Il mio parere su Hitchcock


Hitchcock (di Sacha Gervasi, 2012) è un film che non si vede per la sua tecnica, la sua sceneggiatura, la sua fotografia o la sua autorialità registica, come si farebbe con un film di Hitchcock, ma per il semplice divertimento della scoperta e quasi del gossip su una figura ipnotica e leggendaria come quella di Sir Alfred Hitchcock. E' un po' come se ci si aggirasse furtivi dentro la casa del maestro e dietro le quinte della lavorazione di un suo film alla ricerca di quanti più aneddoti e particolarità possibili.

Con un personaggio principale così serve aggiungere poco altro al film, anzi è bene togliere per evitare la caricatura o l'operazione fanatica: Hitchcock è, già solo per la sua singolare fisicità e genialità, materiale scenico sovrabbondante e più che sufficiente.
Non si tratta di un biopic, di un'analisi approfondita e introspettiva della mente hitchcockiana, ma di una porzione singola e specifica della carriera del regista, di uno sguardo ravvicinato su un making of  molto prezioso.

Hitchcock è per l'appunto un film essenziale che, senza darsi troppe arie, si dà allo spettatore, soprattutto a quello più curioso e meno pignolo, offrendogli un piacevolissimo incontro ravvicinato col maestro e con uno dei suoi film più importanti, il sempre inquietante Psycho.

Veniamo così a sapere molte cose sulla genesi di questo capolavoro, dallo spunto iniziale che sembra non dar tregua alla mente del maestro, alle vicende produttive, finanziarie e censorie, fino ad arrivare alla costruzione della famosa scena della doccia e alla conseguente mitologia iconografica di Psycho.
Fra tutte queste curiose situazioni c'è parecchio spazio anche per l'analisi del rapporto di Hitch (così veniva chiamato dai suoi collaboratori intimi) con la moglie, la sceneggiatrice Alma Reville, un sodalizio affettivo e in parte anche lavorativo fatto di piccoli screzi, di frustazioni e gelosie più o meno taciute, di goffi gesti di tenerezza senile.
Non sapevo che dietro l'ingombrante Alfred ci fosse Alma, una donna carismatica e severa in grado di smontare la boria egocentrica del regista, l'unica in grado di turbare l'imperturbabile e distaccato maxi-damerino inglese.
Ellen Mirren è bravissima e raffinata come sempre, co-protagonista al punto giusto.

La semplicità contenutistica e registica del film è bilanciata da una straordinaria e meticolosa cura estetica, che unita alla bravura degli attori diventa mimesi perfetta: Anthony Hopkins è una copia credibilissima di Alfred Hitchcock, la sua faccia seriosa e altera, la sua postura inclinata, il modo di parlare un po' impastato, tutto riporta al vero e favorisce la più spontanea sospensione dell'incredulità.

Un po' meno corrispondenti al vero, ma comunque bellissime in versione retrò anni '60, sono Scarlett Johansson nel ruolo di Janet Leigh e Jessica Biel in quello di Vera Miles.
Appare per pochi minuti in scena, ma è incredibile anche la somiglianza di James D'Arcy con Anthony Perkins (l'attore che interpretò Norman Bates).

C'è molta ricostruzione esteriore e poca profondità analitica in Hitchcock, ma è un film che sa divertire e intrattenere molto bene, semplicemente mostrando, come fosse un'esclusiva, come è stata fatta una cosa speciale da una persona speciale. E ciò fa sentire speciali, almeno per un'ora e 38 minuti!




Commenti

  1. A me non è dispiaciuto, pubblico lunedì la recensione, la nota positiva è che ti fa venir voglia di vedere la filmografia del Maestro, infatti ho appena finito adesso di rivedere "Psycho". Sì, è sempre inquietante.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. allora passerò a leggere cosa ne pensi ;)

      Elimina
  2. massì, bello più per ciò che racconta che per come lo racconta.
    ma con quel che ha da raccontare, va più che bene!

    RispondiElimina
  3. Beh, non sarò una ricostruzione filologica e accurata ma... io mi sono divertito un sacco! D'altronde, con gente come Hopkins, la Mirren e Scarlett il risultato viene da sè... :)

    RispondiElimina
  4. idem per me, mi sono proprio divertita :D

    RispondiElimina
  5. L'ho visto in aereo mentre andavo a New York, carino, lo si vede con l'occhio guardone alla hitchcock per gustarsi il dietro le quinte di un personaggio e di un film noto! Mi ha divertito e fatto passare un po' il tempo

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

I Love Books: 150. Indignazione

Serie tv Netflix: Stranger Things 2

I Love Books: 147. Il mulino sulla Floss

Il mio parere su Blade Runner 2049

2 libri (+ 1 serie tv) per le vacanze estive

I Love Books: 145. Il racconto dell'ancella