Il mio parere su Café Society


Prendete i classici temi della visione del mondo alleniana, inseriteli in un soave e patinato contesto hollywoodiano anni '30, aggiungete la fotografia divina di Vittorio Storaro, un cast brillantissimo, una vicenda centrale di amore vissuto-rimandato-ritrovato-complicato che emana romanticismo e ironia tragica ad ogni scena, della fondamentale musica jazz d'atmosfera, un tocco glamour ed uno malinconico, ed eccovi servito uno dei film più piacevoli e riusciti della non sempre riuscita produzione (recente) di Allen.


80 anni e non sentirli! Anzi, a dispetto di ogni torpore senile, regalare allo spettatore un gioiellino luccicante e cinefilo che più bello di così non poteva essere.
C'è l'anima autoriale di Woody Allen in Café Society, un suo coinvolgimento registico così forte da rendere l'insieme inappuntabile, familiare nelle tematiche e nelle dinamiche, ma con in più una perfezione stilistica, un languore estetico che non ci si aspetta.

Un film come Café Society si fa amare per tanti motivi e vorrei elencarvene alcuni.

- Il suo contesto: una Hollywood vintage che emana bagliori doratissimi e luce estiva, dove la vita è dolce, il divismo di casa e i sogni sembrano a portata di mano. Le atmosfere leggere e la dolcezza sensoriale complessiva mi hanno fatto pensare ad una Midnight in Paris in versione americana.

- La centralità tematica dell'amore con tutto il suo bagaglio di tempismi mancati, di dubbi amletici e di attese disattese. Con lo sfondo di Los Angeles e New York a rendere tutto ancora più sentimentale e simbolico.

- La sua dilagante cinefilia, quel continuo citare divi che sono simboli di una golden age hollywoodiana molto amata da Allen.
Ginger Rogers, Spencer Tracy, Barbara Stanwick, Joan Crowford e tutte le altre stelle di un firmamento retrò ed eterno.

- La sua BELLISSIMA fotografia cangiante, con i toni color sabbia di Los Angeles, i vestiti chiari dei personaggi che sembrano emanare pagliuzze dorate e sposare la solarità perenne del luogo e poi quelli più dark di New York, da fumoso night club, da mondani animali notturni.


- Le riflessioni disseminate in tutto il film sulla vita e la morte in una prospettiva ebraica, con gli immancabili inserti yiddish e lo sguardo sarcastico di Allen su un mondo di cui lui stesso fa parte e che non ha mai smesso di analizzare e ridicolizzare benevolmente.

- Per la sua verve comica, specialmente in tutta la parte gangster sul fratello di Bobby, Ben (Corey Stoll), che mi ha riportato ad altre improbabili situazioni malavitose di vecchi film di Allen e alla sua comicità fatta di paradossi che tanto amo.

- La sua mondanità, quelle magnifiche feste alla Fitzgerald dove le donne indossano vistose parure di gioielli e gli uomini doppiopetto impeccabili, dove la "cafè society" si muove disinvolta fra fiumi di champagne e la più lussuosa vanitas vanitatum.


- Perché nel personaggio di Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) c'è il prototipo-Woody Allen in versione integrale, quel tipo di ragazzo ingenuo sempre in bilico tra sfiga e fortuna casuale, innamorato dell'amore e gabbato dalle circostanze, insicuro nel sesso, pieno di se e non di sé. Adorabile.

- Perché Kristen Stewart nel ruolo di Vonnie è fatale da far male e sebbene io l'abbia sempre trovata algida e sprezzante, con qualcosa di appuntito nelle espressioni, stavolta mi ha fatto capitolare, ammaliata anch'io dal taglio micidiale dei suoi occhi (e dalla sua bravura, ebbene sì).

- Perché dove c'è Steve Carrell c'è verve a prescindere, c'è trasformismo e ci sono io con un sorriso beato.

