L'amore è potente, non c'è scampo. Se è amore giovane, quello acerbo e totalizzante dei diciassette anni, è più che potente, è la vita stessa che prende forma e impatta, è il debutto all'esserci, al sentirsi e al sentire. Prima di provare un amore giovane nessuno è davvero vissuto. L'amore di Elio e Oliver è un detonazione di vita, un concentrato di sconsideratezza ormonale, squilibrio psicofisico, overdose di sensi e di baci, abbandono all'estasi senza il triste contegno di chi sa che non potrà durare. Una cosa che pulsa e palpita forte. Il loro è un carpe diem di estiva pienezza, un darsi e dare senza pensare a ciò che si perderà, a ciò che ne uscirà rotto. C'è qualcosa di violento e sensuale nel loro inesorabile catturarsi, c'è il nuovo che aspetta di essere inaugurato e c'è il già noto che ha bisogno di essere rinnovato. C'è l'età della fragilità e della libertà totale di essere fragili e c'è l'età un po' più consa...
Non ho una grande passione per il cinema di Tornatore e questa frase è un eufemismo per dire educatamente che il cinema di Tornatore mi infastidisce e mi dà sui nervi. Tutta quella strabordante retorica mitologica sulla Sicilia (che è anche la mia regione e che non riconosco quasi mai nei suoi film), quella megalomania esasperata e indigesta, quella ricerca a tratti patetica di emozioni corali e poco naturali, quelle scelte stilistiche alla Luchino Visconti ma senza l'eleganza di Luchino Visconti, quell'aura sacra e acritica che c'è in Italia e nella mia regione in particolare attorno all'uscita di ogni suo film, insomma tutto ciò non mi piace affatto. Ma, - e qui c'è un moto di personale sorpresa - , il suo ultimo film La migliore offerta , non solo mi è piaciuto ma mi è piaciuto notevolmente e se continuo a pensarci a distanza di giorni è perchè mi ha fatto innamorare di sè e della sua conturbante stranezza. Avevo intuito che non fosse un film pienamente ...
Dopo aver affrontato l'ermetismo e la poca immediatezza de L'idiota , ho sentito il bisogno psicofisico di un po' di freschezza e di conforto e ho optato per un'opera di Jane Austen . Di questa Signora della Letteratura avevo letto solo Orgoglio e pregiudizio e Emma , ma tanto è bastato a farmi amare il suo garbo nello scrivere e quell'ironia, quella furbizia e quella capacità di sondare l'umanità e le sue mille peculiarità caratteriali con piglio leggiadro e mai appesantito, con toni sfiziosi e acuti. Basta poco per capire che leggere Jane Austen non è una scelta come un'altra, che l' austenismo è uno stato mentale, un modo di sentire e di volersi sentire, di volersi bene e di donarsi delle piacevoli sensazioni; ha a che fare con qualcosa di simile alla felicità domestica, al tepore natalizio, all'ordine e alla serenità del pensiero. E' un tipo di lettura calmante perché bucolica, ma anche eccitante perché mondana e intessuta di stra...
A me Tarantino non è mai piaciuto tanto, l'ho sempre trovato tamarro nelle sue scelte stilistiche estreme e nei suoi tripudi di violenza e sfracelli corporei, nelle sue pistolettate brutalmente facili e nel suo preoccupante compiacimento verso il sangue e le interiora umane. Ho gusti un po' più sobri e puliti al cinema, ma c'è una cosa che ho imparato ad apprezzare di recente nei film di Tarantino , soprattutto a partire da Kill Bill e poi sempre di più con Bastardi senza gloria : la loro capacità beffarda di farti divertire. Per divertimento intendo l'esatto opposto di noia, di piattezza, di quiete cerebrale, il sentirsi vivi ed essere scossi da moti di euforia mentre si sta seduti in sala, il ritrovarsi fomentati ed eccitati per ciò che si sta guardando, l'empatizzare fino ad essere violenti, volgari, vendicativi, bastardi, fino a provare soddisfazione per quelle scariche pazzesche e rumorosissime di proiettili. Si diventa un po' tamarri guardando Taran...
Non sono mai stata una grande fan della mimica e della gestualità afona del cinema muto; va bene il bianco e nero, ma al cinema ho sempre voluto sentire oltre che vedere; infatti non ho mai amato particolarmente Charlie Chaplin e il genere slapstick . Ricordo ancora, mentre preparavo l'esame di Storia e critica del cinema, di aver provato un senso di sollievo durante la lettura del paragrafo dedicato al 1927 , anno in cui venne introdotto per la prima volta il sonoro con il film The Jazz Singer : finalmente gli attori parlavano invece di fare pantomime enfatiche e grottesche davanti la cinepresa! Insomma diciamolo, il cinema muto è pieno di fascino e grazia ma è un cinema essenzialmente "difettoso", mancante di qualcosa di assolutamente fondamentale alla sua piena espressione e godibilità. Ora mi chiedo, perché ritornare alle origini se non per far sfoggio di raffinata cinefilia e nostalgico snobismo? Perché Michel Hazanavicius ha sentito il bisogno di privar...
Non ho mai letto la trilogia di Stieg Larsson né visto la versione cinematografica svedese per cui il mio approccio a questo film è stato assolutamente vergine e privo di termini di paragone. Mi ha spinto a vederlo il semplice fatto che a girarlo sia stato David Fincher perché ad un film di David Fincher non dico mai di no, mi piace il modo in cui questo regista mi inquieta e mi rende cupa eppure mi esalta al tempo stesso. Dunque... Mi sono innamorata al primo sguardo del personaggio di Lisbeth Salander , e di Rooney Mara che la interpreta in modo magistrale. Da tempo non vedevo al cinema una figura di donna così outsider, coraggiosa e timidamente feroce, una cazzuta insomma . Certe sequenze che la vedono protagonista sono pura epica del riscatto del sesso debole , meravigliosa liberazione dai canoni classici femminili e godurioso trionfo di violenza verso esseri maschili abietti e schifosi. Dio, ho amato questa donna alla follia mentre torturava e tatuava il suo stupratore, ...
Commenti
Posta un commento