paddington, se non l'avete già fatto.

Paddington è stato il mio ultimo film del 2014, il classico film senza impegno, ma non necessariamente sciocco che mi concedo durante le feste e che mette in circolo nel corpo sano buonismo e brio infantile mettendo a tacere il Grinch che serpeggia in ognuno di noi.

Le parole chiave che mi hanno portato a scegliere questo film e a diminuire la mia età anagrafica per un pomeriggio, sono state Londra e Sally Hawkins.

Amo tutto ciò che riguarda la metropoli britannica, vivrei di luoghi comuni a base di tè delle cinque, impermeabili da pioggia e cabine telefoniche rosse e ogni volta che ci vado mi sento dentro un romanzo vittoriano, dentro la mia idea meravigliosamente stereotipata della città.

Sally Hawkins è una delle creature inglesi più adorabili del pianeta, non mi perdo mai un film che la vede protagonista o non protagonista perché mi piace da matti la sua figurina esile ed energica e il suo sorriso enorme. La trovo stramba e trasversalmente bella, oltre che brava.

In questo film lei è la moglie creativa (adorabili i suoi outfit multicolor) di un marito razionale e puntiglioso (un downtonabbeyano Hugh Boneville che diverte in queste insolite vesti non aristocratiche), la madre di due graziosi ragazzini e colei che alla stazione di Paddington adotta l'orsetto di origini peruviane ribattezzato con lo stesso nome e appena sbarcato nella città.

Paddington, esteticamente riadattato allo stile british, indossa il montgomery e il cappello ed è un mix simpaticissimo di sventure dickensiane e di classiche propensioni alle gag e ai disastri.
Una creazione animata così graziosa da vedere, così tenera eppure mai patetica, così brillante e mai troppo orientata solo all'infanzia, che ci si ritrova con uno spontaneo sorriso beato in viso per tutta la durata del film.

E poi c'è Londra: la celebrazione simbolica della città è la cosa che mi ha divertito di più, l'indugiare panoramico su tutte quelle tipicità londinesi, sulle case colorate di Notting Hill, il mercato di Portobello Road, i monumenti simbolo, il Natural History Museum, persino la metropolitana e tutta una serie di altre cose dal forte potere suggestivo.
Anche quel tepore domestico che si respira nella casa dei Brown, quel senso confortante di famiglia e di riparo, è qualcosa di fiabescamente londinese; ho sempre immaginato questo tipo di ovattato ristoro e di calore nelle abitazioni inglesi.
La stessa predisposizione innata della città all'accoglienza, al melting pot, all'abbraccio forse un po' freddino e bagnato dalla pioggia, ma tranquillamente aperto, è qualcosa di bellissimo a cui forse si pensa meno quando si pensa a Londra e alla britishness.

Ovviamente in questa storia in cui trionfa il bene, il bello, l'integrazione del diverso e l'estetica britannica, c'è come da copione una cattiva seducente, nella fattispecie Nicole Kidman, che cerca di far fuori l'orso; le trovate legate a questa caccia all'orso sono molto divertenti e rocambolesche e donano alle tinte pastello del film un lieve tocco dark e malvagio.

L'incontro-scontro tra animazione e cinema reale risulta perfettamente armonico, una convivenza sempre più credibile e sempre più precisa.

Alla fine del film si rimane con un piacevole sapore di miele in bocca, un senso di benevolenza universale e una voglia fortissima di andare a Londra. E nei casi di immedesimazione natalizia più estrema, anche di scendere alla stazione di Paddington e di imbattersi in Paddington!


Commenti

  1. Manco a dirlo la mia ragazza voleva vederlo XD
    Comunque mi ha fatto 'strano' sapere che c'è la Kidman in questo film.

    RispondiElimina

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