La semplicità può farsi sontuosa nelle mani di un esteta come Todd Haynes ( Lontano dal paradiso è un pezzo fondamentale del mio cuore cinefilo), può sublimarsi e far luccicare anche il dettaglio minore, può caricare di tensione emotiva anche gli atti più comuni come bere una tazza di tè, percorrere delle strade in automobile, fare un acquisto. La bellezza è OVUNQUE in Carol , e non può lasciare indifferenti. Di pari passo al bello, c'è anche la forza dell'evocare senza strepitare, del creare suggestioni fatte di minimalismo, di discrezione. In punta di piedi, ma con risultati di prepotente coinvolgimento. Uno scambio di sguardi può caricarsi di una potenza espressiva da far tremare e forse Carol (tratto dal romanzo omonimo del 1952 di Patricia Highsmith ) è il film più carico di sguardi potenti che io abbia mai visto, di quel tipo di comunicazione visiva forte che trasporta messaggi destabilizzanti. Mi sono sentita anch'io parte di qu...
L'amore è potente, non c'è scampo. Se è amore giovane, quello acerbo e totalizzante dei diciassette anni, è più che potente, è la vita stessa che prende forma e impatta, è il debutto all'esserci, al sentirsi e al sentire. Prima di provare un amore giovane nessuno è davvero vissuto. L'amore di Elio e Oliver è un detonazione di vita, un concentrato di sconsideratezza ormonale, squilibrio psicofisico, overdose di sensi e di baci, abbandono all'estasi senza il triste contegno di chi sa che non potrà durare. Una cosa che pulsa e palpita forte. Il loro è un carpe diem di estiva pienezza, un darsi e dare senza pensare a ciò che si perderà, a ciò che ne uscirà rotto. C'è qualcosa di violento e sensuale nel loro inesorabile catturarsi, c'è il nuovo che aspetta di essere inaugurato e c'è il già noto che ha bisogno di essere rinnovato. C'è l'età della fragilità e della libertà totale di essere fragili e c'è l'età un po' più consa...
Anne with an E è ufficialmente una delle mie serie tv preferite di tutti i tempi . Vi spiego perché. Il primo libro che da bambina ho letto in autonomia, con consapevolezza e sincero piacere, è stato Anna dai capelli rossi ( Anne of Green Gables ). Il mio primo amore verso il contenuto e verso il libro come oggetto. Lucy Maud Montgomery mi ha avviato a una vita da lettrice forte e io mi portavo dietro le sue parole in copertina rigida Mursia dovunque andassi, felice di aver scoperto una porzione di paradiso col solo ausilio della mia alfabetizzazione da scuola elementare. Debito di riconoscenza a vita verso Lucy . Netflix avrebbe potuto rovinare un mio meraviglioso pezzo di memoria letteraria e invece ne ha fatto qualcosa di speciale, una serie di qualità elevata, con un modo di fare attuale e indipendente e una cura narrativa, un conforto letterario da romanzo ottocentesco. Moderno e pienamente romanzesco, un piccolo miracolo che fa innamorare e gioire. La sceneggiatu...
Non sono mai stata una grande fan della mimica e della gestualità afona del cinema muto; va bene il bianco e nero, ma al cinema ho sempre voluto sentire oltre che vedere; infatti non ho mai amato particolarmente Charlie Chaplin e il genere slapstick . Ricordo ancora, mentre preparavo l'esame di Storia e critica del cinema, di aver provato un senso di sollievo durante la lettura del paragrafo dedicato al 1927 , anno in cui venne introdotto per la prima volta il sonoro con il film The Jazz Singer : finalmente gli attori parlavano invece di fare pantomime enfatiche e grottesche davanti la cinepresa! Insomma diciamolo, il cinema muto è pieno di fascino e grazia ma è un cinema essenzialmente "difettoso", mancante di qualcosa di assolutamente fondamentale alla sua piena espressione e godibilità. Ora mi chiedo, perché ritornare alle origini se non per far sfoggio di raffinata cinefilia e nostalgico snobismo? Perché Michel Hazanavicius ha sentito il bisogno di privar...
Il dittatore dello stato libero di Bananas ( Bananas , di Woody Allen , 1971) è il film più esotico di Woody Allen , quello dal clima più caldo e guerrigliero, uno dei meno cittadini e borghesi; una versione di Woody insolita ma divertentissima, con picchi di geniale comicità che hanno fatto storia. Allen nel ruolo dell'anarchico che si improvvisa tale è un esilarante disastro, non ha minimamente il physique du role e proprio in virtù di questo paradosso risulta straordinariamente comico e pacchiano, un'inarrestabile macchinetta della risata. Il protagonista, Fielding Mellish , è il tipico sfigatello imbranato alla Allen, fa il collaudatore di strani macchinari aziendali e si innamora di una fervente attivista ( Louise Lasser , moglie e musa del primo Woody Allen ) che lo lascia per motivi che nemmeno lei sa (epica la scena in cui lo molla tentando di dare una spiegazione "logica" alla sua decisione!). Dopo la cocente delusione amorosa, Fielding si ritroverà...
Poco dopo aver finito il romanzo , la mia solita curiosità per le trasposizioni cinematografiche e per la classica dialettica cinema vs letteratura, mi ha portato a voler vedere il film omonimo con Anne Hathaway e Jim Sturgess. So che sono due forme d'arte imparagonabili e autonome ma consentitemi di scrivere due battute di immediato e irresistibile confronto. Dunque, il film, diretto da Lone Scherfig (regista nota soprattutto per l'adorabile An Education ) e sceneggiato dallo stesso Nicholls , è abbastanza somigliante al suo papà cartaceo, ne riprende la struttura "annuale" e lo stile en passant , ma il risultato finale è un po' più superficialotto e scheletrico. Il romanzo ha già una rapidità e un'istantaneità sua innata, con il suo dire e non dire, il suo narrarci un solo giorno all'anno per venti anni della vita dei protagonisti e nasconderci gli altri 364 giorni; nonostante questo però si tratta di una storia completa e profonda, in cui ogni 1...
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