Il mio parere su Il giovane favoloso


Non c'è scrittore nella storia della letteratura italiana che sia stato stereotipato e ridotto a simbolo più di Leopardi; nessuno come lui è stato semplificato e ingabbiato da generazioni di liceali divertiti e di insegnanti nozionisti dentro una grottesca dimensione di negatività, pessimismo e proverbiale malasorte.

Durante i miei anni universitari di nuove consapevolezze alla facoltà di Lettere avrei voluto urlare al mondo che oltre la gobba di Leopardi c'è di più, c'è molto di più e finalmente questa esigenza è stata appagata, questo bisogno di far capire quanto Leopardi sia stato audace e viveur ha trovato sfogo.
Tutto quello che la deformità e l'insistenza retorica sul pessimismo ha ridotto a tragicomica compassione, ne Il giovane favoloso viene finalmente rivisto, riletto sotto altri punti di vista, capito.
L'inedito Leopardi viene finalmente rivelato.

Leopardi era un nichilista, su questo non ci sono dubbi, ma le sue convinzioni morali non andavano sempre di pari passo con la sua voglia di vivere, di agire, di irrompere fragorosamente nel mondo.
Il malinconico spettatore della vita altrui e della potente ineluttabilità della Natura, lo storpio che guardava dalla finestra o dalla siepe mettendo in versi il suo malcontento esistenziale, storico e cosmico, era in realtà uno spirito ardente di libertà e altrove, un sognatore temerario in grado di attivarsi a dispetto di disagi fisici che tentavano di condannarlo all'inattività e all'immobilismo.

Quello che ho apprezzato tanto nel film di Martone è proprio questo: la celebrazione di un giovane dal talento favoloso e dallo spirito rivoluzionario, ribelle, impavido, di un genio dalle esigenze umanissime, i cui slanci non erano solo voli febbrili su taccuini, ma azioni vere e proprie, coraggiose rotture, personalissime insurrezioni.

Il giovane favoloso non è un film didascalico sul Leopardi poeta chino sui suoi scritti fino all'annullamento di sé, ma un'opera controcorrente sul giovane Giacomo, sulla sua voglia di vivere nascosta sotto coltri di malanni e disagi psicofisici, sull'elettricità dei suoi nervi, sul suo prepotente desiderio di amore e di amicizia, di viaggi e di prospettive, di volti e cieli sempre diversi.

C'è vitalismo in questo film, c'è un'inaspettata esuberanza, c'è un meraviglioso indugiare sui piccoli piaceri del quotidiano che Giacomo fa suoi con grande, commovente partecipazione.
Mentre assapora un gelato, mentre gioca con l'amata Fanny Targioni Tozzetti e l'amatissimo, indispensabile Antonio Ranieri (un Michele Riondino a mio avviso sbagliato, stonato e da recitazione in stile Rai fiction), mentre gode del sole e passeggia col suo bastone, mentre fa del sarcasmo, c'è una confortante normalità e una celebrazione cristallina del vivere: nessuna commiserazione teatrale, nessun effetto caricaturale, nessun furbastro voyeurismo. Ci si scorda della gobba e di tutte le altre anomalie genetiche, ci si scorda perfino della sua genialità e ci si perde nell'incanto di questo giovane eccezionale e della sua normale voglia di vivere, di esserci.

Anche i momenti della malinconia, delle crisi depressive, della sfiducia non sono ammantate di tetraggine e di patetica commiserazione, ma diventano in qualche modo bellezza, la bellezza profonda di chi si interroga e non vive in superficie come un animale, la bellezza poetica e terribile di chi vive con troppa sensibilità, con un sistema nervoso troppo fragile perché troppo nobile ed elevato.
La bellezza peculiare del Leopardi magnifico pensatore, ciò che lo rende un autore profondamente romantico.

La suddivisione netta del film in macro-parti è armonica con il mutare netto dell'esistenza leopardiana: prima il carcere familiare recanatese, poi la fuga a Firenze verso una vita bohémien, poi Napoli e il suo folklore euforizzante ed eccessivo, infine il mare e la villa vesuviana di Torre del Greco, l'aria salubre e odorosa di ginestra dei suoi ultimi giorni.

Certo non mancano difetti in questa opera ambiziosa, di tanto in tanto fa capolino un simbolismo di troppo, una recitazione poco raffinata (vedi, ancora, alla voce Riondino), una debolezza di taglio televisivo-commerciale. Eppure nel complesso Il giovane favoloso è un film dotato di grande grazia e rispetto, un film giusto.