- Perché è un film colmo di belle cose ma anche di tristezza, quel tipo di tristezza languida che provano tutti i romantici, quello struggimento a cui la vita ci sottopone sghignazzando, soprattutto quando siamo giovani.

Café Society è come la lacrima color oro sul volto femminile della locandina: un film chic e triste, fastoso e festoso, ma malinconico.
Un dramma vestito a festa sui sogni mancati, le occasioni perdute, l'imponderabilità del destino, la tragicomicità dell'esistenza, la fatalità dell'amore.


Grazie di questo regalo Woody, lo metterò in cassaforte.

Commenti

  1. Mi fa piacere leggere che si tratta di un woody allen "buono" e che ti abbia convinto. Sono abbastanza curiosa, dovrei riuscire a vederlo domani.

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  2. Mah... tutto sommato concordo, eppure a me Woody ormai stanca. Forse è una cosa mia, ma faccio sempre più fatica a vedere i suoi film, dove ormai ricorrono sempre i soliti temi, le solite nevrosi, i soliti argomenti da decenni. Anche questo non puoi certo dire che è brutto, però io non ho riso nemmeno una volta e perfino la confezione "classica" mi è venuta a noia. Ma, ripeto, sarò io ad essere diventato insofferente nei suoi confronti...

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    1. Aspettarsi tematiche e "fissazioni" diverse da Allen è forse pretendere l'impossibile, specialmente adesso che ha 80 anni. Io amo proprio la sua classicità e la sua solita vecchia visione delle cose, mi fa sentire in un porto fidato e sicuro, ma tutto sommato posso comprendere un'eventuale noia da déjà vu ;)

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  3. Kristen Stewart mi ha lasciato senza fiato in questo film! Forse la colpa è stata sempre il mio sottovalutarla, ma davvero, stavolta la sua presenza nel cast è stata travolgente. Migliore incarnazione per questo ruolo non si poteva trovare. In generale penso ci sia stata una geniale scelta delle attrici in questa pellicola, anche "l'antitesi", Blake Lively era azzeccatissima (e splendente, ma quanto splende questa donna?). Finalmente dopo qualche anno sono riuscita ad uscire dalla sala con un sorriso in faccia dopo un film di Woody, che ultimamente nelle sue pellicole non è riuscito a trovare un vero equilibrio, ha strafatto, messo troppa carne al fuoco e troppo se stesso, con il risultato però di rendersi irriconoscibile.

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    1. Già, la Stewart vera diva carismatica in questo film e nemmeno io l'avrei mai detto (brutta cosa i pregiudizi!). Splendida splendente pure la Lively che ha un livello di bellezza da divinità mannaggia a lei!

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  4. Anche per me un Allen assolutamente piacevole e, pur senza strafare o innovare, riuscito.
    Magnifica la fotografia di Vittorio Storaro, ma anche Blake Lively non è da dimenticare... :)

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    1. Fotografia di Storaro magnifica, un incanto. Tutto molto bello e piacevole, gnoccolona bruna e bionda comprese ;)

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  5. Non ho aspettative e non ho letto nulla della trama, ma noto con piacere che sta soddisfacendo un po' tutti. Lo prenderò come prendo sempre gli ultimi film di Allen: l'appuntamento annuale con un vecchio amico che, quando non ci sarà più, mi mancherà molto.

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    1. E fai benissimo! Anch'io li prendo sempre così i suoi film. Woody è sicuramente il mio migliore amico immaginario :D

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  6. Bell'analisi Margherita! L'ho letta con molto interesse e sono d'accordo con tutti i tuoi punti di vista, in primis la scelta della Stewart. All'inizio ero sbigottita per la scelta seguita, ho pensato "Woody è impazzito o altro?!" ma dopo aver visto il film mi sono ricreduta. Pare strano dirlo ma lei era perfetta per quel personaggio!!
    Sono tornata a leggere i post dei miei Blog preferiti ;)
    xoxo

    Giulia

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