L'amore è potente, non c'è scampo. Se è amore giovane, quello acerbo e totalizzante dei diciassette anni, è più che potente, è la vita stessa che prende forma e impatta, è il debutto all'esserci, al sentirsi e al sentire. Prima di provare un amore giovane nessuno è davvero vissuto. L'amore di Elio e Oliver è un detonazione di vita, un concentrato di sconsideratezza ormonale, squilibrio psicofisico, overdose di sensi e di baci, abbandono all'estasi senza il triste contegno di chi sa che non potrà durare. Una cosa che pulsa e palpita forte. Il loro è un carpe diem di estiva pienezza, un darsi e dare senza pensare a ciò che si perderà, a ciò che ne uscirà rotto. C'è qualcosa di violento e sensuale nel loro inesorabile catturarsi, c'è il nuovo che aspetta di essere inaugurato e c'è il già noto che ha bisogno di essere rinnovato. C'è l'età della fragilità e della libertà totale di essere fragili e c'è l'età un po' più consa...
Intellettualismo molto chic che a volte sembra sterile snobismo, a volte geniale brillantezza e sorprendente preparazione culturale, a volte tribuna politica radicale, a volte pura posa anticonformista. Mary McCarthy ancora una volta mi è parsa così: affascinante intellettuale e fredda calcolatrice, teorica dell'indipendenza femminile e della liberazione psicofisica dai dettami morali della sua epoca e snob senza ritegno, creatura sofisticata bravissima nella scrittura ma a tratti vanitosa, sprezzante, perfino spietata. Me ne ero accorta leggendo Il gruppo , e con Gli uomini della sua vita questa sensazione ambivalente si è riconfermata, facendomi oscillare tra la totale venerazione verso questa scrittrice dai tratti rivoluzionari e il fastidio verso i suoi modi alteri, tra l'empatia e l'antipatia. Alcuni racconti de Gli uomini della sua vita li ho trovati grandiosi, miracolosamente attuali (i miei preferiti sono L'uomo con la camicia Brooks Brothers , R...
Le storie di sogni impossibili e sognatori ostinatissimi mi mettono sempre un po' a disagio; mi ritrovo davanti alla narrazione di queste mirabolanti improbabili imprese e mi sento cinica, arresa al posto loro, diffidente verso ogni pretesa di supereroismo che non sia fumettistico, verso ogni forma di retorica esasperatamente ottimistica. Persino di fronte alla riuscita del'impresa mi viene da storcere il naso. Una storia come quella di Philippe Petit che il 7 agosto del 1974 fa quattro passi fra le nuvole o per meglio dire una camminata lunga quasi un'ora su un cavo sospeso tra le Twin Towers newyorkesi, ha in sé questo tipo di rischio (almeno per me) e può urtare la sensibilità di chi vive con i piedi saldati a terra. E anche chi soffre di vertigini. Soprattutto se la visione del film avviene in 3D. E qui interviene Robert Zemeckis a riequilibrare le cose e a riportare un grande sogno, un'impresa pazzesca, all'interno di una dimensione umanissima e imp...
(So bene che questo post sarà molto impopolare e che verrò odiata per il suo contenuto, ma il mio è solo un UMILE PARERE, per cui non scrivetemi messaggi anonimi minatori in cui mi dite che non capisco nulla e non ho magia , piuttosto parliamone e confrontiamoci selvaggiamente civilmente...). Il fatto è che Re della terra selvaggia ( Beasts of the Southern Wild , di Benh Zeitlin , 2012) che tutti stanno osannando parlandone in toni miracolosi, e che ha vinto o sta per vincere mille premi, io l'ho odiato, l'ho trovato brutto e fastidioso, una versione ancora più sgradevole del già sgradevole Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze . Parafrasando Joe Bastianich di Masterchef di fronte ad un piatto alternativo ma disgustoso, "questo film è un pezzo di merda"! C'è questa bambina, Hushpuppy ( Quvenzhané Wallis , piccola attrice prodigiosa degna di un Oscar, questo sì), che vive allo stato brado con il padre e altri rozzi soggetti in questo postacc...
Chi ha paura di vedere questo film (come ce l'avevo io!) perché teme l'effetto-Spielberg super mega hollywoodiano, altisonante, patetico ed emotivamente retorico, può andare al cinema tranquillo perché Lincoln è il film meno spielberghiano che io ricordi. Si tratta, per lo meno per quel che ho percepito io, di un film di taglio molto teatrale in cui a farla da padrona è la parola, la dialettica, l' ars oratoria . Una scelta insolita per uno come Spielberg che ha sempre privilegiato l'azione e il dinamismo epico nei suoi filmoni, gli spazi sconfinati, le corse sfrenate con commento sonoro liberatorio e vincente, i movimenti di macchina panoramici e grandiosi. Lincoln invece è un film chiuso tra sedie, caminetti, fumo e penombra, ed è come un raffinato club di discussioni, racconti, confronti verbali ricchi di senso e sensazioni; è un film che va ascoltato più che essere visto, perché ogni singola parola è ricercata, levigata, caricata di valore e dedicata all...
Vi dicevo dell'affare fatto qualche tempo fa con un'offerta lampo Kindle e della presenza della S onata a Kreutzer di Tolstoj nell'invitante pacchetto scontato. Anche in questo caso siamo in presenza di un romanzo brevissimo, che si può facilmente leggere in una manciata di ore, ma che non lascia scampo né quiete al lettore. Fa quasi paura perché è spietato, affilatissimo, lucidamente teorico rispetto alla tematica dell'amore coniugale e di tutti i suoi universali corollari. In certi punti S onata a Kreutzer sembra più un trattato sulle convinzioni del Tolstoj post-conversione che un romanzo vero e proprio, ha una vocazione espositiva fortissima più che narrativa, ha la perentorietà di una tesi e della sua fervidissima dimostrazione. Un piccolo libro di distruzione sistematica e di negazione dell'amore, ecco cos'è Sonata a Kreutzer . Leggerlo con una consapevolezza biografica su Tolstoj credo sia fondamentale alla sua comprensione, a capire co...
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