Elio Germano è perfetto, la sua immedesimazione è forte, ma non eccede mai nel teatrale o nell'impostazione manieristica da film d'epoca. Il suo approccio moderno e spontaneo all'enorme ruolo che riveste, il suo non lasciarsi intimorire o sopraffare, si sposa bene alla disinvoltura contemporanea del film, alla sua carica sovversiva ma senza pose.

Così come le bellissime musiche sperimentali di Sascha Ring, che non ti aspetteresti mai in un film italiano, aggiungono un tocco elettronico moderno all'800 meno ottocentesco che si sia mai visto al cinema.
Quello di Martone non è un '800 dalla fotografia e dall'estetica filologicamente ottocentesca, l'effetto contemporaneo è forse a tratti troppo marcato, ma si sposa bene allo stile del film.

Credo non sia un caso se Elio/Giacomo nella locandina del film sia messo sottosopra: Il giovane favoloso è un film che ribalta e rinnova lo sguardo, è una versione sottosopra, e per questo umanissima, di un genio.


Commenti

  1. Non ho avuto modo di vederlo purtroppo... Non è stato molto diffuso nei cinema più alla mano :(
    Spero di averne occasione in futuro.
    Mi piace il fatto che non cada sui soliti stereotipi di chi si ferma alla prima lettura, la più semplice.

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    1. La distribuzione di questo film è stata un po' strana in effetti; puoi sperare in un cineforum tardivo o qualcosa di simile!
      Lontanissimo dagli stereotipi gobba-depressione-pessimismo-sfiga.

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  2. Purtroppo mi manca, quando lo proiettavano vicino a casa mia lavoravo sempre :/ però, nonostante mi impressioni molto vedere Germano così gobbo, me lo dovrò vedere!

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    1. Germano ingobbito è grandioso e riesce a non rendere pietoso lo stato fisico del giovane Giacomo, vedrai...

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  3. Sono del tutto d'accordo con te e lotto ogni giorno per strappare ai miei studenti un minimo cenno di comprensione del vitalismo intrinseco alla letteratura leopardiana, quindi è stata una soddisfazione scoprire questo profondo ritratto di una figura che, come hai giustamente notato, è spesso stereotipata nella grottesca analogia melancolia-depressione: Leopardi aveva un bisogno di vita e felicità che tanti alunni costretti a studiarlo non possono capire (spesso nemmeno ci provano), perché non contemplano la soddisfazione e l'amore per lo studio, la bellezza di saper usare la propria voce per creare un'arte destinata ai secoli... invece Giacomo, di questo, era perfettamente consapevole. Il film ha le sue piccole pecche, ma il Leopardi di Germano mi ha commosso al pari delle poesie dell'autore, e questo è il potere dell'arte.

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    1. Concordo! Sarai un'ottima insegnante allora :D
      La commozione che ho provato non è scaturita mai dalla pena o dalla compassione, ma dall'ammirazione e dalla bellezza della persona di Giacomo, che Germano rende con estrema dignità.

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  4. Hai ragione, concordo in tutto: Martone mostra (finalmente!) un Leopardi "rivoluzionario", che non si piange addosso ma lotta per imporre la sua visione del mondo (soprattutto politica). Film coraggioso e complesso, che merita tutto il successo che ha avuto. Anche a me ha colpito molto la colonna sonora, davvero molto molto bella!

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    1. Finalmente! Il mondo deve sapere quanto Leopardi sia stato "rivoluzionario" e appassionato :D
      Colonna sonora particolarissima e sì, davvero molto bella!

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  5. Anche io me lo sono persa, anche per colpa mia in effetti perchè al cinema lo davano ma ultimamente non riesco mai ad andarci:( Comunque avendo amato Leopardio al liceo e apprezzando Germano correrò ai ripari.

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  6. Mi son venuti i brividi... Grazie per delle interpretazioni che non mi erano sovvenute, come quest'ultima del perché della locandina con la figura capovolta.
    Hai ragione, è un film su Giacomo e non sul Leopardi di cui ti parlano spesso "male" sui banchi di scuola (anche se, forse ci vuole una certa maturazione per parlare del Leopardi in quanto Giacomo e dalla forza che fa scaturire quei versi).
    Anch'io son rimasta molto sorpresa dalle musiche e da questo taglio moderno, in modo positivo.
    Ti è piaciuto il finale, con quella notte e quello sguardo? A me sì.
    :-)

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