Serie tv mon amour: 30. True Detective


Dopo la prima folgorazione in Killer Joe, l'impressionante conferma in Dallas Buyers Club e il memorabile mini-ruolo in The Wolf of Wall Street, ne ero già convinta, ma dopo aver visto la prima stagione di True Detective ho vissuto una vera e propria epifania e ho capito che la vita può sorprenderti in molteplici modi e, nella fattispecie, può farti capire ad un tratto, dopo anni di inesistenza attoriale, che Matthew McConaughey è una delle cose più preziose della nostra contemporaneità cinematografica, uno degli attori più mostruosamente sacri degli ultimi tempi e che vederlo recitare è un dono, una fortuna.

Chi l'avrebbe mai detto? Roba da matti!

Il personaggio che interpreta in questa serie, Rust Cohle è immenso, iconico, un filosofo nichilista, un saggio disfatto e lucidamente teorico, uno che quando parla pendi dalle sue labbra insieme alla sua ennesima sigaretta.
Avrei voluto appuntarmi certe scomode verità dette da Rust, certe considerazioni amare eppure verissime sull'esistenza e sull'umanità, le sue elucubrazioni pessimiste raccontate con una retorica e una gestualità quasi teatrale che ipnotizzano.
Mi sono innamorata di lui, della sua personalità tetra, della sua non convenzionale bravura nelle indagini, della sua aura maledetta, viziosa, ma allo stesso tempo sofisticata, quasi colta.

In tandem con questa creatura speciale, c'è Marty Hart/Woody Harrelson (ottimo pure lui), la sua nemesi, la sua antitesi.

Marty è il prototipo classico di detective americano, un po' un medioman, piuttosto basic; di fronte alle considerazioni esistenzialiste di Rust e alla sua vena fin troppo riflessiva, storce il naso e pretende semplicità. Lui ha la sua famiglia, la sua casa, la sua vita (apparentemente) ordinata e priva di riflessioni e autoanalisi troppo complesse.

Immaginate cosa viene fuori da questo tipo di dualismo, che tipo di situazioni può riservare una coppia lavorativa così disomogenea.
Eppure, a dispetto della diversità, dei momenti di intolleranza e mal sopportazione, delle botte, Rust e Marty sono un duetto eccezionale, sono bravissimi, coordinati, appassionati e fedeli all'unisono al loro lavoro.
In un periodo che va dal 1995 al 2012, attraverso flashback e continui andirivieni temporali, li vediamo insieme o separati, ma sempre in qualche modo connessi. Diversissimi, anche esteriormente, ma legati da qualcosa di forte.

Il confronto-scontro perenne di tipo esistenziale fra Rust e Marty sullo sfondo di una Lousiana sinistra, ma anche la loro particolarissima armonia, è il motore di True Detective, ciò che ne fa una serie così sui generis e interessante, così profonda e raffinata.

Non è tanto il caso su cui indagano i due protagonisti - peraltro molto ben costruito e inquietante - a rendere estremamente accattivante True Detective, non è l'appartenenza ad un genere ben codificato, ma è la sua natura ibrida, il suo apparire come crime story poliziesco e il suo essere invece una poesia sulla vita, la sua ripugnanza e la sua bellezza, la sua desolazione e le sue consolazioni.
True Detective ha una natura molto letteraria, è un tipo di serie tv che, a dispetto della sua facciata, punta più alla riflessione che all'azione, più al pensiero, alle parole, ai dialoghi che alle sparatorie e alle corse poliziesche al cardiopalmo.

Che avrei amato questa serie in fondo l'ho capito al primo ascolto della stupenda sigla di apertura, ma che potessi considerarla una delle cose migliori mai viste non osavo immaginarlo.

True Detective. True Love.





Commenti

  1. Innamorato perso pure io. Una delle cose più belle e pazzesche viste negli ultimi anni.

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  2. so che, a breve, lo passeranno su sky...
    non vedo l'ora di vederlo!

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    1. Buona visione! (Se ne hai la possibilità ti consiglio di vederla in lingua originale; la voce di McConaughey è seduzione pura!)

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  3. Non sottovalutiamo Harrelson però, anche lui immenso!

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    1. Infatti l'ho scritto! Fra parentesi, ma l'ho scritto! Non si può sottovalutare uno come Harrelson :)

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