I Love Books: 42. La mano che teneva la mia


La copertina di questo libro ha qualcosa di esteticamente accattivante ai miei occhi: il taglio di capelli, le lunghe ciglia e l'eyeliner, il vestito a pois, la posa svagata di quella donna in bianco e nero che ricorda vagamente Audrey Hepburn hanno un'aria raffinata e retrò che ha fatto colpo sul mio animo vintage e nostalgico.

Volevo capire cosa si celava dietro questa scelta fotografica ed ero curiosa di sapere se questo romanzo di Maggie O' Farrell dal titolo evocativo fosse davvero così speciale come molti blog bibliofili avevano dichiarato con entusiasmo.

Dico subito che per me la copertina è più bella del contenuto del libro.
La mano che teneva la mia (The Hand That First Held Mine, edito in Italia da Guanda e ora anche in edizione economica TEA) non è un brutto romanzo, anzi è molto scorrevole e coinvolgente, si legge tutto d'un fiato e con la giusta dose di curiosità e vivacità mentale, se ne sente la mancanza tra una pausa di lettura e l'altra, eppure mi è sembrato a tratti stupido e scontato, una lettura che, con una locuzione abusata nei mesi estivi, potrei definire "da spiaggia".

E' quel tipo di libro perfetto da leggere subito dopo una lettura impegnativa, per far riposare un po' la testa e alleggerire per un po' il proprio bagaglio culturale quando se ne avverte la pesantezza.
E' un romanzo a suo modo utile, gentile nella sua godibilità facile e veloce, amichevole nella sua "femminilità", complessivamente gradevole.
Però, come è prevedibile per letture di questo tipo, mi è saputo spesso di romanzetto rosa, di chick lit commerciale (anche se siamo ben lontani dalla frivolezza del genere I Love Shopping e affini), forse perchè le due protagoniste - collocate in due epoche e in due storie diverse che poi si ricongiungono alla fine - sono donne alle prese con situazioni letterariamente molto basic come amore-lavoro-maternità declinate nel solito modo.

A ciò va aggiunta qualche superficialità descrittiva, qualche dialogo artefatto di troppo, una prosa piuttosto anonima, un sentore di banalità e di stereotipizzazione per quel che rigurada la città di Londra in cui sono ambientate le due storie, l'inverosimiglianza di certe circostanze che rompono l'immedesimazione e risultano vagamente ridicole.

Insomma La mano che teneva la mia è il libro che fa al caso vostro se cercate una lettura facile di puro svago (anche se a dire il vero si tratta di un libro piuttosto triste e malinconico nel contenuto), un libro da portarvi in metro o da leggere negli intervalli di tempo, un romanzo da divorare durante un pomeriggio di paturnie femminili davanti ad una tazza di tè, qualcosa di facile da affiancare/posporre/preporre ad uno stress lavorativo, ad un libro di studio universitario o ad un romanzone classico.


Commenti

  1. Mi aspettavo qualcosa di più da un titolo così evocativo, almeno da quello che leggo dalla tua recensione!

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    1. pure io mi aspettavo di più! Tutto sommato però, come ho scritto nel post, non è malaccio come romanzo, direi che raggiunge il 6!

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  2. Se va bene anche per paturnie maschili, davanti ad un bicchiere di rum, me lo prendo ;)

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    1. ahahahahahahahahah, direi di no e poi le paturnie sono solo femminili ;)

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  3. sinceramente a me non è spiaciuto.
    non è che lo metterei al primo posto tra i libri della vita, ma leggerlo ha avuto il suo perché!

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