L'amore è potente, non c'è scampo. Se è amore giovane, quello acerbo e totalizzante dei diciassette anni, è più che potente, è la vita stessa che prende forma e impatta, è il debutto all'esserci, al sentirsi e al sentire. Prima di provare un amore giovane nessuno è davvero vissuto. L'amore di Elio e Oliver è un detonazione di vita, un concentrato di sconsideratezza ormonale, squilibrio psicofisico, overdose di sensi e di baci, abbandono all'estasi senza il triste contegno di chi sa che non potrà durare. Una cosa che pulsa e palpita forte. Il loro è un carpe diem di estiva pienezza, un darsi e dare senza pensare a ciò che si perderà, a ciò che ne uscirà rotto. C'è qualcosa di violento e sensuale nel loro inesorabile catturarsi, c'è il nuovo che aspetta di essere inaugurato e c'è il già noto che ha bisogno di essere rinnovato. C'è l'età della fragilità e della libertà totale di essere fragili e c'è l'età un po' più consa...
Boh, che dire di Moonrise Kingdom (di Wes Anderson , 2012), non ho capito se mi è piaciuto o meno, mi ha affascinato esteticamente ed infastidito umanamente, l'ho trovato bellissimo e vuotissimo, estremamente indie nello stile e indigente nello spessore. Tutto giocoso, colorato tipo cartonato, fortemente iconico e ironico dentro questo film, tutta la riconoscibile e divertente hipsteria di Wes Anderson , quella che mi ha fatto amare i suoi precedenti film, ma questa bella confezione retrò e fiabesca, se provo a sfondarla con l'immaginazione, mi sembra non abbia nulla dentro o al massimo un animo striminzito e scialbo. In sostanza - non mi odiate per questo- mi è sembrato un film superficiale, o meglio scioccherello. Mi sono sforzata di leggerci un significato più profondo e colto, ho cercato di associare la fuga dei due ragazzini alla sublime fuga musicale dell'overture senza ricavarne un senso di soddisfazione e sentendomi anzi un po' scema e priva degli strume...
Il volto in ralenti pallido, ingrigito, depresso di Kirsten Dunst ad apertura di film, così iconico e inquietante, così solenne e struggente, è entrato prepotentemente a far parte del mio personale repertorio di fermo immagine dalla potenza indimenticabile, ha superato perfino il volto conturbante e malinconico della stessa Dunst ne Il giardino delle vergini suicide che tanto mi aveva scosso e impressionato. Credo che in questo film l'attrice abbia raggiunto punte estreme di presenza scenica e forza visiva ed abbia reso in modo spaventosamente reale e credibile il concetto di malinconia, di depressione, di disgusto per la fragilità dell'esistenza, di rassegnazione. Ho pianto guardando il dolore di quel viso e ho pensato tutto il tempo guardando il film: "Che mostruosa meraviglia". Si, perché Melancholia , non è un film in senso stretto, ma un mostro meraviglioso, uno spietato dipinto di abisso e morte, una poesia straziante sulla piccolezza della nostra vita, e r...
Non riesco a trovare le parole adatte per dire quanto questo film non mi sia piaciuto, quanto l'abbia trovato snervante, egocentrico, barocco, quanto la sua sovrabbondanza di stile e artificio registico mi abbia nauseato. Non varrebbe nemmeno la pena parlarne, ma dato che si tratta di Chan-wook Park che con quel capolavoro pulp di vendetta, passione e tragedia greca che è Oldboy mi aveva conquistata, due considerazioni voglio farle. Di base il regista sudcoreano ha una cifra stilistica sontuosa, di quelle che con certi punti di vista e movimenti di macchina ti fulminano e ti influenzano la salivazione, ha la tendenza ad estremizzare la bellezza di ciò che inquadra fino a renderla patinata e patetica. In Oldboy questa esasperata estetizzazione c'era, ma dava al contenuto violento del film un senso di solennità tragica, di nobilissimi pathos e thanatos, rendeva il manga orientale elegante dramma classico e non toglieva nulla all'azione. Nel caso di Stoker , suo p...
Di solito Austenland è uno dei posti letterari migliori in cui trovare rifugio dalle tensioni e dai magoni. D'estate poi è anche una forma mentale di riparo termico; sarà tutta quella campagna inglese che termina quasi sempre con il suffisso -shire, il suo dispensare natura verde e piogge improvvise, il modo in cui Jane la descrive tuffandovi dentro i suoi personaggi, fatto sta che tutto ciò mi calma e mi dà refrigerio. Stavolta però qualcosa è andato storto, non so se nella mia percezione del testo o nel modo in cui Jane l'ha scritto; non ci siamo capite, non ci siamo piaciute affatto. Dei sei romanzi maggiori della scrittrice mi resta da leggere solo L'abbazia di Northanger , ma al momento posso dire che Persuasione , che è il suo ultimo romanzo (pubblicato postumo), è decisamente il peggiore. L'ho trovato così noioso e così poco austeniano da sentirmi scoraggiata fin dalle prime pagine, quelle in cui di solito Jane riesce a creare un'atmosfera e ad agga...
Questa serie non mi convince, parte da un'idea originale ma non la sa sfruttare bene, della serie "è intelligente ma non si applica". Mi ha deluso. Il punto di partenza sono le fiabe classiche, quelle che tutti conosciamo, da Biancaneve a Cappucetto Rosso , da Pinocchio a La bella addormentata , solo che vengono destrutturate, combinate e in parte attualizzate dando vita ad un ibrido fantasy-reale molto curioso e interessante, almeno negli intenti. I personaggi protagonisti sono normalissimi e contemporanei, vivono in una paesino chiamato Storybrooke nel Maine e conducono le loro vite un po' tristi e imbambolate. L'unico che sembra rendersi conto che qualcosa non va e che c'è come un sonno incosapevole in queste persone è un bambino, Henry , il quale sostiene che la città è sotto un incantesimo malefico e che ogni persona corrisponde ad un personaggio di una fiaba; la maestra, per esempio, è Biancaneve, il sindaco, nonchè madre adottiva di Henry , è la r...
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